Il giorno sbagliato: una storia di quotidiana follia

Il giorno sbagliato: una storia di quotidiana follia
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L’uscita del thriller di Derrick Borte, Il Giorno sbagliato, ha coinciso con la riapertura dei cinema negli Stati Uniti, nell’estate 2020. Nel nostro paese è arrivato nell’ottobre dello stesso anno riscuotendo un discreto successo.

Il film è ambientato perlopiù in strada ed è caratterizzato da numerosi colpi di scena e tensione crescente.

Il Giorno sbagliato ci insegna che qualunque persona ci troviamo davanti, può aver avuto una brutta giornata. Chiunque può rivelarsi un potenziale squilibrato e reagire in modo esagerato ad una nostra azione.

Rachel (Caren Pistorius) è una madre single che deve accompagnare suo figlio Kyle (Gabriel Bateman) a scuola e, come tutti i giorni, è in ritardo.

La donna è palesemente sotto pressione, sia perché è l’ennesimo ritardo che suo figlio le rimprovera, sia perché farà di nuovo tardi a lavoro.

A peggiorare il quadro ci si mette anche l’ormai-ex marito, che la chiama per disdire un appuntamento che aveva preso col figlio. Una cosa che, tra l’altro, capiamo essere abbastanza frequente.

Rachel è sempre più nervosa. Inoltre le strade di New Orleans sono sempre trafficate e i due si trovano ben presto imbottigliati nel traffico.

La donna riesce ad uscire dall’ingorgo ma poco dopo, è costretta a fermarsi di nuovo. Ad un incrocio si trova dietro ad un pick-up nero, che nonostante il segnale verde del semaforo, non accenna a muoversi.

La donna, spazientita, si mette a suonare il clacson, più e più volte.

Rachel non sa che all’interno del veicolo c’è Tom Cooper (Russell Crowe), un automobilista arrabbiato e deluso dalla vita, che, come si può vedere dalle prime sequenze del film, ha già compiuto una strage.

All’incrocio successivo l’uomo sconosciuto si affianca alla sua auto e le chiede scusa per essere rimasto fermo. Rachel non gli presta molta attenzione, finché l’uomo pretende che il suo gesto venga ricambiato: anche lei si deve scusare per il clacson.  

Kyle esorta la madre a scusarsi, un gesto semplice che non richiede impegno, ma Rachel mantiene un atteggiamento ostile e riparte.

Ma non prima di sentire le minacce dell’uomo, che le promette di insegnarle cosa significa vivere un giorno sbagliato.

Inizia così, un inseguimento al cardiopalma che vede lo sconosciuto inseguire Rachel e Kyle in preda ad un ardente desiderio di vendetta. L’uomo riuscirà anche a rubarle il telefono, così da avere accesso a tutta la sua vita. Amici, parenti, datore di lavoro e persino l’avvocato divorzista, diventano tutti potenziali vittime da sacrificare o pedine con le quali ricattare la povera Rachel.

Questo per dimostrare quanto i nostri cellulari dicano di noi e delle nostre vite.  

E quanto un singolo e insignificante gesto, quello di suonare il clacson appunto, possa scatenare un’irreversibile catena di eventi, con conseguenze disastrose.

Ogni giorno siamo sottoposti ad una pressione così forte, che è difficile non impazzire.

Il Giorno sbagliato mette in scena la frenesia tipica dei giorni nostri, dovuta alla continua mancanza di tempo che caratterizza le nostre giornate. Ventiquattro ore dentro le quali dobbiamo riuscire ad incastrare tutti i nostri impegni, sia di lavoro sia personali.

Durante i titoli iniziali, la pellicola mostra una serie di video reali di automobilisti arrabbiati, che si insultano a vicenda e provocano volutamente degli incidenti. Scene che si verificano, pressoché ogni giorno, in tutte le città degli Stati Uniti e del mondo.

Negli Stati Uniti è conosciuta come la road rage, la rabbia che affligge ogni automobilista. Si tratta di un sentimento che ha radici profonde e che è motivato da questioni che vanno al di là di semplici divergenze tra sconosciuti.

L’automobilista furioso fa paura, perché è un prodotto della nostra società. La sua figura è ambigua, perché può essere chiunque di noi.

Perché, in fondo, la sua rabbia è la stessa che, quando ci hanno suonato il clacson in maniera ripetuta o quando ci hanno puntato gli abbaglianti per farci spostare nell’altra corsia.

È la rabbia derivante dalla maleducazione, dall’indifferenza, dall’egoismo e dalla cattiveria altrui.

Sebbene il personaggio interpretato da Russell Crowe sia senza alcun dubbio negativo, alla fine del film capiamo che questa storia ci ha insegnato qualcosa: sulla strada di ritorno, Rachel viene sorpresa da un’auto che le taglia la strada, ma stavolta non suonerà il clacson.

Ha imparato la lezione.

In conclusione, Il Giorno sbagliato riesce a tenere incollato lo spettatore con la suspense e la voglia che trasmette di rimanere fino alla fine.

Eppure l’intenzione del film di criticare il nostro stile di vita frenetico non convince appieno: infatti, la riflessione sulla nostra società si ferma solo alla superficie. Ciò che convince invece, è la grande interpretazione di Russell Crowe, che pare essere in forma smagliante ( in riferimento alla sua performance attoriale e non alla sua forma fisica).

Insomma, forse le premesse sul film erano un po’ troppo ambiziose (era atteso come uno dei grandi titoli in uscita dopo la riapertura delle sale la scorsa estate), ma nonostante i difetti, si presenta come uno slasher d’intrattenimento, di tutto rispetto.

A cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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