Manifestando per la Palestina

Manifestando per la Palestina
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In questi giorni in molte città Europee e non, si incontrano gruppi di manifestanti che chiedono a gran voce “Basta bombe sui palestinesi”. Soprattutto dopo le ultime notizie giunte, appare evidente quanto la situazione palestinese abbia raggiunto livelli disumani abnormi.

Non è più il momento di girare la testa dall’altra parte, non è più il momento di ignorare il problema, non è più il momento di fingere che tutto vada bene. In periodo pandemico se noi ci lamentiamo dei colori delle regioni c’è chi non ha la libertà di esprimere dissenso in nessun modo.

Se da una parte vi è un popolo stanco, affamato, distrutto, in lutto, emarginato e privo di strumenti per difendersi, dall’altro c’è chi ha tutta la potenza bellica per annientare, come formiche sul cestino da picnic, una popolazione intera. Non è più in atto una guerra, questo è un genocidio senza mezzi termini. In quel “Palestina libera”, “Palestina Rossa” urlato dai manifestanti davanti all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” si è percepita l’urgenza di voler essere quella voce da troppo tempo zittita.

Ricordo ancora quando anni fa incontrai la mamma di Arrigoni, ricordo la forza di quel dolore, la brutalità delle immagini mostrate e l’amore negli occhi chi ha perduto un figlio e ancora non sa cosa sia successo realmente. Questo incontro è avvenuto un decennio fa. La guerra in Palestina è come il reattore di Chernobyl, attivo e pronto a distruggere tutto quello che si mette sulla sua strada.

Possibili soluzioni

Cosa può fare l’Italia? Sicuramente smettere di vendere armi, come dovrebbero farlo gli USA e l’Europa in genere; supportare chi ha realmente bisogno di aiuto, non girare lo sguardo altrove. Aiutare chi vive quotidianamente con in sottofondo il rumore dei bombardamenti, i villaggi saccheggiati, chi viene rapito o urlare a grande voce “NO” allo sfratto degli abitanti del quartiere di Sheik Jarrah a Gerusalemme.

Immaginate di essere sul divano, il vostro vicino sfonda la porta della vostra casa che voi o i vostri genitori hanno comprato con tanti sacrifici. Immaginate di venire cacciati da quella casa, perseguitati e, se parlate o vi opponete, di finire in prigione.

Ora immaginate un reparto ostetrico. Donne che, nonostante tutto, stanno dando alla luce bambini che fanno parte della nuova generazione. Sono la speranza. La speranza però viene massacrata.

Volete ancora stare zitti? Io no. Nel mio piccolo mi sono fermata in piazza ad ascoltare cosa avevano da dire, ho fotografato l’evento. Voglio raccontarvi una piccola parte del dolore letto sui volti di chi era presente lì a manifestare per quelli che non sono o non vogliono scappare dalla loro casa.

A cura di
Iolanda Pompilio

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