Due estranei: il corto premiato agli Oscar

Due estranei: il corto premiato agli Oscar
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Immaginate di svegliarvi una mattina. Siete in un bell’appartamento di New York, uno di quelli proprio “da film”. Accanto a voi una ragazza bellissima, appena conosciuta, con la quale avete passato la notte. Due chiacchere di cortesia, la promessa di rivedervi. L’unica cosa che conta adesso, però, è ritornare a casa dal proprio cane, che ha passato la notte da solo e ha bisogno di voi.

Ma a casa non ci ritornerete mai, non abbraccerete mai più il vostro cane, non potrete più prendervi cura di lui. Il motivo? E chi lo sa. O meglio, lo sanno tutti, ma resta incomprensibile.

Perché a questa storia basta aggiungere un solo particolare, e chiunque stia leggendo capirà al volo il reale motivo per il quale un ragazzo si venga a trovare nell’impossibilità di tornare tranquillamente a casa. Questo ragazzo ha la pelle nera.

Due estranei è un cortometraggio potente nella sua semplicità. Scritto nel 2020 e distribuito da Netflix nella primavera del 2021, ha saputo imporsi sia per la concisione che, allo stesso tempo, per la forza del suo messaggio.

Un loop brutale

Carter è un ragazzo di colore (interpretato dal rapper Joey Bada$$) che si ritrova imprigionato in un loop temporale nel quale si risveglia ogni mattina nel letto di Perri, la ragazza con la quale ha trascorso la notte.

Nel tentativo di ritornare a casa, Carter incappa ogni volta nell’agente Merk, della polizia di New York, appostato davanti al portone d’ingresso del palazzo. Ad ogni tentativo di Carter, l’agente troverà una scusa per perpetrare violenza su di lui, ed infine ucciderlo.

La struttura ciclica del corto riesce a trasmettere perfettamente allo spettatore lo stato d’animo di Carter, sempre più terrorizzato ogni volta che si risveglia dopo essere stato ucciso da Merk.

L’espediente narrativo del loop temporale è perfetto per far sentire il protagonista un topo in gabbia, imprigionato in una situazione senza via di fuga. Inutile dire che siamo di fronte ad una gigantesca metafora, che descrive alla perfezione la paura e lo stato d’animo dei neri americani.

Nessuna via di scampo

Carter prova in ogni modo a scampare dalla furia cieca di Merk nei suoi confronti. Addirittura, nel corso del suo 100esimo tentativo di ritornare a casa, ingaggia con il poliziotto un dialogo a tratti anche profondo, grazie al quale sembra che la situazione possa finalmente risolversi.

Alla fine, però, nemmeno il dialogo, utilizzato come ultimo ed estremo tentativo, riuscirà a distogliere l’agente dal suo obiettivo. Veniamo infatti a scoprire che Merk, così come Carter, è rinchiuso in un loop temporale dove il suo unico scopo è uccidere il ragazzo.

Il messaggio che gli sceneggiatori Travon Free (che è anche regista) e Martin Desmond Roe vogliono lanciare è volutamente estremizzato e si basa una visione antropologica negativa dell’intero problema razziale.

Non esiste riconciliazione, non vi è comprensione, non c’è una cura per l’odio profondo che il poliziotto prova per Carter. Non ci sono alternative ad un rapporto guardie/ladri, ad una gerarchia oppressore/oppresso fondata sull’odio razziale.

Say their names

Il corto contiene molti riferimenti a fatti realmente accaduti. La prima morte di Carter avviene per soffocamento durante l’arresto, rievocando in questo modo le morti di Eric Garner e George Floyd. Viene ricordata anche Breonna Taylor, quando il protagonista viene ucciso dopo un’irruzione casalinga della polizia.

Non solo, alla fine del film, viene trasmessa una lista di nomi (facenti parte dell’ormai celebre “Say their names“) di persone di colore uccise dalla polizia senza un reale motivo.

Due estranei è il grido di dolore di una comunità impaurita, snervata, ma allo stesso tempo combattiva e tenace, che nonostante tutto rifiuta di piegarsi (e l’ultima frase pronunciata da Carter va esattamente in questa direzione).

Il corto è stato premiato con la statuetta nell’edizione 2021 dei Premi Oscar, ed ha avuto grande risonanza negli Stati Uniti. Questo genere di argomenti continua infatti ad essere fortemente presente negli USA all’interno del dibattito giornaliero.

La presenza (e l’ottima prova attoriale) di Joey Bada$$, nonché le partecipazioni dei giocatori NBA Kevin Durant e Mike Conley nelle vesti di produttori esecutivi, hanno sicuramente aiutato a far crescere l’interesse verso il film.

Vale la pena di spendere mezz’oretta a guardare un prodotto impegnato, ma allo stesso tempo leggero quanto basta da non risultare pesante. Vale la pena provare a capire di più quella che è una delle più grandi piaghe sociali della nostra epoca: la cieca paura dell’altro.

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Simone Stefanini

Simone Stefanini

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