Rino Gaetano: “E io ci sto” DiscOttanta

Rino Gaetano: “E io ci sto” DiscOttanta
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Inverno 1980: Rino Gaetano viveva ancora lo scotto del precedente album Resta vile maschio dove vai, che non aveva soddisfatto nessuno. Una grande delusione per la casa discografica Rca che aveva puntato su di lui, dopo il successo sanremese del 1978 con la canzone Gianna. Inoltre Rino non se la sentiva di soddisfare le aspettative di tutti, non era a suo agio è andò seriamente in crisi.

E io ci sto

Rino reagisce, raccoglie le sue forze e riunisce una formazione tutta italiana (a differenze dei turnisti stranieri del disco precedente) registrando un disco dove riprende fortemente la sua identità, il suo modo di vedere il mondo, la sua voglia di lottare e di essere sé stesso. Prende vita così: E io ci sto, registrato nell’estate del 1980, prodotto e arrangiato da Giovanni Tommaso, bassista dei New Perigeo.

Copertina album
Le canzoni dell’album

L’attacco del disco non da adito a dubbi, E io ci sto parte con le chitarre elettriche, un’attitudine rock quasi inedita per Rino. Il testo è una sorta di riflessione un po’ amara sul mondo e la constatazione di essere soli a combattere una guerra per rimanere vivi. Dalla presa di coscienza nasce però l’accettazione e la volontà di andare avanti costi quel che costi sottolineato dal finale affidato alla sezione fiati.

Ti ti ti

Il secondo brano è un’altra chiara dichiarazione: Ti ti ti è un amaro sfogo personale, anche qui la constatazione della solitudine e della rabbia di subire situazioni difficili da gestire. La disillusione della politica e l’ipocrisia dei suoi esponenti più in vista, una dichiarazione di estrema sincerità, dote che ha sempre contraddistinto Rino Gaetano che qui non fa sconti.

Non è più il giullare ironico, qui si mostra nudo, in tutta la sua fragilità, come un uomo qualunque. Un assolo di chitarra elettrica finale a fare da contrappunto a una delle canzone più intense del disco.

Ping Pong

Col successivo Ping Pong Rino torna un po’ al suo stile: descrivere gli usi e costumi italiani con un ritornello leggero e apparentemente disincantato, anche lo stile è sempre rock ma aperto a soluzione più leggere.

Molti hanno paragonato questo disco col primo Ingresso libero del 1975, dove Rino con le sue canzoni presentava situazioni ma anche personaggi dalla personalità molto definita. In Michele o’ pazzo è pazzo davvero, Rino aveva preso spunto da un personaggio soprannominato Giggi er fenomeno. Il cosiddetto matto del paese, il personaggio strambo che però regala palloncini ai bambini e crede in un mondo più giusto e più vero. Qui il trend musicale è raffinato con aperture dalle tinte jazz.

Metà Africa e Metà Europa

Metà Africa e Metà Europa è invece la storia di due continenti debilitati da secoli di lotte di classe e guerre coloniali, la rivalutazione di popoli che sperano in un domani migliore. Vorremmo quasi azzardare la profezia di Rino riguardo alle migrazioni e al diritto dell’uomo di cercare nuove prospettive di crescita e di vita.

La dissacrazione dei benestanti benedetti dal pubblico e dai rotocalchi dell’epoca è invece il tema di Jet Set. Rino prende di mira l’ambiente mondano e inconsistente frequentato da gente come Gil Cagnè, Elsa Martinelli e Marina Lante.

Un amico Sombrero

Il brano successivo, Sombrero, risente un po’ della passione di Rino per il Sud America, in particolare il Messico, dove aveva registrato il disco precedente e aveva assimilato la cultura, gli odori e la passionalità di quei luoghi. Qui viene ritratto un personaggio amigo del pueblo, amigo de Dio che ruba al ricco per dare al povero, ma viene ucciso in un agguato.

La cosa che sorprende è il facile accostamento con sé stesso, con quella autenticità che lo ha sempre caratterizzato. Il rapporto con gli altri è diretto e semplice, e riascoltandolo commuove quasi, quando canta: anche se lui non c’è più ha lasciato al paese un po’ del suo cuore.

Il disco si chiude con due brani in uno: La donna mia e Scusa Mary: il primo è praticamente l’abbozzo di una strofa, mentre il secondo è un brano intriso di nostalgia. Un’analisi degli episodi che hanno caratterizzato la nostra storia. Tutti elementi che fanno da sfondo a un amore lontano, forse più ingenuo, ma innocente, come eravamo un po’ tutti noi, ignari di un futuro che non potevamo prevedere.

Questo disco sarà il canto del cigno di Rino Gaetano. Dopo un disco live registrato con Cocciante e New Perigeo, perse la vita in un incidente avvenuto il 2 giugno 1981 in via Nomentana a Roma.

Rino rimane un artista unico, da riscoprire per la sua fine genialità, per la sua ironia intelligente e per la sua capacità di raccontare, attraverso le canzoni, uno spirito autentico che a distanza di tanti anni riesce ancora a coinvolgerci. Come ha dichiarato Antonello Venditti, suo grande amico, aldilà delle sue canzoni ci si riesce ad identificare nella sua musica perché aveva la nostra stessa idea della vita.

a cura di
Beppe Ardito

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Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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