Avarello e l’Indigestione del non detto

Avarello e l’Indigestione del non detto
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Siamo quasi alla fine di settembre quando mi piomba sotto gli occhi la copertina di Avarello: la scritta Indigestione in verde su un mare in tempesta.

Poi scopro l’origine siciliana di questo giovane cantautore, e già mi sono affezionata, perché avevo un sentore di nostalgia. E avevo proprio visto giusto.

Perché Avarello nella sua prima uscita per Revubs dischi, nonostante il tono mesto e nostalgico, si presenta al mondo dell’indie in tutta la sua bravura cantautorale. È una canzone che ti si insinua dentro al cuore, e pure nella mente, per riprendere le sue parole.

Il principio dell’autodistruzione

La musica è semplice, genuina, non pretenziosa, così come si potrebbe presentare la scrittura e la naturalezza con cui il cantautore siciliano comunica. Eppure, per poter costruire questo castello di sabbia in cui si nascondono i sentimenti di un animo gentile, bisogna essere pronti all’eventualità e necessità di essere ad un certo punto inghiottiti dalla marea e dalle onde. Solo così infatti, ci suggerisce Avarello, è possibile risorgere dalle proprie ceneri, per tornare ad essere, come prima o meglio di prima, questo sta a noi.

Bicarbonato e limone per un’indigestione di parole?

No, grazie. Indigestione ci insegna che non sempre è necessario un palliativo per sentirci meno appesantiti. Il detto meglio fuori che dentro calza a pennello: quello che ne è uscito da tutto questo gonfiore cardiaco sono un leggero flusso di non detti che hanno deciso di esplodere per fare spazio, un domani, chi sa, a una pace interiore o magari al pensiero di un nuovo amore.

a cura di
Ilaria Rapa

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3 pensieri su “Avarello e l’Indigestione del non detto

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