Verso Santarcangelo Festival l’intervista a Daniela Nicolò

Verso Santarcangelo Festival l’intervista a Daniela Nicolò
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“Volevamo spettacoli che mettessero il dito nella piaga” (Daniela Nicolò)

Santarcangelo Festival non si ferma, anzi: rilancia, con un evento diviso in tre atti. Il primo si svolgerà dal 15 al 19 luglio 2020, per poi proseguire con il secondo, in inverno, e concludersi a luglio 2021.

Abbiamo intervistato Daniela Nicolò che, insieme a Enrico Casagrande, dà vita alla direzione artistica firmata Motus della più longeva manifestazione italiana dedicata alle arti della scena contemporanea. Questa cinquantesima edizione di Santarcangelo Festival porta il nome di Futuro Fantastico, da un racconto di Isaac Asimov, e mai come ora sembra voler aprire orizzonti e guardare lontano.

Daniela, che festival dobbiamo aspettarci quest’anno?

Quello che vedrete è lontano da festival che avevamo preparato, perché c’erano molti progetti internazionali e un grosso focus sull’America Latina. Tutti, speriamo, posticipati al prossimo anno.

Però c’era già un progetto speciale, chiamato Marea: un’occupazione di tutti i luoghi aperti di Santarcangelo, con una fruizione molto fluida e libera del pubblico, ed eventi gratuiti. Avevamo già un’idea di lavorare in questa dimensione quindi un po’ ci ha facilitati quando ci siamo trovati a rifare il festival di quest’anno.

Per i motivi legati al Covid abbiamo deciso di spostarci unicamente negli spazi aperti, anche se la fruizione non è quella che avevamo immaginato, perché gli spazi vanno recintati, contingentati, ed è tutto molto complesso.

Siamo però riusciti a sviluppare buona parte del programma che avevamo con gli artisti. Lavoreremo su diversi spazi, in particolare in uno molto grande e molto bello, che tutti noi conoscevamo come Imbosco, che adesso abbiamo rinominato NelloSpazio, dove ci saranno tre stage.

Uno di questi sarà dedicato ai lavori più grandi, con una platea di 200 persone. Qui presenteremo L’Abisso di Davide Enia, che era già previsto nella precedente versione del festival perché, anche se ha girato e ha ricevuto premi, ci interessava questo suo sguardo sulla questione dei migranti. Per me è un tema molto importante, tanto è vero che ci sarà anche una raccolta di fondi per Mediterranea Saving Humans, al centro del festival.

Poi, sempre nel palco grande, ci sarà anche il lavoro di ZimmerFrei, Family Affair, che ci sembrava ad hoc per questa situazione, perché svolge una ricerca quasi documentaria su sette famiglie del territorio. È un lavoro che sto già facendo qui a Santarcangelo da circa un mese, ho individuato nuclei familiari anche nomadi: c’è una casa famiglia di siriani, oltre ad alcune famiglie di Santarcangelo.

Dal momento che Family Affair indaga le regole della convivenza, dopo il periodo di lockdown ci sembrava interessante. E poi, sempre su questo grande palco, doneremo al festival ancora una replica di MDLSX, per la prima volta all’aperto.

Alcuni spettacoli si svolgeranno alla luce del tramonto, come quelli di Paola Bianchi e Benjamin Khan, e anche qui il tema del corpo, degli stereotipi e del razzismo permane. All’interno del piccolo palco, adiacente al bosco, anche questo molto bello, ci sarà invece il nuovo lavoro di Giorgina Pi, che tocca il tema dell’identità.

In piazza Ganganelli si svolgeranno le quattro lezioni di Virgilio Sieni sul corpo politico e la cura della distanza, un lavoro che lui ha fatto per il festival dove saranno coinvolte persone di tutte le età. Poi ci saranno alcuni spettacoli nella piazza del Campanone, Piazza Galassi. Anche qui un lavoro nuovo, realizzato da Ateliersi con la cantante Francesca Pizzo, La Mappa del Cuore di Lea Melandri, e poi Alessandro Berti, con un lavoro che ha già debuttato, Black Dick, ma che ci è sembrato importante portare a Santarcangelo.

Ci sarà poi un’area, pensata come se fosse un festival nel festival, dedicata a Mirko Bertuccioli dei Camillas, che vedrà protagoniste le etichette indipendenti italiane, quelle più danneggiate dopo questo periodo. E poi, altra novità ancora, è la rassegna cinematografica. Ci saranno molti esperimenti, anche azzardati, che gli artisti hanno accolto con grande felicità. Ad esempio, quello di Zapruder, ANUBI III. Sarà una sorta di drive-in dove si arriverà in automobile e motocicletta in un grande parcheggio e lì avverrà una performance.

Qui il programma completo dell’evento.

Enrico Casagrande e Daniela Nicolò
Realizzare un festival quest’anno è un gesto importante, soprattutto di fronte alla crisi dello spettacolo dal vivo. Avete mai pensato ad una sua versione digitale?

No, non l’abbiamo mai pensato. Avevamo ipotizzato di posticiparlo, magari più avanti, in autunno, ma non sarebbe poi stato possibile per via di altri eventi che si svolgeranno a Santarcangelo in quel periodo. Non abbiamo mai pensato di farlo digitale però, perché la forza di Santarcangelo Festival, svolgendosi in un piccolo paese, sta proprio nell’incontro tra i corpi.

Alcuni lavori si sono riadattati in base agli spazi, ma ancora prima che uscisse il Decreto tra di noi dicevamo che sicuramente qualcosa, questa estate, all’aperto si sarebbe potuta fare.

Poi lentamente sono arrivate le regole, anche se c’è una grande confusione. Questo è l’aspetto che ci sta mettendo più in difficoltà, per via dell’accesso del pubblico. Sono regole molto schizofreniche perché viene trattato lo spazio aperto come se fosse uno spazio chiuso, mentre così non è. Nel frattempo però hanno riaperto i teatri, e infatti useremo anche una sala chiusa, il Lavatoio, che ancora è in ristrutturazione, per un lavoro che prevede uno spettatore alla volta. Si tratta del progetto de El Conde de Torrefiel che, non potendo venire, hanno pensato di mandare un concept da realizzare a distanza.

Il digitale verrà comunque toccato, perché tutti i giorni dalle quattro alle sei di pomeriggio, ci sarà un appuntamento con persone presenti e altre, dall’estero, collegate. Coinvolgeremo artisti che non potranno essere presenti, ma con cui eravamo in dialogo, che racconteranno un po’ la loro esperienza.

Sono incontri tematici, dal primo sulla situazione dei teatri e dei festival in Italia in tempo di pandemia – ed è quello più politico, fino ad arrivare ad un importantissimo incontro con Il Campo Innocente, che si intitola “Come stiamo?” e indagherà sugli artisti e le artiste in questo momento, sulle contraddizioni del sistema, sui compromessi. E’ una sorta di manuale, anche per tutelarsi.

Poi anche con Giovanni Boccia si affronterà il tema del digitale. Per noi sono però degli affondi, delle ricerche, ma non è il formato che abbiamo scelto.

Il programma degli eventi è ovviamente cambiato, anche in funzione delle vicende degli ultimi mesi. Penso in particolare alle proteste del movimento Black Lives Matter, molto vicine alle tematiche di spettacoli come L’Abisso di Davide Enia o Black Dick di Alessandro Berti. Il linguaggio artistico è quindi una forma di sensibilizzazione che sopravvive. Anzi: resiste. Cosa può fare, secondo te, pragmaticamente, il teatro per la società?

Bella domanda. Io voglio credere che il teatro possa essere politico e possa agire. Chiaramente non cambia le leggi, ma può agire sulle coscienze delle persone, può agire invitandole a interrogarsi, a porsi dei dubbi e, magari, a cambiare opinione su una questione che davano per scontata. E questo è già tantissimo.

Il teatro parte dagli individui e lavora grazie alla magia che si crea quando guardi una performance, quando questa ha un contenuto forte. A me, da spettatrice, è successo. Ci sono spettacoli che mi hanno profondamente colpita. Come anche è successo a molti con i nostri spettacoli (con i Motus, ndr), che hanno lasciato un segno e hanno fatto capire degli aspetti nuovi.

Oltre a questo è difficile andare. Poi ci sono le pratiche, come stanno facendo Il Campo Innocente o Mediterranea, che stanno agendo e noi abbiamo deciso di sostenerli come festival.

Il teatro deve accendere le coscienze. Santarcangelo Festival è così tanto sentito perché si fa teatro in mezzo alla gente. Non per farla divertire, perché non è divertimento, ma per farla pensare. Noi abbiamo tenuto a presentare degli spettacoli che mettessero il dito nella piaga.

Questa esperienza che ci ha colpiti, molti dicono, segna un nuovo inizio. Posto che sia davvero così, tu cosa ti auguri per l’anno zero del teatro?

Io assolutamente me lo auguro. Non abbiamo deciso di fare questo festival perché tutto continui come prima.

Questa situazione è anche un momento di sospensione, perché per il momento gli algoritmi che richiedono numeri e numeri sono allentati. C’è un margine di libertà maggiore e di sperimentazione maggiore, quindi vorremmo usare il primo incontro “Nel corso del tempo – Festival in tempi pandemici” per provare ad andare oltre quello che abbiamo sempre vissuto, perché non è che il sistema che avevamo prima funzionasse poi così bene.

Questo è un momento di stallo, di paura e di incertezza ma al tempo stesso voglio credere che nelle persone si sia acceso un pizzico di solidarietà in più, come negli artisti, e quindi si possa immaginare che sia davvero un nuovo inizio questo Futuro Fantastico che noi abbiamo citato ironicamente. Mi auguro che sia un invito a non rinunciare ad avere dei sogni, a vedere al di là di quello che abbiamo sempre visto e pensare che sia possibile cambiarlo.

a cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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