Pascal: briciole di ricordi racchiusi nel suo ultimo singolo “Sala giochi”

Pascal: briciole di ricordi racchiusi nel suo ultimo singolo “Sala giochi”
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David Lopardo in arte Pascal è un giovane cantautore nato con la musica nel sangue. Con il suo ultimo singolo Sala giochi uscito ad aprile per Labella Dischi, Pascal ci prende per mano e ci racconta una storia instabile, dove le mani si cercano ma non riescono a tenersi. Ci parla del tempo che inesorabilmente scorre, della fugacità di un attimo che ben presto si trasforma nel ricordo di quanto vissuto. Le sonorità trasmettono nostalgia e abbandono, infatti il testo è intimo e profondo, a tratti surreale.

La scrittura rappresenta per lui una sorta di terapia ed è proprio attraverso i suoi testi che riesce ad esternare tutto ciò che prova.
In anteprima per noi c’è una versione acustica del suo ultimo singolo, ma prima scopriamo insieme qualcosa in più sul suo percorso attraverso questa intervista.

Ciao Pascal! Il tuo è un nome d’arte. A chi ti sei ispirato? Per quale motivo? Presentati ai nostri lettori!

Ciao! Nella vita di tutti i giorni sono uno studente, appassionato di musica e arte, in tutte le sue forme. Come avete scritto giustamente il mio è un nome d’arte. Devo ammettere che è stato molto difficile trovarne uno, soprattutto perché volevo qualcosa che non rimandasse al mio nome vero in modo da rendere autonomo l’alter-ego musicale. Alla fine ho scelto Pascal, ispirandomi a “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello. Mi ritrovo molto in quel personaggio, soprattutto nel suo essere spettatore e visitatore del mondo che lo circonda.

Hai 19 anni ma già un ampio percorso alle spalle. Cosa ti spinge a scrivere? Cosa ti ha fatto avvicinare alla musica?

Ho iniziato a scrivere intorno ai 14/15 anni, spinto dalla voglia di raccontare quello che mi succedeva. Prima di quell’età ero già comunque molto vicino al mondo musicale; una realtà che ho sempre sentito mia, grazie alla passione di mio padre per la chitarra. Anche adesso quello che mi spinge a scrivere e comporre è la necessità di esternare sentimenti e pensieri che in altro modo non sarei in grado di far uscire, come una sorta di psicoanalisi.

“Sala giochi” è il tuo nuovo brano, molto nostalgico e intimo. Cosa vuole dirci?

Sala Giochi” è nata di getto, cosa abbastanza rara per me, a maggio del 2019. Con questo brano ho provato a comunicare e a trasmettere la sensazione di fuga del tempo che provavo in quel momento. Parla anche di un percorso affettivo, in cui si prova a tenersi le mani e però si è ancora troppo deboli per farlo. La parte migliore delle canzoni poi è che ogni persona è libera di dare ad esse il proprio significato personale. Credo che anche in questo caso chi la ascolta possa associare le immagini che preferisce al testo, in modo da renderlo proprio.

GUARDA IL VIDEO IN ANTEPRIMA DI “SALA GIOCHI” IN VERSIONE ACUSTICA

Questo lungo periodo di stop ha permesso a tutti di riflettere in modo più approfondito sulle proprie scelte, sui propri sogni e sulle proprie aspirazioni. Pensi che ora ci sia un mondo diverso là fuori?

Penso che ci sia un mondo diverso in piccola parte sfortunatamente. Di sicuro per un breve periodo apprezzeremo di più la quotidianità e le passioni che abbiamo dovuto abbandonare. Il primo concerto a cui potrò assistere sarà il più bello che avrò visto senza dubbio. Purtroppo però la memoria umana è estremamente corta e si tende spesso a dimenticare ciò che succede ed il rischio è quello di tornare alla stessa superficialità che ci accomunava prima di questo momento. Parlando personalmente comunque, posso dire che questo stop ha rafforzato in me la convinzione di voler proseguire su questo percorso, visto che la cosa che mi manca di più ancora adesso è suonare e condividere il tutto con le altre persone.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Tra 10 anni mi vedo, e mi auguro, impegnato il più possibile nel mondo musicale. Spero di avere ancora idee per scrivere canzoni e di non averle esaurite prima. Mi vedo cresciuto a livello tecnico, ma soprattutto umano. Mi immagino idealmente durante un tour nei posti che ho sempre vissuto da spettatore, con un po’ più di sicurezza quando sono sul palco. In conclusione, spero di trovarmi con la stessa voglia di ora nel continuare questa strada.

a cura di
Ilaria Iannuzzi

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