Si scrive Moma e si legge unconventional rock

Si scrive Moma e si legge unconventional rock
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Si scrive Moma, si legge unconventional rock. Il progetto musicale dei MoMa (Marcello Valenti – Voce, Maurizio Morsiani – Chitarre, Alessandro Bozza – Basso, Andrea Rossi – Batteria) prende vita a Faenza nel 2011.

A partire dalle sonorità britanniche dei Beatles e dei The Smiths, i Moma si lasciano ben presto ispirare anche dal sound più folk, progressive e punk proprio delle grandi band che hanno segnato le decadi musicali dagli anni ‘60 ai ‘90 – Radiohead, Stone Roses, U2 tra gli altri, dando così vita ad un mix dei diversi background di ogni componente del gruppo.

Hanno da poco pubblicato Broken Dream: il brano è dedicato a quei momenti della vita in cui un sogno si spezza, si infrange e sembra non ci sia modo di continuare a vivere se non rimanendo in uno stato ripiegato e nostalgico. La copertina è un concept di Alain Cancilleri che con le sue immagini aiuta a creare l’universo del gruppo.

Si scrive Moma, si legge unconventional rock. Chi siete e cosa volete trasmettere con la vostra musica?

Siamo un gruppo di 4 persone con caratteri, competenze e qualità piuttosto differenti che sono accomunate dal desiderio di scrivere pezzi propri, di fare musica e di esibirsi live. La nostra forza penso che sia il fatto che ognuno di noi porta al progetto delle qualità originali che insieme fanno un bel mix dalla composizione musicale ricercata alla grafica innovativa, dalla teatralità alla ricerca di nuovi linguaggi tecnologici.  Ci definiamo “Unconventional” perché spesso ci spostiamo tra generi e seppure fondamentalmente “rock” non ci piacciono molto i confini netti o l’essere incasellati in una categoria. Con la nostra musica cerchiamo di trasmettere “noi”, quello che stiamo vivendo, quello che sentiamo: sia le trasformazioni interiori che percepiamo e sia quelle sociali in cui, volenti o nolenti, siamo coinvolti.

Quando vi siete incontrati e quindi quando avete deciso di formare un gruppo?

Ci sono stati step successivi, diciamo comunque che l’incontro a quattro che ha fatto partire la band (fino a quel momento più nelle intenzioni che nella realtà), è avvenuto nell’Autunno del 2011.

Chitarrista e batterista sono amici sino dall’adolescenza, il cantante ha stretta amicizia con loro in tempi successivi e subito dopo si è aggiunto il bassista. Ricordo gli ascolti delle prime composizioni registrate su mini-apparecchi da sala conferenze e le facce durante gli ascolti tra il perplesso e l’entusiasta. Sentivamo però che un treno era partito!  

Broken Dream è il vostro nuovo singolo, che storia raccontate in questo brano?

“Broken Dream” è una canzone che racconta di un momento di scoraggiamento per l’impossibilità di raggiungere un sogno verso il quale era confluita tanta aspettativa ed energia emotiva. E’ una canzone un po’ malinconica, ma nel finale si percepisce la volontà di ricostruire sui frammenti del sogno infranto un nuovo percorso, un nuovo orizzonte.  

Il brano è impreziosito anche dalla seconda voce di Sara Calamelli, come è nata la vostra collaborazione?

Sara è una giovanissima cantante, ha grandi potenzialità; pensate che sta finendo la prima media! Ha vinto due anni fa lo Zecchino d’oro. L’ho sentita cantare anche in alcuni eventi del quartiere di Faenza (dove vivo) e nella chiesa dei Cappuccini di Faenza. Soprattutto durante una festa, l’ho sentita cantare un brano rock in inglese e mi ha colpito per come riusciva a trasmettere intensità e profondità, ha un timbro forte e dolce nello stesso tempo. Quando dovevamo incidere i cori del nuovo album ho pensato che sarebbe stato bello farla cantare e così è arrivata negli studi di Imola (Excantine)!

La vostra musica è sempre ambientata in sfondi fantastici che hanno quasi il sapore dell’onirico, macome nasce una vostra canzone?

La nascita può essere legata ad un momento di improvvisa ispirazione che con una chitarra in mano dà origine ad una linea melodica musicale e vocale oppure ad un lavoro più “costruito” in cui si cerca su una sequenza di accordi di chitarra, anche piuttosto complessi, di inserire le linee melodiche.  Questa in estrema sintesi la “nascita” di un brano; comunque dalla nascita all’”età adulta” ci sono altri passaggi in mezzo che soprattutto con le canzoni del nuovo album sono diventati particolarmente corposi e importanti.

Di solito una volta “nata” la linea melodica del brano si suona insieme in sala prove in assetto classico (batteria, basso, chitarra e voce), quindi si scrive il testo definitivo (che inizialmente è solo abbozzato). Nella fase finale si lavora su effetti ed altri suoni (tastiere, archi, seconde voci etc). In quest’ultimo periodo è entrato di slancio anche il sintetizzatore nella fase di realizzazione e sta dando un sapore elettronico alle nuove composizioni.

Avete mai pensato di scrivere un brano in italiano?

È un po’ il tormentone che ogni tanto torna; ad essere sincero non ci giurerei, ma tra di noi si è detto che nel prossimo lavoro un tentativo lo faremo. Non è una posa o un clichè l’uso dell’inglese da parte nostra. Ci è venuto naturale, il chitarrista Maurizio riesce ad esprimere, scrivendo in inglese, cose in modo più elegante e poetico che in italiano. Per quanto mi riguarda nelle serate con la chitarra tra amici ero sempre “selezionato” per i brani stranieri, non riuscivo a portare a termine nulla di De Gregori o Ligabue, ma se c’erano da suonare gli Oasis, i Doors o i Radiohead entravo in scena e spesso si creava l’atmosfera perfetta.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso da voi?

Per adesso vorremmo vedere come “camminano” questi nuovi brani che stiamo cominciando a far uscire da “casa”; è stato un lavoro lungo e piuttosto impegnativo.  Ci piacerebbe molto anche poterli suonare dal vivo, ma la situazione che stiamo vivendo lo rende difficile. Speriamo a breve di ripartire “live”. La circolazione via social delle canzoni è stimolante, ma da sola alla lunga penso possa diventare claustrofobica.

Nel frattempo stiamo lavorando con l’illustratore Alain Cancilleri alle “copertine” delle canzoni di cui Broken Dream è il primo esempio; ma ne seguiranno altre! La collaborazione con lui durante il tempo del “lockdown” è stata un bel regalo. Presto dovremmo girare il video ufficiale di uno dei brani dell’album, le riprese erano previste per Marzo/Aprile….ma va beh. Nel frattempo abbiamo “girato” un bell’album fotografico sulle dune di Lido di Classe grazie a Michela Verrillo che con la macchina fotografica ha tirato fuori i lati migliori della nostra band!

a cura di
Giulia Perna

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