“Humanize”, il nuovo testamento di Appino

“Humanize”, il nuovo testamento di Appino
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Il frontman degli Zen Circus torna a mettersi in gioco a otto anni di distanza dall’ultimo progetto solista. Un concept album ambizioso, 14 brani e 9 skit di interviste in un’indagine antropologica sull’umanità

Il nuovo album di Andrea Appino “Humanize” è un progetto multimediale complesso, 72 minuti di musica, 14 canzoni a cui si alternano 9 skit (codificati come hmnz). In questi intervalli il cantante cede il posto ai soggetti stessi della raccolta: gli umani, in particolare le persone “comuni”, come nei Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini in cui intervistava gli italiani su argomenti disparati. 

L’idea nasce otto anni fa con l’intento di realizzare un documentario insieme al sound designer Davide Barbafiera. Otto anni trascorsi a girare l’Italia tra carceri, RSA, bar, ospedali, intervistando quante più persone possibili di fasce d’età, genere ed estrazione sociale differente. Da queste interazioni sono però nati nuovi stimoli per la scrittura e quindi nuove canzoni, così da trasformare il progetto in un concept album in cui il pensiero di Appino si alterna alle voci della gente senza soluzione di continuità, una sorta di podcast corale senza domande esplicite, senza ospiti d’onore.

Il titolo nasce dal nome di una funzione di alcuni software musicali che permette di aggiungere imprecisioni per avvicinarsi all’esperienza di ascolto reale, di umanizzarla, appunto. Da qui nasce una riflessione sulle imperfezioni dell’umanità, così piena di sfaccettature, così reale.

Fonte: Pagina Facebook Appino
Tra rock ed elettronica

Dopo il primo skit, l’album si apre con le contraddizioni e la decadenza “Del nostro avvenire” e “Metti questa al mio funerale”, che riportano agli archi e alle melodie del primo album “Testamento”.

“È solo una bomba” tocca corde scoperte, in tempi di guerre che si susseguono e si scordano velocemente, per poi lasciare spazio al lato più tenero in “Carnevale” e colpire dritto allo stomaco con “La fine di un ragazzo”, un dialogo sulla malattia senza compassione, senza consolazione. 

“Non la voglio la tua compassione
che mi dica ricorda dove devo stare 
un malato no non è migliore
solo in bilico”

All’improvviso, dopo il “comizio d’umanità” sulla società anonima, arriva la rabbia sprezzante di “Enduro”, un brano à la “Gente di merda”, ma a tutti gli effetti trap(pino).

Aggressività che ritroviamo anche nel rock dirompente di “Età della pietra”, ma è l’Appino più intimista e cantautorale a essere predominante, in brani come “Genio della lampada”, “Quando mi guardi” e “Creatura”, ma anche nell’intermezzo di archi che precede “Il mondo perfetto”. Quest’ultimo, così come Enduro, presenta una base fortemente elettronica, che apre l’ascolto potenziale anche a un pubblico diverso da quello degli Zen Circus.

Il percorso alla scoperta dell’umanità si chiude con una lunga riflessione sulla mortalità, la perdita degli altri e la paura di distaccarsi dai propri cari in “Ora”. 

Che cosa sono gli esseri umani?

Appino sceglie per il suo terzo album di giocare fuori dalle regole di mercato, pubblicando un album che richiede un ascolto attento e immersivo dall’inizio alla fine, come un documentario. I brani estrapolati dall’album non funzionano da soli quanto ascoltati nel complesso, tanto a livello di tematiche quanto musicalmente, spaziando tra il rock, il cantautorato e, sorprendentemente, l’elettronica. 

Sicuramente non un album di facile ascolto, forse troppo appesantito dalla lunghezza e dall’intensità delle storie per essere assorbito e apprezzato nella sua interezza, ma proprio per questo coraggioso. Un album che spinge a un ascolto diverso dal solito in un mondo in cui la fruizione di contenuti è veloce e superficiale. Il nuovo testamento collettivo di Appino sull’umanità.

a cura di
Chiara Serri

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Chiara Serri

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