“Indaco” il nuovo fumetto di Quasirosso

“Indaco” il nuovo fumetto di Quasirosso
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Il libro delle domande senza risposta: la quarta opera scritta e disegnata da Giovanni Esposito, in arte Quasirosso.

Stai passeggiando tra gli scaffali di una libreria, sei nella sezione fumetti e graphic novel, quella alle spalle della colonna di dieci centimetri lasciata alla poesia, con un piede rivolto ai manga e l’altro ai coloratissimi libri per bambini. In quella striscia di terra che le librerie dedicano al racconto tramite immagini, tra le nuove uscite, troverai di certo alcuni fumetti italiani editi di recente. Tantissima scelta in questo autunno: Gipi, Rincione, Giulio Mosca, Fumettibrutti e Quasirosso
Nel caso in cui la tua arbitraria e libera scelta ti facesse trovare tra le mani una copertina ricca di piante di basilico, con una strada a campo largo e un piccolo camioncino al centro, allora sappi che starai per incontrare Dio. 

INDACO, il nuovo fumetto di Quasirosso.

Un fumetto all’anno per due anni di seguito sono un ottimo presupposto per una tradizione. Parlo dell’operato di Quasirosso, all’anagrafe Giovanni Esposito.

Giò è un giovane e talentuosissimo fumettista italiano, caratterizzato da una mano particolarmente brillante e da una capacità comunicativa fortissima. Ad un anno dalla sua ultima pubblicazione Seitu, esce Indaco edito da Feltrinelli Comics: il suo quarto libro scritto e disegnato. Indaco è una parola bellissima, in effetti, nonché l’unica risposta che questo fumetto ci regala. 

Ci lancia però moltissime domande, molteplici spunti di riflessione e apre, con leggerezza, la porta a tante sfaccettature e caratteristiche umane. 

Meno è più: lo stile.

Se conoscete l’autore di questo libro, sicuramente saprete quanto Quasirosso sia bravo a disegnare. É oggettivamente talentuoso, non solo ha uno stile definito e puntuale, ma ha anche una capacità narrativa potente e dalle sue tavole traspare il godimento con cui le crea.

In Seitu, il suo fumetto precedente, questo estro è prepotentemente presente, le tavole sono ricchissime, i dettagli pieni e i segni calcolati al millimetro. Quando lo lessi, un anno fa, lo feci in due volte: prima ho letto la storia, poi l’ho riletto solo attraverso le immagini, semplicemente per assaporare la bellezza di uno stile che però lascia un po’ meno spazio alla narrazione.

Indaco ha qualcosa di diverso. A qualche giorno dalla pubblicazione del libro Giò ha postato sul suo instagram una box domande legata al libro in uscita e, tra le tante, gli è stato chiesto di parlare dello stile. Questo perché Indaco è graficamente più “semplice”. Tinte piatte, palette pastello, pochi segni e una composizione meno complessa. Un’atmosfera più surreale e ironica del solito, ma anche più leggera. A detta sua, non era necessario raccontare in ogni tavola quanto fosse cazzuto nel disegno, ma l’urgenza era quella di lasciare spazio ai personaggi, alla storia. Ed è effettivamente così.

C’è stata un’asciugatura stilistica che ha lasciato uno spazio. Questa dimensione la occupa la storia. 

Di cosa parla quindi questo libro? 

Il fumetto abita un mondo ipotetico in cui gli uffici reclami servono effettivamente ad ottenere risposte, in cui Dio è creatore, rettore e amministratore del mondo. Umberto, Mara, Alex e Robin, Marco e Cosma sono sconosciuti, e si incontrano in una sala d’attesa. L’unico comune denominatore tra loro è la domanda.

Il gruppo è eterogeneo: un anziano bestemmiatore che ha perso la facoltà di nominare il nome di Dio invano, una bambina stanca di non ricevere risposte dagli adulti, una coppia afflitta da notti tormentate, un giovane scarabocchiatore professionista – sorprendentemente autobiografico- e una donna nuda vestita di un dolore nascosto.
I sei si troveranno ad usufruire di un servizio navetta che li porterà ad incontrare Dio, in un luogo segreto in cui i testimoni di Geova non possono trovarlo. 


Questo libro è una storia di storie, di fili intrecciati che si aggrovigliano sul limite dell’assurdo, che lo superano e senza farsi troppe domande e ritornano nella dimensione della normalità. 

Raccontare Dio, chiedersi perché e non darsi risposte

Tra i tanti che hanno parlato laicamente di Dio mi viene in mente Fabrizio De Andrè, che quando pubblicò La Buona Novella – un album immenso tutto concentrato sulla figura di Cristo – scelse di raccontare il divino tramite un approccio scomodo e riflessivo.

Dio è difficile da raccontare, è difficile anche solo parlarne. È come camminare sul crinale di una montagna, rischiando di cadere da un lato piuttosto che dall’altro. Immagino che questo pericolo sia sempre abitato dal giudizio: parli di Dio? Ben attento a come ti muovi. 

Giò è riuscito ad affrontare, all’interno di un intero libro, la scomoda questione senza cadere dalla montagna. L’unico assunto indiscutibile è che Dio esista. Ma questo non pone nessun interrogativo, è un libro. Un’opera, tra l’altro, in cui i cani sono segretari e i minivan sono guidati da strane entità senza corpo. Che Dio esista, in Indaco, è sicuramente questione di poco conto. Più importante nella grammatica del racconto, è capire la relazione tra Dio e l’uomo. Ma forse, ancora di più, è comprendere quanto sia la vita stessa la vera protagonista di questo rapporto.

Cerchiamo costantemente risposte a domande di tutti i tipi, ce le poniamo tra di noi: al lavoro, al bar, in chiesa o su Google e siamo ossessionati dai perché. A volte, l’unica risposta che possiamo ricevere è perché si, come impara la piccola Mara, e altre volte la risposta abita solo altre domande.

Non è Dio, è la vita. É la complessità che ci da sapore, è porsi sempre con atteggiamento indagatore. Indaco ci racconta come sia la vita degli altri ad arricchirci. Le cose che ci accadono intorno, le domande altrui, le risposte veloci, l’osservare con occhi comprensivi il dolore degli altri, imparare da esso, ascoltare. 

Ascoltare gli altri, per imparare ad udire se stessi.

Abbiamo incontrato Dio, e gli altri. 

Quindi, in conclusione, leggendo questo libro effettivamente incontriamo Dio. Dio e gli altri. Imparando qualcosa in più su come comprendere il mondo, su come ricordare l’esterno e l’interno. Ma anche su come affrontare il dolore, o le piccole difficoltà quotidiane. Indaco è un gioiellino di riflessioni compresse e Quasirosso si ripropone, con questo progetto editoriale, come un grande professionista, capace di estrapolare dalle piccolezze colossi narrativi, con una delicatezza puntale ed una penna preziosa. 

a cura di 
Silvia Franchini

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