A Single Man: quando si muore per amore

A Single Man: quando si muore per amore
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A single man, film del 2009 che vede come regista per la prima volta Tom Ford, racconta l’ultimo giorno di vita del protagonista, George, un uomo che non riesce più a vivere senza avere al fianco il suo compagno che ha perso la vita.

A single man è ambientato a Los Angeles, nel 1962 – quando ancora l’omosessualità era considerata un’imperfezione, una malattia o addirittura un reato penale – e parla dell’ultimo giorno di vita di George, professore di 52 anni che non sa come continuare a vivere dopo la morte del compagno Jim, con cui è stato sedici anni. Sembra quasi non possa esserci un futuro senza il suo amato fino a quando, proprio nella giornata in cui si sarebbe voluto togliere la vita, gli si presentano delle situazioni che sembra possano dargli una nuova prospettiva verso il futuro, un futuro che ormai non considerava più.

Dolori profondi come il mare

Sin dai primi secondi del film si riesce a percepire il dolore del protagonista. Il tutto si apre con George che sogna l’amato morto nell’incidente e gli dà un ultimo bacio, prima di svegliarsi. Il film, attraverso i flashback, aiuta a farci conoscere la storia di questo amore che sarebbe durato probabilmente in eterno. I due sono infatti molto diversi: Jim è solare e ottimista, a differenza di George che ritiene che non abbia senso gioire se il futuro porta poi alla morte.

Un amore non riconosciuto

Qualsiasi angolo ricorda Jim, George è come se annegasse nel ricordo senza poter andare avanti, vive nel passato ed è per questo che decide di dare una svolta alla sua vita. Un flashback mostra la conversazione telefonica di quando gli hanno comunicato la morte di Jim. Sin da questa chiamata diventa noto che George non fosse accettato dalla famiglia del compagno a tal punto che non avrebbero nemmeno voluto comunicargli della sua morte, oltre che impedirgli di partecipare al funerale.

Un’identità ben definita

In una lunga conversazione Jim vuole saperne di più del rapporto che George ha con le donne, in particolare con la sua cara amica Charlotte. Anche in questo caso emergono due differenti personalità, quella di George, che, nonostante possa volere andare a letto con delle donne, si innamora degli uomini, e quella di Jim che non ha mai avuto esperienze con donne perché ha sin da subito capito cosa gli interessasse. Anche nel flashback del loro primo incontro viene mostrato come Jim non esitasse a far trasparire la sua identità.

Charlie, un’amica innamorata

Charlie è una delle poche figure importanti per la vita di George. Lei si fa bella, ride e stravede per lui. É una donna che non accetta la solitudine e anche per questo motivo, in presenza di George, cerca contatto fisico e visivo. Oltre a soffrire la solitudine, però, Charlie sminuisce l’amore tra George e Jim, specificando spesso cosa, secondo lei, sarebbero stati se lui non fosse stato omosessuale, con un amore da lei definito come surrogato, irreale. Ma George difende la sua storia sopra tutto e tutti.

Alla radice

L’omofobia e i pregiudizi sono presenti nel vicino che dice ai figli di volere George morto ma anche nel venditore che dà per scontato che George abbia una “signora”. Lo stesso George non parla apertamente della sua sessualità, ricordando Jim come l’amico architetto con il quale divideva la casa. Confida anche che ha il timore che lo possano fraintendere e ciò gli impedisce di dire sempre ciò che vorrebbe. George, in classe, per la prima volta, decide di fare una lezione fuori dalle righe e parla delle minoranze: sente il bisogno di sfogarsi su ciò di cui non può parlare apertamente. Una minoranza è considerata tale solo se costituisce una minaccia, apparente o reale che sia.

Carlos, una chiacchierata rassicurante

George nota spesso i dettagli, sono questi a fargli decidere quale persona possa essere interessante. Gli occhi, le labbra, sono ciò che portano il protagonista a rivolgere la parola a Carlos, un ragazzo che si prostituisce.

A volte cose orribili hanno una loro bellezza

George lo paga ma non vuole consumare alcun rapporto, Carlos lo rassicura dicendogli che deve solo trovare qualcuno a cui piaccia.

Mia madre dice che gli amori sono come gli autobus, basta che aspetti un po’ ed ecco che ne arriva un altro.

Kenny Potter, il “chiodo” giusto

George sembra mostrare interesse nei confronti dell’alunno Potter e quest’ultimo lo cerca per poter approfondire la conoscenza. Tra i due c’è intesa, si guardano profondamente e ciò sembra preoccupare George, che è come se volesse impedire che accada.
Potter lo osserva sempre, ha notato dei comportamenti strani del professore e vorrebbe uscire con lui perché pensa che abbia bisogno di un amico; infatti si reca al bar che George frequenta con la speranza di trovarlo.
Nelle loro conversazioni prevale un desiderio di godersi il presente poiché il futuro è ciò che porta alla morte.

Non si sa mai. Nasciamo da soli, moriamo da soli, e mentre siamo qui siamo assolutamente e completamente sigillati nei nostri corpi.

Dopo una decisione folle di fare un bagno nudi, i due si recano a casa di George, dove Potter, probabilmente dopo aver visto una foto di Jim, gli si avvicina sempre di più. Si confrontano, Kenny sente di poter parlare con lui.

Il destino

George, al suo risveglio, nota che Potter gli ha preso la pistola per evitare che si ammazzasse. E’ con le piccole cose che capisce che le emozioni fanno sembrare il mondo un posto nuovo. Vorrebbe durassero in eterno, quindi si aggrappa a queste sensazioni per sentirsi vivo. Tutto è come deve essere, decide dunque di non togliersi la vita ma un infarto lo porta alla morte.
E così il film si conclude con Jim che bacia il corpo inerme di George, terminando come era iniziato.

a cura di
Giada Viscido

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