Il nuovo album degli Ardecore: come si ravviva una fiamma

Il nuovo album degli Ardecore: come si ravviva una fiamma
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Esce oggi il nuovo album degli Ardecore, “996 – Le Canzoni di G. G. Belli – Vol. 1”, un intenso connubio di 16 tracce fra musica e poesia

Per chi non li conoscesse, gli Ardecore sono un progetto nato dal cantautore folk blues Giampaolo Felici che dal 2005 suona, rilegge e racconta la propria visione della musica popolare romanesca. L’organico della band è mutevole, si evolve e si rimodella a seconda delle esigenze artistiche, macinando palchi e chilometri. Incidono quattro dischi, vincono la Targa Tenco come Miglior Opera Prima nel 2007 con Chimerat ed escono oggi con il loro quinto inciso: “996 – Le Canzoni di G. G. Belli – Vol. 1“, un omaggio al poeta romano Giuseppe Gioachino Belli.

L’attuale line-up vanta una serie di nomi per i quali meritano di essere conosciuti come superband, un ensemble di musicisti già divenuti noti in altri contesti. Oltre a Giampaolo Felici, li citiamo tutti, suonano Adriano Viterbini degli I Hate My Village, Jacopo Battaglia dei Bloody Beetrots, Giulio Favero del Teatro degli Orrori, Massimo Pupillo degli Zu, Geoff Farina frontman dei Karate, Ludica Valori delle Nuove Tribù Zulu, Gianluca Ferrante dei Kore ed infine Marco Di Gasbarro degli Squartet. Superati i convenevoli, ci addentriamo nell’opera.

La cover dell’album “996 – Le Canzoni di G. G. Belli – Vol. 1”
G. G. Belli

Prima ancora della musica, chi è l’uomo che presta nome e volto – e testi – al disco? Giuseppe Gioachino Belli è tra gli autori più rappresentativi della letteratura romana del diciannovesimo secolo, autore di un’opera di oltre 2000 sonetti in “lingua romana”. Scoprirlo e riscoprirlo attraverso questo disco è un qualcosa di molto, molto prezioso: personaggi, immagini e scenari descritti con una personalissima cifra stilistica rievocano quegli anni, riuscendo anche a raccontarci qualcosa del nostro tempo.

Racconta la stessa band: “Sono le storie che diventano canzoni, in una raccolta che descrive in modo passionale un viaggio, solo apparentemente interno ai confini di Roma. Immagini e sentimenti di una società cristallizzata da secoli, colti nel loro ultimo istante, prima dell’unificazione del tardo ottocento. Una sequenza di soggetti e racconti che, filtrati dal popolo in modo istintivo (sorgente fondamentale nell’opera Belliana), attraversano nella successione delle canzoni i temi del quotidiano e quelli dello Spirito, in modo da tenerli sullo stesso piano.

Tessuti ed interpretazioni

Passiamo subito all’ascolto. In sedici tracce s’intervallano personaggi, ruoli, ambientazioni. Se il contesto è un viaggio – che di passione ed istinto fa i suoi capisaldi – mi metto in condizione di poter capire appieno il disco e viaggiare. L’orecchio vuole cogliere l’interpretazione e la musica tessuta a sorreggere testi pesanti, cercando un’armonia (o semplicemente un senso) tra le parti; il cuore semplicemente cercare un scintilla e lasciarsi accendere.

Campo Vaccino suona come una marcia, tra cantautorato solenne e teatrale, accompagnato da rulli e fiati. Er Cimiterio de la Morte vanta la presenza di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti unisce il folk delle chitarre ad un ritmo più che incalzante, condito da cornamuse e arrangiamenti Irlandesi, per un testo che parafrasato racconta di come al mondo i buoni, i cattivi, i somari, i dottori, son stati morti prima d’esser vivi .

La Strega è un crescendo, sussurrato e malinconico, chitarre sapienti accompagnano Giampaolo nel raccontare della “vecchiaccia che non fa altro che incanti, fattucchierie, stregoneria”, così come in Er Decoro un solo distorto ed elettrico dà spazio ad un altro sonetto. Se poi ne La Poverella è una cantilena a narrare ed interpretare il testo, ne L’Aribbartato è tutt’altro stile, allegro e paesano. Arrangiamenti, melodia e scelta dei suoni dietro quindi tesse un accompagnamento degno delle parole di G. G. Belli, l’interpretazione ed il canto di Giampaolo gli danno ulteriore musicalità.

Ravvivare la fiamma

Scorre veloce, poiché le idee sono molte e i testi impersonificati; ritmi, toni infatti variano spesso, come velocità e suoni scelti, il che fa intendere come lo studio dietro i sonetti dev’essere stato lungo e appassionato. E’ curioso sentire qualcosa di simile ad un kazoo in Uno meno dell’antro e subito dopo degli arpeggi eleganti in Er Confortatore. Se già è stimolante ascoltarne le parole, sentirle accompagnate così bene dà all’opera ancora più valore.

Teatrale, solenne, profondo non solo nei testi, ma nella ricerca di un’unione fra musica e parole. L’operazione di dare valore a delle parole non proprie è se si vuole ancor più difficile, perché è necessario adattarsi, valorizzare e farsi valorizzare. “996 – Le Canzoni di G. G. Belli – Vol. 1” ci riesce benissimo. Ed in occasione dell’uscita del disco, la band tonerà anche in concerto.

Il lavoro e l’impegno della band sono una dichiarazione d’amore, una scintilla che ravviva la fiamma della poesia con così tanto rispetto da far breccia nei cuori di chi ascolta. Così non solo si riaccende quella fiamma ma anche qualcos’altro, di nostro, inebriato dalla bellezza di parole e musica. Così gli Ardecore sono meno hardcore e più didascalici, e ci lasciano un bellissimo disco. Non possiamo fare altro che scoprire – o riscoprire – G. G. Belli, farci ravvivare la fiamma, e attendere il Volume 2.

a cura di
Nicolò Angel Mendoza

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