“Una stanza piena di gente”: la vera storia di (23) Billy Milligan

“Una stanza piena di gente”: la vera storia di (23) Billy Milligan
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Una stanza piena di gente, scritto dalla penna del famoso scrittore Daniel Keyes, laureato in psicologia e letteratura anglo-americana, è uno dei docu-romanzi più affascinanti sulla vita di Billy Milligan.

Ma prima che un fenomeno editoriale, la vicenda maledettamente vera di Billy Milligan, è stata soprattutto il primo caso, nella storia degli Stati Uniti d’America, in cui l’autore di plurimi reati (come stupro e violenze) viene giudicato non colpevole per infermità mentale. Gli viene, infatti, diagnosticato il disturbo di personalità multipla, oggi denominato disturbo dissociativo dell’identità.

Fin dalle prime pagine del libro, dalle iniziali descrizioni delle violenze, capiamo subito che c’è qualcosa che non va e che disturba la narrazione. Se non si conoscesse l’ormai famigerata “particolarità” di Billy si penserebbe subito di essere in presenza di più autori dei reati descritti.

Ed effettivamente si scoprirà che è proprio così: i responsabili sono molteplici ma il corpo che li muove è, inspiegabilmente, uno.

William Stanley Milligan, infatti, nel 1977 viene arrestato con l’accusa di aggressione, stupro e rapina ai danni di tre studentesse universitarie. Il ragazzo non negherà mai di aver commesso tali violenze, ma dichiarerà, fin da subito, di non averne alcun ricordo.

Quello che inizialmente appare a tutti gli operanti come un goffo tentativo di giustificazione diverrà, pian piano, una strana e inquietante realtà. Billy si presenta ogni giorno con un carattere diverso, con ricordi discordanti, con capacità differenti e addirittura con accenti linguistici diversi.

Sarà Danny, una delle sue tante personalità, a svelare l’arcano e a confessare alla dottoressa Turner il segreto che muove la vita di ben ventitré individui nell’unico corpo ospite.

Ma come dimostrare tutto questo al processo? Come spiegarlo ai poliziotti, ai dottori, ai giudici, al pubblico e ai familiari? Come raccontarlo allo stesso Billy?

L’escamotage dello scrittore

Quello che impressiona, al termine delle pagine, è come lo scrittore sia riuscito invece a spiegarlo benissimo ai suoi lettori. Una storia complessa, incredibile, che viene resa facile, lineare e quasi ovvia. Tutto questo solo grazie al più semplice degli escamotage: raccontare gli eventi.

È proprio così che Daniel Keyes conquista il pubblico, frase dopo frase, lasciandolo incollato al libro con una curiosità sempre crescente. Un desiderio di sapere che solo le storie vere riescono a suscitare. Non ci sono intrusioni dell’autore, impressioni o spiegazioni. Non era un lavoro semplice da portare a termine ma Keyes ci riesce perché trova la chiave vincente nella semplice narrazione dei fatti, nella descrizione del procedimento cosi come documentato e nella trasposizione dei ricordi e dei racconti di Milligan.

Lo scrittore e psicologo, infatti, dopo una prima parte in cui vengono descritte le violenze efferate, le visite dei dottori sempre più allibiti e il processo subito da Milligan, capisce che c’è solo un modo per far uscire il lettore dall’impasse della morale, di ciò che è giusto e sbagliato, ed accompagnarlo a raggiungere la certezza dell’unica verità: non esiste solo una versione giusta, bensì ventitrè.

Il metodo risulterà di una semplicità disarmante. Come spiegare il mondo di Billy? Facendolo raccontare a lui. Da qui inizia una lunga e affascinante rievocazione della vita del protagonista ricostruita dai vivi ricordi del “Billy integrato” che lo stesso autore ha intervistato per mesi prima di riuscire a scrivere il suo capolavoro.

Non vi stiamo chiedendo di accoglierlo a braccia aperte. Vi stiamo chiedendo di capire.

La storia, rocambolesca e struggente, di un ragazzo che non trova il suo posto nel mondo perché preda di se stesso, di droghe, di alcool e, prima ancora, di un destino che gli porta via il padre e gli restituisce un padrino violento. Preda di un’anima ridotta in pezzi che non riesce a ricucirsi. Nel corpo di Milligan, infatti, convivono le personalità più disparate: una bambina di tre anni e uno di otto, uomini russi abili con ogni tipo di armi, inglesi amanti della biologia e della chimica, americani pittori e appassionati di tecnologia, una giovane donna in cerca di amore e molti “indesiderati” che finiscono per mettere il protagonista in guai sempre più grossi.

Il trailer della serie su Netflix
Una storia dai molteplici insegnamenti

Questo libro diviene così la più chiara testimonianza del fatto che al mondo non c’è mai una netta distinzione tra bene e male e che ogni storia ha alle spalle una propria versione e una propria giustificazione. Il lettore si ritroverà derubato di tutte le certezze avute fino a quel momento.

Ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia.

Non è un caso che, nell’arco di più di quarant’anni, questa storia abbia ispirato numerosi film e documentari. Tra i più recenti la piattaforma Netflix ha nel suo carnet una serie-documentario su questa storia e anche Apple TV ha in programma The Crowded Room progetto immenso e a dir poco affascinante che, stagione dopo stagione, intende raccontare la reale storia di differenti persone costrette a convivere con patologie mentali.

Inutile dire che la prima stagione sarà ispirata proprio al libro scritto da Daniel Keyes e al “suo” Billy.

Quello di Billy Milligan è stato di sicuro uno dei casi giudiziari più complessi di sempre e sicuramente il primo a introdurre il concetto di “personalità multipla” nelle aule di un tribunale. La verità processuale è cosa ben distinta da quella empirica e, soprattutto, molto più difficile da dimostrare. Convincere i medici in primis e i giudici poi è stata una delle conquiste più faticose nella storia giuridica.

Quello che meraviglierà il lettore, invece, è la facilità e l’ovvietà delle conclusioni a cui si arriverà in modo del tutto naturale leggendo la vita del protagonista.

Billy ha 23 personalità. E allora!?

a cura di
Rossana Dori

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