Iosonouncane – Acieloaperto – 20 agosto 2021

Iosonouncane – Acieloaperto – 20 agosto 2021
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Tappa del tour di Iosonouncane a Villa Torlonia (San Mauro Pascoli), in occasione del festival acieloaperto

Assistere a un concerto di Iosonouncane, al secolo Jacopo Incani, seduti è difficile, e penso che gran parte del pubblico presente a Villa Torlonia, arrivato qui per ascoltarlo in occasione della rassegna acieloaperto, la pensi allo stesso modo.

È la cosa più complessa e faticosa che abbia mai fatto

Jacopo Incani è, indubbiamente, uno dei compositori italiani più interessanti, e meno definibili, degli ultimi anni. Durante la nostra chiacchierata di qualche settimana fa mi aveva raccontato che il set che sta portando in giro è estremamente difficile, anche dal punto di vista fisico. “È la cosa più complessa e faticosa che abbia mai fatto, di gran lunga. Suonare la chitarra elettrica in confronto è davvero una passeggiata“, mi aveva confessato. “È un set che richiede tanta energia, una grande concentrazione e uno sforzo mnemonico enorme“.

La sensazione, ascoltando IRA, è che sia stato immaginato, concepito e dato alla luce per essere eseguito live, su un palco. Quindi l’attesa e la curiosità di sentirlo finalmente in questa versione è tanta, come dimostra anche il pubblico presente.

Il live

Quando Iosonouncane sale sul palco, poco dopo le dieci, non dice nemmeno una parola. E farà lo stesso per tutto il concerto. Sul palco, eccezionalmente per questo tour estivo, sono in tre: Incani è infatti accompagnato da Bruno Germano e Amedeo Perri.

Sono vestiti di nero e la scena è minimale, fatta eccezione per le luci. Non c’è scenografia né video. Quest’ultimo aspetto in particolare peserà, soprattutto durante l’esecuzione dei pezzi più lunghi. Per tutta la durata dell’evento i tre musicisti non si muoveranno dalla loro postazione, lavorando con forza su synth, drum machine, campionatori e chissà cos’altro. La concentrazione è massima.

I brani che Iosonouncane ha deciso di portare in scena sono impegnativi, alcuni dilatati all’infinito, altri invece completamente rivisti. Già dopo pochi minuti ci accorgiamo della tempesta elettronica che si sta abbattendo su Villa Torlonia.

Foto di Roberta Paolucci
La scelta dei pezzi

La setlist è intensa, con pezzi dall’ultimo disco, IRA, e un paio di incursioni dal precedente, DIE.

Dopo una prima parte senza respiro, arriva Buio e finalmente sentiamo la voce di Iosonouncane. Quando poi parte Tanca il pubblico fatica a trattenersi sulla sedia. È senza dubbio questo brano il tassello di congiunzione tra i due lavori.

Quello proposto nella cornice di Villa Torlonia è un live fisico. Difficile crederlo, dal momento che non ci sono strumenti sul palco ma solo synth e campionatori, eppure è così. Si oscilla tra ritmi tribali e calma. I suoni spaziano dal nord Africa alla musica tradizionale sarda. Le teste del pubblico sembrano pendoli, che oscillano al ritmo dei vari pezzi.

Esattamente come IRA è un disco pensato per essere ascoltato dall’inizio alla fine, anche il concerto va considerato nel suo insieme. Si tratta di un’opera unica, in cui è difficile distinguere tra una traccia e l’altra.

Alcuni pezzi, quelli più lunghi, sono ipnotici e sembrano suggerire un viaggio lisergico dal quale difficilmente si riesce a tornare. Altri invece, con sonorità tribali, fanno agitare il pubblico sulle sedie.

Foto di Roberta Paolucci
Un taglio netto

Questa sera sembrano più lontani che mai i tempi di Stormi, che viene appunto lasciata fuori dalla scaletta. Facile immaginare come questo pezzo, probabilmente quello che ha dato maggiore riconoscibilità e popolarità a Iosonouncane, sia ora distante dalla sua produzione artistica.

È impossibile non apprezzare il rigore con il quale Incani si tiene lontano dalle convenzioni. Non vuole dare al pubblico quello che si aspetta ma lo porta verso un terreno sconosciuto, forse apparentemente ostile, e di certo avventuroso.

Per il panorama italiano, dove tutto deve essere etichettato come ogni prodotto che si rispetti, Iosonouncane è una rarità. Difficile da codificare e per questo puro oltre ogni aspettativa.

Al termine del concerto, durato quasi due ore, Incani alza un pugno in segno di saluto e lascia il palco. Poco dopo di lui escono di scena anche gli altri musicisti, mentre l’ultimo pezzo sembra non arrivare mai alla fine per poi fermarsi di colpo, lasciandoci con il fiato sospeso.

Quello di questa sera è un live di altissimo livello. Al termine siamo disorientati, stanchi ma felici per aver assistito a tutta questa bellezza.

a cura di
Daniela Fabbri

Foto di
Roberta Paolucci

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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