“Gibbone”, il nuovo ep degli I Hate My Village: l’intervista

“Gibbone”, il nuovo ep degli I Hate My Village: l’intervista
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Abbiamo chiacchierato con Adriano Viterbini per farci raccontare qualcosa in più su “Gibbone” e sul tour che partirà da Villa Torlonia a San Mauro Pascoli, in occasione della rassegna Acieloaperto.

Si chiama Gibbone ed è l’ultimo EP degli I Hate My Village, il supergruppo formato da Adriano Viterbini, fondatore dei Bud Spencer Blues Explosion, da Fabio Rondanini, il batterista di Calibro 35 e Afterhours, insieme a Marco Fasolo (Jennifer Gentle) e Alberto Ferrari, indimenticabile voce dei Verdena.

Registrato analogicamente e in presa diretta, Gibbone è il secondo lavoro della band. A fare da ponte tra il precedente disco, l’omonimo I Hate My Village, e quest’ultimo, Yellowblack. Il singolo e brano d’apertura, uscito a giugno.

Gli I Hate My Village porteranno questo nuovo lavoro anche in tour, a partire da fine agosto. Il 26 saranno infatti a San Mauro Pascoli a Villa Torlonia, in occasione del festival Acieloaperto, e attraverseranno tutta la penisola.

A giugno è uscito il singolo Yellowblack, che anticiperà il vostro prossimo EP. Ovviamente siamo curiosi di sentirlo, potete darci un’anticipazione?

Gibbone ep è il risultato di una jam registrata su registratore a cassetta, uno particolare della korg con effetti e speaker incorporati. Ci siamo incontrati, e abbiamo fermato la musica su nastro, senza ritoccare troppo lasciando che le performance parlassero chiaro su quella che è la genesi dei nostri brani. Il risultato ha un suono affascinante e da subito la performance è apparsa come istintiva ed irripetibile. I limiti del mezzo, la spontaneità dell’azione, il fascino del suono, la sorpresa della scoperta, ci hanno immediatamente convinto sulla validità di queste registrazioni.

Cos’è cambiato, se qualcosa è cambiato, rispetto al vostro precedente lavoro?

Impossibile fare un paragone con il nostro primo disco, posso però dire le differenza che c’è con il nostro primo ep (I Hate My Bonus Tracks). Nel primo ep i brani facevano parte della session di registrazione del primo album, che però per motivi di scaletta abbiamo ritenuto opportuno tenere fuori, ed inserirli in un contesto diverso dal concept album, abbiamo preferito una modalità astratta. In Gibbone invece c’è la foto di una fase di sperimentazione, che basta a se stessa, e non vuole anticipare niente ma esprimersi liberamente. Molto spesso la fase dei provini ha un fascino incredibile che poi fatalmente si perde durante le session di registrazioni di un disco, ecco in Gibbone resta intatto il fascino della prima invenzione. Abbiamo sperimentato mondi diversi, ambient, lo fi, impro.

I brani che faranno parte di questo EP, come Yellowblack, sono stati scritti durante il lockdown? In che modo questo momento di chiusura forzata e limitazioni ha influito sulla vostra creatività?

Gibbone ep è stato registrato prima del lockdown, ed è rimasto su cassetta per diverso tempo, finché non abbiamo riascoltato tutto ed ipotizzato di pubblicarlo. L’unico brano registrato dopo il lockdown è stato Yellowblack, ed infatti è l’unico momento dove si può ascoltare una vena compositiva più lineare. Ognuno di noi ha vissuto il momento di lockdown a modo proprio, probabilmente a fasi alterne hanno convissuto sentimenti contrastanti. Il testo di Yellowblack è stato scritto insieme ad una nostra amica di New York (Jessica Weiss) e lo canto io (poiché ho scritto la linea del cantato, e ci è sembrato naturale che mi occupassi anche della voce).
La creatività trova nutrimento in tante cose diverse che ci succedono e nel modo in cui le elaboriamo, ed il processo creativo va allenato con rigore, per poi catturare il gesto più spontaneo e puro.

Il video di Yellowblack è stato realizzato con un tratto grezzo, primitivo, immediato, perfetto per la vostra musica. Qual è stata la sua genesi?

L’artista Cosbru ha realizzato, con la supervisione di Giorgio Testi, il video del brano. L’idea che ci ha proposto ci è sembrata subito interessante e e con una modalità di realizzazione “analogica” che tanto ci affascina. In pratica Cosbru disegna e cancella continuamente, crea una strana vertigine tra visione e racconto, folle e bizzarro. Conserviamo un piccolo frammento del video, dono di Cosimo Brunetti, incorniciato nelle nostre case.

La vostra musica è contaminata da sonorità diverse, sicuramente tra le principali c’è quella africana. Qual è per voi l’aspetto più importante, e più interessante, di queste sonorità e della musica africana in generale che avete deciso di fare vostro?

La ripetizione, la freschezza, l’immediatezza, le possibilità di interazione, la capacita di parlare un linguaggio senza tempo, fuori da ogni moda, quindi sempre di moda.

Gli I Hate My Village sono un gruppo che trova la sua dimensione ideale dal vivo, dove regna l’imprevedibilità. Questa imprevedibilità esiste anche in sala di registrazione?

Gibbone ep risponde a questa domanda. L’importante è stato avere una visione comune, competenza tecnica e organizzativa, e fare un grande lavoro prima di arrivare in studio. Poi la performance è stata catturata quasi per caso, senza consapevolezza.

Ritornerete in tour a partire da agosto. Come vi sentite all’idea di salire nuovamente sul palco e cosa dobbiamo aspettarci?

Sono molto curioso. Suonare dal vivo è un momento speciale per noi e per il pubblico, sei crea sempre qualcosa di irripetibile, mutevole e catartico, sorprendente. Se, predisposti ad un ascolto attivo e completamente connessi alla musica , possono succedere cose straordinarie. Lavoreremo per questo e per rendere il nostro linguaggio musicale un po’ più immersivo, complicato, a contrasto con una tendenza generale che ci vuole tutti più semplici, veloci e accessibili.


Se anche voi siete curiosi di ascoltare gli I Hate My Village dal vivo, vi aspettano il prossimo 26 agosto sul palco di Acieloaperto, a Villa Torlonia (San Mauro Pascoli). Noi ci saremo!

a cura di
Daniela Fabbri

Credit foto di copertina
Paolo De Francesco

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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