Bounce Back; possono rimbalzare più in alto

Bounce Back; possono rimbalzare più in alto
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I Bounce Back esordiscono con un album di dieci traccie uscito lo scorso 25 giugno

I Bounce Back nascono nel 2019 dalla collaborazione di Luca Lodigiani e Roberto Moretti. Questo duo milanese porta un pop/rock con sonorità mediterranee. Cercano di unire suoni aspri e spensierati, cercano di unire i toni degli anni 80/90 ma con modernità, cercando di mediare tra loro. Forse hanno cercato di unire troppe cose.

Come Balto questo album non sa bene cos’è

A tratti cerca di essere graffiante, mentre in altri momenti è un disco da viaggio; il problema è che lo fa con mezze misure. I pezzi che cercano di essere ruggenti sembrano solo smuoverti e non sorprenderti, mentre quelli che ti dovrebbero far sognare ti svegliano a tratti con piccole scosse, ma neanche forti da sembrare volute.

Un inizio non proprio scattante

L’album comincia con “Give You What You Deserve“, una chitarra molto dreamy ci fa accomodare, ci rilassa, ma la voce ti sveglia nel ritornello. Non capisco se devo rimanere seduto o saltare in piedi.

Come devo comportarmi non viene chiarito nella canzone successiva, “I’m Fading” dove i ruoli si invertono ma il senso di confusione rimane. Sono ora chitarra e batteria che a tratti si fanno sentire, mantre la voce si calma, il risultato è quindi il medesimo.

Il duo Bounce Back

Freedom March” è una traccia forte, le grida alternate a momenti di calma creano un grande interesse, ma la differenza non risulta mai così marcata come potrebbe essere.

Grain Of Corn” è preceduta da suoni di una tempesta, ma non è una canzone da accompagnare a una tisana mentre guardi la pioggia scendere. Il coro in sotto fondo aiuta ma non riesce a renderla carica abbastanza da essere come un tifone.

Mornin’!” è sicuramente la migliore del lotto, con la sua chitarra vivace e con quel riff catchy. Questa è proprio una canzone da viaggio, estiva e spensierata senza cercare di essere sofferente più del necessario.

Video di “Freedom March” sul canale YouTube dei Bounce Back
Strumenti, gemme rimaste nascoste

Nei punti in cui la voce lascia spazio agli strumenti in cui ti aspetteresti di sentirli brillare, e invece… I riff di chitarra e di batteria non sono banali ma non hanno mi hanno scosso quanto avrei sperato, avrei preferito qualche virtuosismo in più, un osare, correre qualche rischio. Come hanno detto loro stessi, volevano evitare un uso eccessivo degli strumenti e degli assoli: comprensibile, se in favore di una voce più preponderante, ma anche quest’ultima non è la protagonista.

Una voce purtroppo rimasta potenzialmente potente

Uno dei punti che più mi ha stupito è aver scoperto che i Bounce Back sono un gruppo italiano. Al primo ascolto al buio pensavo che il cantante fosse madrelingua, invece no! Detto ciò, la voce di Roberto non è struggente né arrabbiata abbastanza. Diretta e dritta, ma non trasmette molta espressività. Mi son chiesto se magari ci sia stato un problema in sala d’incisione? Non lo so, ma credo che questi ragazzi abbiano molto più da dire: le capacità ci sono, il potenziale anche.

In conclusione

Purtroppo il primo, omonimo disco dei Bounce Back mi sembra una lamentela a mezza voce, non urlata per svegliarti, né sussurrata all’orecchio per farti meditare. Non ci sono cose troppo negative, ma neanche così ben eseguite da rimanere impresse nella mente. Sono però abbastanza sicuro che i live saranno un altra storia: lì credo che la voce sarà capace di trasmettere quelle emozioni che sembrano soppresse in questo primo lavoro.

a cura di
Federico Zanoni

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