Leanò: la forza della nostalgia e la musica come un tempio

Leanò: la forza della nostalgia e la musica come un tempio
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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Leanò, al secolo Eleonora Pisati. Esuberante, distruttiva, emotiva ed energica cantante milanese, tra le voci più interessanti dell’underground che ha di recente pubblicato il suo primo EP dal titolo Tempio (fuori per Sunbeat Music).

Ha bazzicato negli ambienti jazzistici milanese (esibendosi anche al Lume), ma senza disdegnare anche la Librosteria e altri ambientini in cui sembrano conoscersi sempre tutti, e nonostante un background apparentemente accademico, il suo animo pop prende sempre la meglio, come dimostra la sua presenza nella playlist Scuola Indie di Spotify con il suo ultimo singolo Alba.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Leanò, come mai hai scelto di chiamare il tuo primo EP Tempio?

Il titolo dell’EP riprende il nome della canzone che riassume un po’ tutte le tematiche  del resto dei brani: dal contatto con la natura all’importanza di fermarsi un attimo per stare soli con sé stessi, dalla crescita interiore all’importanza di costudire quei tratti che ci distinguono dagli altri.

E come mai, secondo te, si ha sempre di più la tendenza a pubblicare sempre più singoli, se sempre più brevi, ed EP, piuttosto che album? Non siamo più abituati ad ascoltare musica in modo prolungato? Tu che tipo di ascoltatrice sei?

Ho l’impressione che stia diventando tutto più veloce: non solo per la durata delle canzoni, ma proprio per quanto tempo vengono ascoltate prima di essere rimpiazzate da altro.

Sicuramente la nostra generazione (e non solo) è abituata a vivere correndo, trascinandosi da un “episodio” all’altro, e per la familiarità che abbiamo con questi prodotti (che forse tendono ad essere più commerciali che artistici), essi tendono a non durare a lungo, come purtroppo pare che accada per molte cose della nostra società.

Io sono una persona abbastanza abitudinaria. Chi mi conosce sa che quando mi fisso con qualcosa è difficile “scollarmi”, ma per le canzoni fortunatamente mi piace scoprire sempre nuovi artisti e approcciarmi a nuovi generi, anche se ammetto che è capitato di passare un’intera giornata ad ascoltare solo una canzone a loop,  oppure di fissarmi con un artista e ascoltare solo lui/lei per un po’.

Hai avuto modo, magari durante la quarantena, di ascoltare qualcosa di nuovo? 

Ho scoperto un sacco di artisti! Tra quelli che mi sono rimasti di più sicuramente ci sono  Natalia Doco (mi ero fissata con “respira”), YMA, Daniela Andrade, Mayra Andrade e i Kolinga.

È facile fare musica a Milano? Chi sono i tuoi compagni di squadra che ti accompagnano live e che hanno registrato con te nel disco?

È più facile rispetto ad altre città, da questo punto di vista sono fortunata. Il disco è stato prodotto da Andrea Cattaldo che è stato il primo a intraprendere con me questo viaggio, quindi tutti gli strumenti che sentite sono suonati da me e lui. Nei live mi accompagnano Gabriele Morabito alle percussioni e batteria, Antonio Bove al contrabbasso/basso elettrico e Alberto Mancini alle tastiere/pianoforte/mog/glock/sintetizzatori/un po’ di tutto (ride, n.d.r.).

Alba e Notte, anche partendo dai titoli, sono due punti di vista opposti ma di una stessa situazione? Che dici?

Entrambe le canzoni parlano dell’importanza di fermarsi un attimo  e di godersi il momento. In “Notte” c’è più un’autoriflessione legata all’importanza di restare soli con i propri pensieri, in “Alba” lo sguardo si rivolge più verso l’esterno e nella condivisione con gli altri, un po’ come se fosse un’apertura, un nuovo inizio.

Come la vedi la situazione della musica live? Quando ti vedremo in concerto?

In questo momento un po’ dura, però sembra che le cose stiano iniziando a muoversi. A Milano ai Giardini Baiamonti, nel Cilento al Bahia Beach Club di Ascea!

E adesso, che succede?

Adesso me la godo un po’, anche se ho già nuove canzoni pronte per essere sfornate!

a cura di
Giulia Perna

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