Contro le “Bad Vibes”, intervista a Ganoona

Contro le “Bad Vibes”, intervista a Ganoona
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Cantante, rapper e songwriter italo messicano, Ganoona combina sonorità black, latin e hip-hop, integrandole con liriche intense e originali. Nel suo ultimo singolo canta una realtà quasi spettrale, e l’urban pop si tinge di RnB e soul.

L’ho intervistato per voi.

Ciao Ganoona! Parliamo un po’ di te..tre pregi e tre difetti.

Ciao! Parto dai difetti così sembro umile.. Scherzi a parte direi che sono irascibile, un po’ egocentrico e a volte insicuro. Ok così sembro una persona orribile ma, sono anche empatico, fantasioso e determinato.

La tua musica si muove tra Messico e Italia, pensi che questo le conferisca un tratto di originalità?

Cerco di fare una musica che mi assomigli, non vado alla ricerca di un’originalità forzata. Cerco con la mia musica di sentirmi tutt’uno, mentre nella vita, tra Italia e Messico e altre dicotomie, mi sento spesso “frammentato”. Quando questo mi riesce dire di si, che quello che nasce è qualcosa di originale.

Il tuo nuovo singolo, “Bad Vibes” sembra quasi un grido di liberazione. Dalle negatività, dai pesi che ci opprimono, da una realtà moderna alquanto distopica. Hai mai provato questa sensazione? Come hai reagito?

La provo spesso. Nel periodo in cui ho scritto il pezzo questo sentimento era bello forte. Mi sentivo ingabbiato in un lavoro poco stimolante e ripetitivo (lavoravo in un ufficio/scantinato come ce ne sono molti) ma anche da determinate dinamiche sociali. Ho reagito lasciando quel lavoro, investendo su di me, e cercando di circondarmi di persone positive. Credo che i momenti di disagio siano normali, anzi che siano un segnale che dobbiamo cambiare qualcosa. Cambiare può far paura, ma significa crescere.

Il video ufficiale di “Bad Vibes” è stato interamente girato in casa da diversi ballerini durante il fatidico lockdown. Qual è il messaggio che vuol trasmettere a chi guarda?

Volevo che non fossero solo le parole a comunicare questo bisogno di libertà misto a frustrazione. Ma che fossero proprio dei corpi ad incarnare questi sentimenti. Volevo che guardare il video fosse in qualche modo liberatorio, soprattutto in questo periodo. Poi da sempre sono appassionato di danza, mi piace scoprire nuovi stili… Quindi era il momento perfetto per fare questo esperimento. Mi ha riempito il cuore vedere interpretazioni così diverse del pezzo. Il risultato grazie al montaggio del regista Lorenzo Chiesa, con l’aiuto di Ambra Apfel (ballerina e coreografa), è una sorta di mosaico emotivo che mi piace molto.

Se penso a quest’ultimo periodo credo che ognuno di noi, a modo suo, si sia sentito “in gabbia”, intrappolato tra mura confortevoli che però possono diventare la nostra prigione. Come hai vissuto la quarantena?

Sto cercando di lavorare molto su di me. All’inizio ho vissuto senza orari, ma mi saliva l’ansia alle 5 del mattino e non è stato bello. Quindi ho deciso di darmi una disciplina, fare esercizio fisico ecc.. Così sono anche riuscito a scrivere qualche pezzo, e a guardarmi un po’ dentro che non fa mai male.

Ci sono state tolte molte possibilità, ma la musica resta forse la forma più elevata di libertà. Come vivi il momento della scrittura/composizione di un brano?

Per me è un momento estremamente intimo. Non sono un artista che scrive in studio, in case piede di gente… Ho bisogno di avere lo spazio di “impazzire” per conto mio e tornare poi in me. Quando scrivo mi alzo, cammino, urlo, disegno… Così lavoro alla fase embrionale dei pezzi, poi per l’arrangiamento e la produzione mi piace, ed è fondamentale, confrontarmi con il mio team. Nessun buon lavoro credo che possa essere fatto totalmente da soli. Tutto questo ora è complicato. Ma per esempio ieri ho fatto una session di produzione in streaming su Twitch. Ci si adatta insomma!

a cura di
Ilaria Iannuzzi

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