Armor for Sleep: la resurrezione del nu-emo

Armor for Sleep: la resurrezione del nu-emo
Condividi su

Dal 9 settembre tamite la Equal Vision Records è disponibile il loro nuovo album “The Rain Museum”

Colori, immagini, sensazioni accompagnate da un vasta quantità di sonorità dalle più classiche alle più sperimentali: gli Armor for Sleep sono tornati e sono qui a distanza di quindici anni, con il loro nuovo concept album.

Back to 00s

Nu-emo: un fiume in piena di musicalità incalzanti dai testi struggenti, talvolta macabri, fino alle ballade più malinconiche e piene di speranza. Così potremmo definire una delle correnti musicali e stilistiche degli anni 2000 che per moltissimi anni ha influenzato e tutt’ora è fonte di ispirazione per nuove generazioni di artisti e non solo.

Questa corrente si differenzia dal genere Emo trattandosi per lo piu’ di sad rock, che comunque ha riscosso un enorme successo creando attorno a sé un numero spropositato di seguaci, soprattutto tra i giovanissimi.

Ci sono un’infinità di artisti più o meno di nicchia che hanno cavalcato l’onda di questo genere tanto amato quanto discusso: la prima per eccellenza o per meglio dire forse la più famosa, è quella dei My Chemical Romance che con il loro stile inconfondibile, la loro musica caratterizzata anche se vogliamo da video decisamente iconici, hanno sicuramente segnato un’epoca. 

Armor for sleep: dal preludio allo scioglimento

Da lì a poco seguendo la loro scia, tante altre band si sono via via nel tempo susseguite lasciando il proprio segno. Gli Armor for Sleep guidati da Ben Jorgensen formatisi nel 2001, è di certo la più influente e molto presto grazie anche al loro album “What to Do When You Are Dead, si è fatta spazio diventando una pietra miliare del nu-emo e non solo poiché influenzata da tanti altri stili satelliti dal Pop Punk all’Indie Rock  .


Nonostante il loro fermo datato 2009, il gruppo torna a distanza di quindici anni con un nuovo concept album “The Rain Museum”, creando un seguito a quella che è stata una pausa dai riflettori, dopo che fu proprio la casa discografica a consigliare di non lavorare su record di questo genere innescando in un certo senso il fermo della band. 

Le parole del frontman

Ben Jorgensen lo racconta così: “Siamo molto entusiasti di condividere con tutti il​​ nostro nuovo album, “The Rain Museum”. Nel 2020, all’inizio della pandemia e all’inizio del nostro blocco collettivo, ho deciso di finire di scrivere un concept album che Ho avuto l’idea per molti anni, ma non sono mai riuscita a dar vita.

“The Rain Museum” era inizialmente un racconto che scrissi molti anni fa su una Terra post-apocalittica e un misterioso museo nel mezzo del deserto. La storia in un album sarebbe stato il mio progetto di quarantena. Sfortunatamente, il mio matrimonio di quasi otto anni e praticamente tutta la mia vita è andato in pezzi mentre stavo iniziando il processo di scrittura.

L’unica cosa che avevo nella mia vita per distogliere la mia attenzione da ciò che stavo attraversando il processo creativo di scrivere quell’album… così ho deciso di andare avanti e continuare a lavorare sul disco… ma è successo qualcosa di strano.

Poiché non potevo ignorare quello che stavo passando personalmente, ho finito per scrivere me stesso e quello che stavo passando nel storia dell’album e nel mondo che avevo creato per questo concept album. 
Alla fine, è un album sull’affrontare alcune delle parti più dolorose dell’essere umani e su quanto possiamo perderci. Spero solo che parli alle persone che stanno attraversando i loro tempi bui, poiché la mia arte preferita mi ha sicuramente aiutato a superare i miei”.

Uno sguardo all’album

Analizzando l’egregio lavoro compiuto dalla band statunitense potremmo suddividere l’album in due atti che non solo riprendono più o meno lo stile classico degli Armor for Sleep creando una certa nostalgia, ma che ne richiama l’innovazione quanto la maturità e la crescita del gruppo stesso. Il primo infatti racchiude canzoni radiofoniche: ”See you on the other side” o “New raimbows” ne sono un esempio. Riduttivo sarebbe definirle pop, ma l’orecchiabilità delle stesse potrebbe velatamente etichettarle come tali. 

La seconda parte di questo straordinario ritorno è caratterizzato principalmente da ambient music elettronica, accompagnato dalla chitarra di PJ the Cicco, il quale seppur posizionandosi sullo sfondo per lasciare posto anche agli altri componenti della band come ad esempio in “A teardrop (on the surface on the sun)”, riesce in qualche modo ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore e a trascinarlo tra le diverse angolazioni di interpretazione dei brani stessi. 

Possiamo semplicemente dire che gli Armor for sleep sono tornati in grande stile ed hanno rappresentato a pieno la propria evoluzione artistica, ma anche personale facendola trasudare di brano in brano mantenendo la propria autenticità che ormai li contraddistingue e riportando alla luce seppur mutato, un genere musicale e stilistico che ormai sembrava dimenticato.

a cura di
Valentina Pilotti

Seguici anche su instagram!
LEGGI ANCHE – 40 anni da Litfiba, Ghigo Renzulli racconta e si racconta al pubblico fiorentino
LEGGI ANCHE – La 34esima stagione del FolkClub di Torino
Condividi su
Valentina Pilotti

Valentina Pilotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *