“Femminuccia”, la nuova avventura musicale di Galea

“Femminuccia”, la nuova avventura musicale di Galea
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Ascoltando la sua musica, è altamente improbabile che la profondità del timbro di questa cantautrice passi inosservato. Si fa fatica a credere abbia solo 21 anni. Si chiama Galea, classe 2000 – per l’appunto – ed è di origine pugliese. Deve il suo nome d’arte all’origine etimologica del suo cognome anagrafico “Guaglione”; i guaglioni erano garzoni che, lungo tutto il medioevo, lavoravano sulle navi da guerra o da commercio chiamate proprio galee.

Il 5 Novembre ha rilasciato per Sugar Music il suo nuovo singolo “Femminuccia“, ed oggi abbiamo il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lei su The Soundcheck.

Ciao Galea, ti avevo già ascoltato nell’edizione del 2017 di X Factor, rimanendo immediatamente colpito dal tuo timbro che sembrerebbe suggerire un’interprete anagraficamente più esperta, salvo poi trovarsi dinnanzi ad una ragazza del 2000.  Una sorta di splendido ossimoro che – assieme ad un’interessantissima scrittura – conferisce al tuo progetto la freschezza auspicabile in una cantautrice classe degli anni 0 e, contemporaneamente, un’autorità e una maturità che trovo sorprendente. Ci racconti come nasce una canzone di Galea? Qual è il pubblico al quale ti rivolgi?

Ciao e grazie! Le mie canzoni nascono per lo più spontaneamente, soprattutto se mi succede qualcosa in particolare o se in quel periodo sto pensando in modo frequente a un concetto specifico, e allora decido di scriverci a riguardo. Di solito parto quindi dall’idea dietro il testo, e da quell’embrione testuale inizio subito a lavorare alla melodia. Uno condiziona l’altra e viceversa e così, a poco a poco, tutti e due prendono forma. Per quanto riguarda il pubblico non ci penso molto. Preferisco che siano i miei ascoltatori a scegliermi, credo che sia un procedimento più “naturale”.

Nonostante la giovane età, ti sei già tolta diverse soddisfazioni nell’ambito musicale, oltre alla già menzionata edizione di X Factor 2017, sei stata anche semifinalista di AmaSanremo 2021. Dopo diversi singoli, il 5 novembre hai rilasciato per Sugar Music, la nuova pagina della tua avventura musicale “Femminuccia”. L’ho trovata fin dal primo ascolto una canzone coinvolgente, a tratti volutamente irriverente e dal retrogusto nostalgico. La canzone si fa portatrice di un messaggio importante e – ahi me – tristemente ancora troppo radicato in alcune coscienze: gli stereotipi di genere. Ci parli della genesi di “Femminuccia”?

In “Femminuccia”, ho provato a parlare del fatto che dovremmo superare le connotazioni di genere, sia in un senso che in un altro. Crescendo, infatti, mi sono riappropriata di cose che prima evitavo, e che ora mi appartengono non in quanto donna, ma semplicemente in quanto persona. 

Femminuccia” è ambientata nel periodo adolescenziale, periodo di cambiamenti per antonomasia, il più delle volte tutt’altro che pacifici. Si passa dal periodo dell’infanzia, in cui siamo – fin da subito – ingabbiati in determinate categoria in base al sesso, ad un periodo quasi sovversivo in cui il genere femminile talvolta si identifica nel “maschiaccio”, per diversificarsi dalle altre. Col tempo, per fortuna, ci si accorge che questo modello non solo non funziona, ma è assolutamente superato. Quando Galea è riuscita ad uscire da questi schemi, dal – citando il testo “Femminuccia” – «Pensare di essere belle e quindi sceme/ Pensare di essere brutte e quindi sveglie»?

Anni fa parlavo con le mie amiche storiche di come da adolescenti ambissimo a distinguerci il più possibile dal prototipo standard di femminilità. Col tempo, invece, ci siamo rese conto che in fondo ci stavamo comunque limitando, e quella che veniva fuori non era una libera e sincera espressione della nostra interiorità, ma un’apparenza falsata, comunque condizionata da fattori esterni e ingiusti e non dalla nostra identità. Mi spiego meglio: cercando “frivolo” su google, il primo esempio che si legge è “una donna frivola”. È un binomio che si dà per scontato. Siamo abituati ad associare la frivolezza alla femminilità, e se la frivolezza è una cosa negativa, allora lo è anche la femminilità, laddove per femminilità intendo le caratteristiche, i comportamenti, i modi di fare, che in modo stereotipato attribuiamo alle donne. 

Si parlava prima di un argomento ancora troppo radicato in alcune coscienze: gli stereotipi di genere. Nonostante alcuni passi in avanti avvenuti negli ultimissimi anni, credo che la strada sia ancora abbastanza in salita. Cosa ne pensi a riguardo? Secondo te perché si fa ancora fatica a comprendere che non siamo il nostro sesso di nascita, ma siamo ciò che decidiamo di essere?

Penso che sì, la strada sia ancora molto in salita, basti pensare al numero di donne che vengono uccise in Italia ogni anno. Il femminicidio è la punta dell’iceberg di un sistema più subdolo e più difficile da riconoscere. Sono le basi a essere marce, ed è proprio da queste che bisogna ripartire. Per risalire al motivo bisognerebbe indagare gli aspetti storici e sociologici di tutta la storia del genere umano, perché l’imparità di genere è presente già nella Genesi con Adamo e Eva, a testimonianza del fatto che sia un retaggio costitutivo del nostro stare in società, sin dagli albori.

a cura di
Donato Carmine Gioiosa

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