Fondazione Bottega Finzioni: Intervista al Responsabile Sviluppo progetti e Produzione

Fondazione Bottega Finzioni: Intervista al Responsabile Sviluppo progetti e Produzione
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Bottega Finzioni è una Fondazione narrativa, tra le prime in Italia, che nasce e lavora a Bologna. La Fondazione Bottega Finzioni realizza percorsi narrativi e formativi sia in ambito professionale, sia in ambito sociale.

Bottega Finzioni nasce per divulgare e usare la narrazione come strumento imprescindibile di crescita ed evoluzione della persona e delle comunità.

La Fondazione Bottega Finzioni è anche una scuola di scrittura, uno studio professionale e una casa di produzione. Un luogo pieno di storie che aspettano di essere raccontate.

Bottega Finzioni

Abbiamo avuto quindi il piacere di intervistare il Responsabile Sviluppo progetti e Produzioni di Bottega: Giuseppe Cassaro.

Ciao Giuseppe è davvero un piacere poterti intervistare per The Soundcheck. Per iniziare, vorresti spiegare, per chi non lo sapesse, cos’è Bottega Finzioni. Quali sono i suoi obbiettivi e in breve la sua storia?

Bottega Finzioni nasce come Scuola di scrittura, lo è ancora in effetti, ora è diventata una Fondazione, che offre dei corsi gratuiti, attraverso delle borse di studio, grazie ai finanziamenti che arrivano dalla Regione sul livello Europeo. Questo permette di creare delle aule esclusivamente per competenze o per talento, escludendo la questione monetaria. Noi di Bottega usiamo sempre questa metafora “è come pescare nel mare usando delle reti molto grandi”

La scuola di scrittura negli anni ha formato diversi allievi, che sono poi diventati anche nostri collaboratori, prima come autori Junior poi Senior. Negli anni hanno iniziato a confrontarsi e a cimentarsi con progetti che dal livello didattico sono poi passati al piano realizzativo e produttivo.

Ed è da li che nasce poi Bottega Finzioni Produzioni, che è la società sviluppatasi all’interno della grande fondazione madre; è una società che gestisco io. Si occupa di creare questa “buona prassi” di selezionare dei progetti nati in aula e/o di collaborare e coltivare degli autori attraverso le collaborazioni con i docenti e i responsabili della didattica. Attivando poi un progetto di sviluppo, di realizzazione e produzione, introducendo il dialogo con altre altre società di produzione.

Quindi un percorso di sviluppo e produzione delle idee e dei soggetti che nascono nelle aule di Bottega.

Cercate di sviluppare quindi le idee che vi sembrano più interessanti?

Esatto, considerando che ogni anno in Bottega Finzioni ci sono quattro corsi che sono suddivisi per categorie:
L’area ragazzi” che si occupa di progetti di editoria e televisivi, dedicati al target dei ragazzi
Poi c’è “L’area di Non-Fiction”, documentari e format televisivi. “Area di fiction”, che si occupa prettamente di serialità e di film. Infine c’è “L’area di Letteratura”, di cui io non mi occupo.


Nelle prime tre categorie ogni anno ci sono circa 20/25 allievi e vengono prodotti dossier per 4/5 progetti per area. Diventa quindi un contenitore molto grosso a cui attingere e ovviamente ci sono dei progetti a cui noi poniamo maggiormente attenzione, li seguiamo per tutta la fase didattica in aula, facendo degli incontri con i ragazzi, guidando le progettualità anche secondo quelle che sono le richieste del mercato, rispetto alle richieste dei nostri interlocutori e partner. Come per esempio partner produttivi come Indigo o broadcast come Sky Arte.

Con loro noi facciamo un lavoro di mediazione tra gli studenti e i partner, accompagniamo i progetti e li portiamo avanti anche sul piano realizzativo; come le produzioni che seguo per Sky Arte o i documentari che abbiamo adesso in produzione. A volte accompagniamo gli allievi di Bottega nel loro percorso, svincoliamo i loro progetti e li lasciamo camminare con le loro gambe, facendogli creare anche da soli le connessioni con i soggetti esterni.

Avere comunque, come produzione, ogni anno un numero così alto di autori e idee nuove aiuta a creare diversità. Punti di vista diversi sullo stesso soggetto o idea ci permettono di avere tante angolazioni diverse per creare qualcosa di nuovo e unico.

All’interno di Bottega Finzioni tu svolgi il ruolo di Responsabile Sviluppo Progetti e Produzioni. Ci vorresti fare una tua presentazione e raccontarci come sei arrivato a svolgere questo ruolo all’interno di Bottega Finzioni? In cosa consiste il tuo lavoro?

Io nasco come compositore, inizio il mio lavoro a Roma come “Compositore Lavapiatti” (ride) cercando di farmi strada in quell’universo che è il cinema. Nasco, quindi ,come compositore di musiche per cinema e tv. Insieme ad altri colleghi apro una piccola società di produzione, che ancora oggi gestisco che si chiama Echi Visivi

Negli anni questa mia doppia veste di compositore e produttore mi ha permesso di creare una mia rete di contatti che mi ha portato qualche anno fa, precisamente nel 2016, a Bologna e mi ha avvicinato alla realtà di Bottega Finzioni. Infatti, proprio in quel periodo, Bottega Finzioni cercava una figura che in qualche modo incentivasse l’attività di sviluppo e produzione, ci siamo piaciuti (ride) e da li è iniziato un percorso in cui ho preso in carico la gestione di questa società: Bottega Finzioni e Produzioni.

Ho iniziato a lavorare a questa “buona prassi” di studiare i progetti che nascono in aula e provare a renderli produttivi, e quindi portarli avanti come produzione. Negli anni si sono create molte opportunità, una tra queste l’esperienza con Sky Arte. Abbiamo infatti realizzato due stagioni di un format televisivo: “Inseparabili” con Carlo Lucarelli. Adesso stiamo lavorando ad un nuovo programma, sempre con Sky Arte, di cui però ancora non posso parlare. Ci sono in cantiere dei progetti di film Documentari ed altri format televisivi sui quali stiamo lavorando per poterli mettere in produzione nel 2022.

Io cerco sempre di lavorare a questi progetti portando avanti la mia doppia veste di produttore e di compositore delle musiche e anche, per questi format televisivi, curo personalmente le sigle originali. Infatti, nei format che produco ricopro anche il ruolo di autore delle musiche e questo lo faccio sia per Bottega Finzioni sia per la mia altra società. 

Informandomi per l’intervista, ho letto che hai svolto il ruolo di produttore esecutivo per i format tv originali Sky Arte e curi le partnership con soggetti produttivi, vicini al progetto della Fondazione, tra cui “Indigo film” di Nicola Giuliano, ci vorresti dire di più?

Indigo è un socio fondatore di Bottega Finzioni. Con Indigo c’è questa partnership che permette agli allievi di Bottega di avere una posizione esclusiva. Nicola Giuliano, insieme al suo staff e, attraverso la collaborazione con il nostro direttore Michele Cogo, regala agli allievi di Bottega un filo diretto nella lettura dei progetti.

Questo significa che gli allievi di Bottega hanno l’opportunità di presentare direttamente, durante degli incontri che si fanno con i produttori, i loro progetti, anche in stadi molto embrionali. Per avere immediatamente dei feedback con Produttori con la P Maiuscola (parliamo infatti di un premio Oscar). Nell’allievo questo crea una grande energia e interesse nel fare del suo meglio.

Ed è per noi motivo di grande orgoglio perché, sul piano formativo è un opportunità straordinaria.

É veramente interessante! Vorresti spiegare brevemente al pubblico di The Soundcheck come si crea un format originale, ad esempio per Sky Arte?

Esistono delle regole nel momento in cui si va a costruire una struttura di un programma. Ma come nasce questo processo è totalmente fuori da ogni logica. Per il semplice fatto che bisogna avere un’ idea!
Infatti quando il pubblico legge nei post credits, a fine film o serie, “Da un’ idea di… Scritta da… Sviluppata da…” sono tanti processi che si innescano tra di loro.

Infatti, spesso, capita che un autore porti un idea, ma che sia un altro autore, a sua volta, a svilupparla e spesso ci sono altri autori che scrivono le puntate e fanno le ricerche.

É un lavoro di squadra mi sembra di capire?

Esattamente, questa è la parola chiave: “squadra”, è il concetto fondamentale per questo lavoro. Bisogna creare delle sinergie, creare un processo di vasi comunicanti. Quindi gli autori alla fase di sviluppo e di creazione lavorano ai contenuti, (il mio ruolo è quello di essere la figura che segue tutta la trafila dalla fase di ideazione fino alla fase di messa in onda).

Quindi c’è un gruppo di autori che lavora alla prima fase di scrittura, poi subentra il capo progetto per dare una forma più precisa, poi subentra tutta la fase di preparazione (Dove, Quando, Con chi lo giriamo?) e la fase del set e della post produzione. Fino a che non si arriva alle puntate finalmente chiuse (di solito 6/8 puntate a format) e finalmente va in onda.

Anche se ovviamente il processo non è finito con la messa in onda, infatti c’è anche tutta quella fase di comunicazione e di promozione.

Le persone non sanno quanto lavoro e impegno ci sia dietro ad un format immagino 

Si è vero, considera che da quando un autore espone un’idea fino alla sua realizzazione, può passare anche più di un anno. A livello produttivo ciò significa creare dei calendari che tengano conto di questi tempi, che spesso sono molto lunghi. Per realizzare un format televisivo si può parlare di un anno o di un anno e mezzo, per un film anche di tre o quattro anni. Sono processi molti lunghi che richiedono l’intervento di tante persone.

Infatti in Italia c’è la  prassi di non soffermarsi sui titoli di coda, e questo allontana il pubblico dal prendere consapevolezza di cosa è la macchina dell’audiovisivo.

Il pubblico spesso infatti si ricorda solo del Regista o degli attori, e neanche sempre

Si infatti anche se non sempre (ride). Giusto negli ultimi anni è diventato più comune ricordarsi chi siano i registi. Grazie anche, per esempio ad Indigo, che ha saputo con Sorrentino fare un lavoro di comunicazione importante quando ci furono gli Oscar! Lì il regista ha assunto il ruolo al pari degli attori.

Ma bisogna comunque capire che su produzioni come, per esempio quelle di Indigo, dietro c’è il lavoro di moltissime persone, che collaborano insieme per creare un opera.  

Ho letto che ami sperimentare e sviluppare idee sia come musicista che come produttore. Quanto di questo amore per la sperimentazione e voglia di mettersi in gioco è un aspetto importante per svolgere il tuo lavoro all’interno di Bottega Finzioni?

Si si! Sicuramente questo mio lato si sposa bene con la mentalità che c’è dentro Bottega Finzioni. Infatti come dicevo prima, ci siamo piaciuti a vicenda. Non è solo un discorso di competenze ma è anche un discorso di affinità, affinità di energie.
Sperimentare per me è un aspetto fondamentale, avendo studiato negli anni dell’università anche Video Arte, disciplina alla cui base c’è la sperimentazione, e questo mi ha insegnato quanto sperimentare con linguaggi diversi sia importante e fondamentale.

Questo mio approccio ha trovato uno spazio dentro Bottega poiché, dentro Bottega, c’è sempre attenzione all’aprirsi a nuove idee e linguaggi.

Questo ultimo periodo di emergenza sanitaria è stato difficile per molte categorie di lavoratori. Voi di Bottega Finzioni come avete affrontato questo periodo? Avete riscontrato molte difficoltà?

Abbiamo riscontrato moltissimi problemi! Il nostro settore è stato colpito a 360 gradi. La nostra realtà essendo medio piccola è stata colpita duramente. Quindi anche sul piano di rischio di impresa noi siamo stati molto penalizzati proprio perché le nostre produzione sono studiate al dettaglio, non c’è molto margine. Il rischio di aprire un set, durante l’emergenza sanitaria, con il rischio di chiudere dall’oggi al domani ci ha fatto tirare il freno a mano su molti progetti quasi per un intero anno.

Per come abbiamo sempre lavorato ed ideato i nostri progetti, a contatto con un narratore libero di potersi muovere in uno spazio e del lavoro della troupe, farlo con tutte le restrizioni e i pericoli è stato davvero difficile. Non è facile tutt’ora. Ad esempio, a giugno abbia realizzato un set per un progetto di Sky Arte in uscita prossimamente, ed è stato molto difficile e rischioso.

Io comunque vedo dei miglioramenti, abbiamo preso confidenza con le nuove regole e restrizioni e i progetti sono meno a rischio. La voglia e la necessità di fare prevale. 

Giuseppe Cassaro: Responsabile Sviluppo progetti e Produzione
Ci sono dei consigli che vorresti dare ad un ragazzo o una ragazza giovane che vorrebbe entrare in Bottega Finzioni?

Il consiglio che posso dare agli aspiranti autori e scrittori che entrano in Bottega Finzioni è che qui viene offerto loro opportunità che in altri contesti non ci sono. 

Infatti in Bottega Finzioni c’è la possibilità di essere selezionati per talento e non per disponibilità economica. Questo dà una spinta importante! Perché all’allievo, che ha dentro di se un talento e un sogno, all’interno di Bottega Finzioni viene data l’opportunità di esplorare e di vivere un esperienza formativa. Durante questo cammino lo studente ha l’opportunità di vivere delle tappe importanti con dei soggetti importanti del settore. Non a caso si chiama “Bottega” proprio perché, con gli studenti, si fa un lavoro affiancando famosi maestri.

Impari a fare il mestiere misurandoti con chi lo fa e non solo lo insegna.
Dentro Bottega puoi provare a dare vita e a far crescere quella scintilla che senti di avere.

a cura di
Angelica Donini

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