Mondocane è un film da vedere anche se con qualche pecca

Mondocane è un film da vedere anche se con qualche pecca
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Azione e distopia nel primo film di Alessandro Celli. Vediamo perché Mondocane è un film da vedere.

Mondocane è un film uscito il tre settembre scorso in 75 sale del nostro Paese. Film d’esordio del regista Alessandro Celli, che lavora anche alla sceneggiatura insieme a Antonio Leotti. Nel cast spicca sicuramente il nome di Alessandro Borghi e sì, anche stavolta è pelato, tranne che per una piccola cresta al centro della testa.

La trama

In un universo distopico Taranto è nel caos più totale. Una città messa in ginocchio dall’inquinamento dell’acciaieria e dalla miseria, tanto è vero che è divisa in due: Taranto vecchia e nuova. Nella prima il crimine regna sovrano, ma è una banda in particolare ad avere il potere: Le Formiche, con a capo Testacalda (Alessandro Borghi) che recluta bambini e ragazzini proprio come una Paranza.

Nella Taranto nuova, invece, vivono solo persone che possono addirittura permettersi l’acqua calda in casa, qui ognuno vive la propria vita in pace e incurante dell’apocalisse che vi è fuori. I protagonisti vivono a Taranto vecchia e sono due ragazzini: Pietro e Christian, soprannominati rispettivamente Mondocane e Pisciasotto. I ragazzi vivono alla giornata, sono poveri e vanno avanti grazie a una piccolissima e infruttuosa attività di pesca. Intuiscono subito che per avere una speranza di vita migliore bisogna farsi notare dalle Formiche, in particolare da Testacalda.

Dopo un po’ di difficoltà ci riescono ed entrano a far parte della banda. La vita da criminali, però, è più difficile di quello che sembra. I ragazzi vengono messi l’uno contro l’altro e saranno costretti a fare delle scelte difficili.

Punti di forza

Nel complesso il film può avere un giudizio positivo. Il difetto del nostro Paese è che quando dobbiamo trattare generi come l’azione o la fantascienza, o cadiamo di nuovo nel western o imitiamo gli americani (fatte rare eccezioni, es. Lo chiamavano Jeeg Robot). Questa volta invece c’è stato uno stile molto intimo, il film ha fatto percepire la volontà di raccontare qualcosa di diverso.

La musica nelle scene di suspance è stata un marchio di fabbrica azzeccatissimo, ad esempio. La recitazione dei protagonisti è stata migliore di certi adulti presenti nel cast. La storia incuriosisce fin da subito e c’è stato il colpo di scena finale.

Punti deboli

Partirei da un fatto che infastidisce subito: il linguaggio. Tutti, tranne i ragazzini, sono molto più credibili, naturali e bravi quando parlano in dialetto e non in italiano. Forse sarebbe stato meglio optare per la scelta del dialetto per tutto il film e mettere i sottotitoli in stile Gomorra, perché è un po’ insolito sentire un personaggio parlare in dialetto per poi passare a un perfetto italiano standard frutto sicuramente di uno studio di dizione da parte dell’attore e non ovviamente del personaggio.

Si sarebbe dovuto curare meglio il ruolo delle Formiche all’interno del sistema criminale di Taranto. La banda più temuta e pericolosa della città non fa altro che compiere furtarelli e rapine dove ogni tanto ci scappa il morto. Addirittura un giorno rubano una cassaforte in una grande villa di Taranto nuova. Mi chiedo: tutto qui? Se non fosse stato per questo fastidioso neo che non approfondisce i legami e la potenza delle Formiche il film avrebbe sicuramente acquistato più punti.

a cura di
Ilaria Mazza

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