Intervista a Pino Scotto per l’uscita di “Dog eat Dog”

Intervista a Pino Scotto per l’uscita di “Dog eat Dog”
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È online il video di “DOG EAT DOG, title track dell’ultimo album di inediti di Pino Scotto pubblicato per Nadir Music.

Il video diDog Eat Dog, prodotto da Beppe Platania per Lucerna Films con la regia di Andrea Larosa, pone l’accento su due problematiche purtroppo ancora troppo diffuse al giorno d’oggi: la violenza sulle donne e il bullismo.

Girato a Milano, la clip riprende il concetto che sta dietro al titolo del brano, mostrando scene di prevaricazione nei confronti di una ragazza e un bambino.

Da sempre attento a questo tipo di tematiche, Pino Scotto ha voluto lanciare un messaggio forte e di denuncia sociale. Inserendo in chiusura una nota di speranza e di coraggio, per sottolineare una volta in più che l’unione fa la forza. 

“Dog Eat Dog”

Preceduto dal brano apripista “Don’t Waste Your Time, il nuovo singolo è il secondo estratto dell’album omonimo Dog Eat Dog”. Un percorso musicale che parte dagli anni ’70 per arrivare ai giorni d’oggi, con testi che vogliono far riflettere l’ascoltatore sull’egoismo e la superficialità del mondo odierno. 

L’album, prodotto artisticamente da Pino Scotto, è mixato masterizzato da Tommy Talamanca presso i Nadir Music Studios di Genova, mentre la produzione esecutiva è dello stesso Pino Scotto e Federico Gasperi.

“Dog Eat Dog”

Abbiamo quindi intervistato Pino Scotto per sapere di più.

Ciao, è davvero un piacere poterti intervistare per The Soundcheck! A fine Giugno è uscito il  tuo video clip ufficiale “Dog Eat Dog”, che ha riscosso davvero molto successo. Com’è nata l’idea per questo brano e per il video?

Ciao a voi, il piacere è mio! Ogni volta che qualcuno che ha un po’ di esposizione tratta un tema che riguarda la comunità, come in questo caso la violenza sulle donne o il bullismo, sembra che sia un gesto da lodare: invece io penso che sia una cosa che dovrebbero fare tutti normalmente, anche la gente comune quando si parla con gli amici dovrebbe esporsi su questi temi, invece si finisce a parlare sempre di cose inutili. Io come sempre quando faccio un album ho il vizio di mettere voce sulla copertina, sui brani, sulla sceneggiatura del video: poiché specialmente durante questo lockdown ho visto che c’è stato un crescendo di atti di violenza, ho deciso di mettere nel video di “Dog Eat Dog”, che ha un testo adattissimo, queste piaghe sociali. 

Nel video di “Dog Eat Dog” tratti di due temi molto importanti e attuali: la violenza contro le donne e il bullismo. Temi che ti sono sempre stati molto a cuore. Secondo te, in questa società dove, spesso, sembra mancare l’empatia, come dobbiamo lottare contro fenomeni del genere?

Innanzitutto, dovrebbe intervenire lo Stato, come sempre: in TV passano milioni di programmi trash che non servono a niente, mentre andrebbero fatti dei programmi educativi e culturali.
Già ai bambini dell’asilo si dovrebbe insegnare un certo tipo di cose, su come vanno trattate le persone e gli esseri viventi in generale.
Siamo in un Paese assurdo, dove non ci sono pene commisurate alle azioni. E poi un messaggio per i genitori: non abbiate paura di intervenire con decisione se vedete che i vostri figli sono violenti.

“Dog Eat Dog” è anche il nome dell’album. Un album con testi che vogliono far riflettere anche su temi delicati e per nulla scontati. Come è stato realizzarlo? Rispetto ai tuoi album precedenti, realizzare questo è stato diverso? 

“Dog Eat Dog” (cane mangia cane) è il sistema che da sempre usano i potenti per soggiogare le persone, mettendoci uno contro l’altro. E succede in tutti i campi: nel sociale, nel lavoro, nella musica.
Ci hanno comprati, ci hanno fatto credere che esista la diversità, che uno sia più forte dell’altro: questo è il mio 21esimo album, e da sempre ho trattato di questi temi, sia in italiano che in inglese.
In “Dog Eat Dog” ho cercato di fare un album libero, con inediti in cui ho cercato di fare un bignami del rock che mi piace e in cui ho parlato di tutte le sfaccettature della società.

Per poter fare la tua musica ti sei sempre sacrificato, per non cedere a facili logiche di mercato, mantenendo una forte morale, dedizione e amore per la musica. Cosa ne pensi di tutti quei ragazzi di oggi che vogliono sfondare nel mondo della musica ma senza sforzarsi? 

Sì, penso che ci sia una grande cosa stupenda che si chiama passione: di vivere, di creare, di coinvolgere, di viaggiare. La mia passione già da piccolo è stata la musica, il rock’n’roll, e da quando ho ascoltato il 45 giri di Elvis “Jailhouse Rock” mi è cambiata l’esistenza, è partito tutto da lì.
Poi conoscendo questo mondo, e capendo  che è un business come tutti gli altri, allora inizi a vedere gli squali: ho iniziato a capirlo con i Vanadium, e ho iniziato a vedere situazioni in cui si pensava solo ai soldi e non alla musica.
Per questo, sciolti i Vanadium, poi ho scelto di autoprodurmi, per essere libero, e per esserlo ho continuato a lavorare per 35 anni come operaio in fabbrica. Ma non c’è sacrificio fatto per la musica di cui mi penta, perché quello che mi dà e mi ha dato la musica non ha prezzo. 

Sia il brano sia il video clip di “Dog Eat Dog” sono veramente belli e di impatto. Vorrei chiederti se hai in serbo altri progetti futuri che vorresti condividere con il nostro pubblico?

È difficile fare progetti concreti in questo periodo, ma nella testa ne ho tanti! Adesso sto facendo dei live in duo acustico con il mio chitarrista, ed è una bella sensazione fare i brani arrangiati così in semplicità. Naturalmente io e la band non aspettiamo altro che ripartire per portare in giro i brani dell’ultimo album e quelli più conosciuti! Intanto continuo a mettere nel cassetto brani nuovi e progetti diversi. 

Il video clip di Dog Eat Dog

a cura di
Angelica Donini

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