Fatherhood – perché i papà possono fare i papà

Fatherhood – perché i papà possono fare i papà
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“Fatherhood”. La storia di un genitore single che cresce sua figlia da solo. Le difficoltà dei genitori e la rottura degli stereotipi sui padri e le nostre considerazioni a riguardo.

Non esistono libri per diventare genitori perfetti. Anche le madri e i padri sono esseri umani e in quanto tali sbagliano, hanno paura e si preoccupano. “Fatherhood“, tradotto in italiano con il titolo di “Un Padre” è un film Netflix uscito nel 2021 con la regia di Paul Weitz. La storia ha come protagonista un uomo, Matthew (Kevin Hart) che deve crescere da solo la sua bambina Maddy (Melody Hurd).

Trama

“Fatherhood” parte in maniera molto interessante, con un gioco di flashback e ritorni al presente della storia fatti in modo da raccontare il motivo per cui il racconto parte con un funerale.

Matthew perde la moglie in circostanze che all’inizio non spiegano ma che verrà rivelato più tardi, a storia inoltrata. Si ritrova, così, con una bambina appena nata da crescere.

La suocera e la madre premono perché Maddy, la figlia, venga cresciuta dai nonni. Matthew viene, infatti, ritenuto troppo poco responsabile per crescere una creatura.

La rivincita di un papà

Matthew gli dimostra il contrario: diviso tra il lavoro e la bambina, passa degli anni faticosi ma riesce a crescere Maddy secondo quello che la madre avrebbe voluto per lei.

Nella storia si mostrano principalmente le preoccupazioni di un genitore piuttosto che le sue scelte che si rivelano sempre essere quelle giuste. Perché non potevano raccontare di un papà che prende anche (non solo) scelte sbagliate, come capita nella maggior parte dei casi nella realtà. Troppo poco film-clichè-friendly per loro.

Maddy cresce, Matthew fa carriera a lavoro e viene ovviamente messo di fronte ad una scelta: stare con sua figlia o gestire una filiale dell’azienda per cui lavora, in un altro paese? Mi è piaciuto molto come, nel corso di questa scelta, Matthew capisca delle cose importanti a riguardo dei suoi genitori. Soprattutto su sua suocera, con la quale aveva parecchie incomprensioni.

Capisce che i nonni volevano rendersi utili, volevano stare con la nipotina ed essere resi partecipi anche loro della ristretta vita familiare di Matthew e Maddy.

Maddy cresce simile a sua madre: onesta, forte e con gusti diversi dalle altre bambine (altra fonte di preoccupazione per Matthew).

Le piacciono le mutande boxer con i supereroi invece che quelle con le principesse, le piace giocare a calcio e a poker dove si puntano i biscotti con i migliori amici del papà.

Qualche considerazione

Da spettatori esterni capiamo però che è normale.

Possiamo immaginare che una figlia che ha un solo punto di riferimento assorbe molti dei comportamenti e dei gusti dell’unica figura genitoriale che ha ma il bello è proprio questo: una femminuccia che rompe gli stereotipi.

Una bambina che dimostra che anche una femmina può amare il calcio, i pantaloni e i supereroi e che non c’è nulla di male in questo, anzi: Maddy è molto più intelligente delle altre sue coetanee.

Cosa c’è che non va?

La parte più da film-clichè-friendly e che mi ha fatto rimanere molto delusa dalla piega che ha preso “Fatherhood”, è stato l’arrivo della nuova fidanzata di papà.

Nella realtà questo accade abbastanza di frequente, si è visto pure in Cenerentola. Per questo mi sarebbe piaciuto vedere una famiglia singolare e al tempo stesso molto comune. Sarebbe stato bello vedere un papà e una figlia semplicemente felici di quello che erano riusciti ad ottenere insieme.

Però, devo concedere che nel film non fanno vedere Matthew e il suo nuovo amore, Lizzie, che guarda caso si chiama come la moglie, che si sposano. Non fanno vedere Matthew che impone Lizzie a Maddy. Lizzie si inserisce quasi come un’amica nel corso della storia e si guadagna presto l’affetto di Maddy.

Conclusioni

A parte queste scene è chiaro come il film voglia essere una rottura dello stereotipo secondo cui i papà non riescono a prendersi cura dei figli perché il loro compito in una famiglia è lavorare.

Matthew, infatti, si porta spesso Maddy a lavoro e tiene anche qualche riunione con la bimba in braccio (e qui morirete di tenerezza).

Come esempio dello stereotipo tipico e che viene contrapposto al protagonista prendono principalmente il capo di Matthew, uomo che ama i suoi figli ma che non è mai stato presente per loro.

Dopo tutte le storie femministe che circolano, è stato bello vedere un film che mostra come anche un uomo sia appesantito dalle immagini comuni.

Il racconto fa davvero riflettere su quanto i genitori facciano fatica, su quanto si dedichino a queste creature che sono parte di loro. Sembra una cosa scontata da dire ma troppo spesso in quanto figli/ie ce ne dimentichiamo.

Molte volte critichiamo l’operato dei nostri genitori non considerando che le scelte che hanno dovuto compiere spesso sono costrette e sofferte. Noi, delle loro decisioni, possiamo avere un’opinione diversa ma non ha davvero senso incolparli.

Quando un bambino capisce che gli adulti sono imperfetti, diventa adolescente. Quando li perdona, diventa adulto. Quando perdona se stesso, diventa saggio.

Alden Nowlan

a cura di
Sara Sattin

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