Intervista a Costa per il suo disco d’esordio “Lasciando tutto in disordine”

Intervista a Costa per il suo disco d’esordio “Lasciando tutto in disordine”
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Costa, nome d’arte di Stefano Costantini, nasce a Roma nel 1990. Dopo essersi diplomato in tromba al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, si unisce agli STAG, band della quale è stato trombettista, chitarrista, seconda voce, tastierista e autore. Con il gruppo registra due album e apre i concerti di Elisa (Lucca Summer Festival e Arena di Verona), Niccolò Fabi, Arisa, Malika Ayane, Ex-Otago e Moby.

L’album

Il 27 Aprile 2021 pubblica il nuovo brano “Talisker” che anticipa il primo disco solista “Lasciando Tutto in Disordine” uscito il 9 Giugno per FioriRari. Un album di ripartenza, frutto di quel momento in cui si decide di prendere e partire senza curarsi troppo di quello che è stato. Ci si lascia tutto alle spalle, accettando le difficoltà del cambiamento e la paura del rischio. È il viaggio di Costa da Roma a Milano, città in cui lo ha accolto Giuliano Vozella, che ha prodotto, mixato e contribuito alla stesura di alcuni brani.

Ascolta il disco QUI
L’intervista
Il tuo “Lasciando Tutto In Disordine” è l’album con cui ti lasci tutto alle spalle. Ma c’è qualcosa del tuo passato che porti con te?

Quello che è stato mi ha reso quello che sono e in più non sono una persona che tende a dimenticare, quindi in realtà mi porto dietro tante cose di quella che era la mia vita prima di questo disco, quello che ho cercato di lasciare veramente è il peso di queste cose, il taglio netto infatti sta nella differenza del modo di pensare (o non pensare) e nella visione che ho del mio passato (motivo per cui nel disco parlo anche di “radici”). Come affrontiamo un ricordo può sollevarci o abbatterci, a prescindere dal ricordo in sé.

Col tuo disco vuoi comunicare anche una voglia di cambiamento, il bisogno di correre un rischio. Non hai paura di rimanere deluso?

Probabilmente la delusione più grande sarebbe stata quella di non aver cominciato questo nuovo percorso. Chiaramente quella di creare dal nulla e in così poco tempo un mio progetto personale è una scelta che ha portato con se tante paure e tanti dubbi, ma credo che la vera sfida fosse proprio quella di andare avanti nonostante tutto e rendere concreta un’idea che avevo in testa, creando un qualcosa che fino a poco tempo fa non esisteva e che fosse interamente mia. Questo è senza dubbio il traguardo più importante, anche se ogni tanto sono io il primo a scordarlo.

Nel brano “Tapis Roulant” canti: “Per andare servono le idee. E un’idea è un puntino nero su mappe scritte solo nei momenti folli”. Questo è un verso che fa molto riflettere. Secondo te quando dobbiamo partire, decidere, sognare, staccare col passato, quanto conta la follia o l’istinto?

Sono un persona che crede molto nelle sensazioni e negli istinti, quindi non posso che dirti che a mio parere sono fondamentali per la riuscita di qualcosa che sia fuori dall’ordinario. Anche qui c’è una sfida però ed è quella di riuscire a tenere vivi questi momenti folli fino a renderli reali. Troppo spesso rimaniamo a guardare una nostra idea considerandola improbabile o addirittura inutile, e così finiamo per spegnerla subito con tutte le nostre paure e i nostri giudizi.

Hai dichiarato che questo disco è un viaggio da Roma a Milano. Cosa è successo durante il viaggio e cosa ci aspetta all’arrivo?

Durante questo viaggio ci sono stati molti momenti difficili, che poi sono quelli che mi hanno spinto a lasciare la mia città per salire a Milano. Ci sono stati tanti cambiamenti umani che mi portano costantemente a mettermi in discussione e a cercare nuovi equilibri, nello specifico non ci sono stati avvenimenti particolari, ma c’era una profonda fatica a trovare quello che veramente volevo essere, e questo spostamento rappresenta per me il primo passo verso una ricerca diversa e più concreta. Quello che ci aspetta poi non lo so, credo di non sapere neanche dove sia l’arrivo ancora.

a cura di
Ilaria Mazza

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