“Spiccioli” è il nuovo singolo di STAGI: quanto basta per innamorarsi

“Spiccioli” è il nuovo singolo di STAGI: quanto basta per innamorarsi
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Ad un anno di distanza dall’esordio discografico con Stalattiti, il cantautore ligure STAGI (ex €l€0n0ra) torna a far sentire la sua voce alla scena con un nuovo singolo pieno di polaroid, parcheggi non pagati e cuori che si scontrano, prima di incontrarsi: Spiccioli, tutto quello che basta per innamorarsi ancora di chi ha qualcosa da dire.

STAGI tira fuori dal cilindro il suo secondo singolo per La Clinica Dischi dopo una trasformazione ancora più pop, mantenendo il piglio cantautorale che da sempre lo contraddistingue.

L’abbiamo intervistato ed ecco cosa ci ha raccontato.

Stagi, tre aggettivi che ti descrivono e uno che ti contraddistingue, ma che ti vergogni un po’ a confessare e tieni segreto. E’ il momento della verità!

Non sono avvezzo a queste domande, sono in imbarazzo! Potrei dire realista, distaccato, sornione, ma andrebbe bene anche il contrario di ognuno probabilmente. Non mi vergogno di un particolare aspetto del mio carattere, magari talvolta vorrei essere più continuo in quello che faccio, più appassionato.

Un anno e due mesi fa pubblicavi il tuo primo singolo, con il nome €L€ONORA. Di tempo ne è passato: quante cose sono successe in questi quattordici mesi, e quanto ti senti cambiato da allora?

Il tempo passa, è vero, ma io non mi accorgo di particolari cambiamenti. Forse sento scorrere il tempo più lentamente rispetto alle altre persone, non ne sento eccessivamente il peso.

“Spiccioli” è un brano d’amore, sì, ma cantato in un modo che continua a tenerti lontano dai cliché di genere. Ma a te, le canzoni d’amore, piacciono o no? E soprattutto, si può parlare di qualcosa che non sia amore (come direbbe Brunori)?

Ogni canzone, a modo suo, è una canzone d’amore, o non avrebbe senso di esistere. Un sentimento forte, che è quello che porta un individuo a mettersi in mano una penna, è sempre paragonabile al sentimento supremo che regola la vita degli uomini. 

Dentro “Spiccioli” emerge anche una precisa immagine della tua contemporaneità: l’apatia, l’indifferenza e la noia sembrano essere i tarli di una generazione che, ad una prima lettura dei tuoi testi, appare sopita, impigrita da se stessa. Ci sono andata vicina, in qualche modo, alla realtà del mondo che racconti?

Indifferenza è la parola giusta. È difficile trovare la forza di andare avanti, qualsiasi cosa si faccia, in un mondo nel quale all’apparenza il fare e il non-fare hanno lo stesso valore.

E della musica di oggi? Esiste secondo te un underground resistente? Intendo dire, un ulteriore sottobosco, nell’era in cui il sottobosco è diventato il mainstream? Perché, in qualche modo, mi pare tu faccia una musica diversa, rimasta underground nella mentalità…

Il panorama musicale odierno è affascinante ed estremamente variegato. E’ raro che passi qualche giorno senza scoprire un disco fantastico appena uscito, parlo sia nel panorama italiano che in quello internazionale.

A mio avviso, il musicista che inizia a scrivere un disco con la pretesa di essere “underground” a tutti i costi pecca fondamentalmente di tracotanza: quello della creazione artistica è un processo troppo complesso per essere forzatamente incanalato in determinati preconcetti.

Chi se ne fotte di tutto questo, invece, probabilmente sta facendo dell’ottimo “underground”. Sia chiaro: fare le cose con poca cura e suonare in bettole fumose non è sufficiente per definirsi “artisti underground”.

Vetrina musicale: consigliaci un tuo personale disco “pietra miliare”, un disco contemporaneo italiano da scoprire e un artista che live non possiamo perderci (quando i gabbioni riapriranno). 

“Tutti morimmo a stento”, il secondo di De André, è secondo me una vera pietra miliare del cantautorato italiano (anche se non capirò mai il suo “Girotondo”, forse un tentativo di “entrare in playlist”?). Ultimamente mi sono fissato con il nuovo disco di Dente, “Cose dell’altro mondo”. Dal vivo non si possono perdere assolutamente né Giorgio Poi con la sua band, né i Mumford & Sons, per quanto riguarda il panorama internazionale.Se dovessi indicare tre nomi di artisti emergenti che segui e che pensi che dovremmo seguire anche noi, su chi punteresti?
Un mio amico, con il quale ho un bel rapporto e mi dà sempre stimoli per continuare, anche quando mancano, APICE. Sa far nascere e cullare le emozioni, e se vuole anche ucciderle. Tenete d’occhio anche Marco Giudici e cmqmartina. Lei fa tutt’altro genere rispetto al mio ma butta giù tutto.

Salutaci a modo tuo, e facci una promessa che ti potremo rinfacciare di non aver mantenuto.

Tanti baci e a presto. Vi prometto di sfornare un pezzo al mese!

a cura di
Giulia Perna

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