Un viaggio al termine della notte per comprendere gli FSK SATELLITE

Un viaggio al termine della notte per comprendere gli FSK SATELLITE
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Ascoltare gli FSK SATELLITE è un’esperienza paragonabile, con le dovute proporzioni, alla lettura dei lavori di Louis-Ferdinand Céline. In particolare, di Viaggio al termine della notte, il suo classico più celebre. Infatti, immergendosi nei testi dell’autore francese i sentimenti si fanno indefiniti e contrastanti. Non restituiscono un’opinione univoca ma una serie di riflessioni sfumate. Riflessioni in cui convivono ammirazione per una scrittura di altissimo livello e un profondo senso di disagio di fronte alla morale dello scrittore.

Un’opera tra nichilismo e disperazione

L’opera è una discesa negli abissi dell’anima, fra nichilismo e disperazione, in cui l’oscurità non lascia spazio alle stelle lucenti dantesche. Le pagine sono la fotografia di un pensiero controverso a cui non è semplice approcciarsi, se non attraverso un’attenta analisi slegata da ogni giudizio. Un giudizio di stampo quasi antropologico. Tutto ciò ritorna nei pezzi del collettivo, capace di imporsi con forza sulla scena trap degli ultimi mesi. Questo, grazie a indubbio carisma e ad un immaginario figlio della scuola americana ma non solo. Taxi BiChiello e Sapobully hanno appreso molto bene la lezione della Dark Polo Gang, portando ad un nuovo livello il linguaggio che ha reso popolare il gruppo romano. 

Dopo alcune esperienze fatte di primissimi mixtape e cambi di formazione, è solo nel 2019 che il trio si assesta in maniera definitiva all’interno del panorama urban italiano, emergendo come mine vaganti in piena estate con il loro album di debutto: FSK Trapshit. Il progetto è quasi integralmente curato dalla mente occulta degli FSK, il producer Greg Willen, in grado di plasmare beat di grande impatto, muovendosi con sorprendente agilità tra i generi.

Le influenze

Emo-drill, glitch house, techno hardcore, gabber, punk, rap: sono solo alcune delle numerose influenze alla base dei pezzi, uniti, nonostante questo, da un costante fil rouge tematico, fatto di testi violenti e provocatori, supportati da un onnipresente mood notturno e oscuro, decadente e ansiogeno. Poca ironia in questo caso, nelle liriche ci sono sì momenti spacconi e irriverenti, ma ben calibrati e compensati da nitidi affreschi di vita di strada, in cui non si fa mistero di uno smodato uso di droghe, partecipazione ad attività criminali e desiderio di rivalsa. 

Ed è proprio qui che emerge un evidente disagio da parte dell’ascoltatore: a meno che non ci sia completa immedesimazione con le esperienze descritte è assai raro riconoscersi nelle parole degli FSK, dando vita ad uno scollamento tra le originali e ipnotiche produzioni e la ripetitività degli argomenti. Non a caso, la loro esaltazione di alcune sostanze ha attirato le critiche da parte di colleghi come Salmo, che in alcune Instagram Stories aveva affermato senza troppi giri di parole: “I video dove vi fate le botte e vi fate di eroina anche no, per favore. Essere schiavi di una sostanza non fa di voi dei fighi, ma degli sfigati.” 

A ciò si aggiunge un uso profondamente distorto e inappropriato della n word, che, nel tentativo di emulare lo slang statunitense, diventa un semplice epiteto razzista, soprattutto se a pronunciarlo sono tre ragazzi bianchi italiani. Bisogna comunque riconoscere che Sapobully, Taxi Bi e Chiello sappiano scavare nelle pieghe dei contesti sociali in cui sono cresciuti, fornendo delle istantanee di rara intensità. Ciascuno dei tre con uno stile proprio e immediatamente riconoscibile: dal flow sghembo e dissacrante del primo, ai momenti urlati di stampo metal affidati a Taxi, fino alle romantiche melodie di Chiello. 

Le collaborazioni

Lo scalpore suscitato inizialmente ha lasciato posto ad una sempre maggiore integrazione nel panorama musicale italiano, con attestati di stima da parte di diversi artisti, che non hanno rinunciato ad ospitare i trapper lucani nei propri lavori, come nei casi di Marracash e Ghali. Il facile paragone con la DPG è stato sventato, seguendo un percorso non semplice che ha però spianato la strada, nell’arco di pochissimi mesi, a un nuovo tipo di scrittura, adottata da molti dei nomi emergenti della scena, tra cui Rosa ChemicalDaytona KKThelonious B. e Radical.

Come negli scritti di Céline ci sono degli elementi ben individuabili e vero punto di forza della poetica del gruppo: un continuo senso di alienazione dalla realtà, la repulsione verso tutto ciò non faccia parte del circolo ristretto della loro gang e un marciume che riesce ad elevarsi e allontanarsi dalla quotidianità, per quella che è una vita fatta di eccessi ed edonismo, ma con la consapevolezza della strada fatta per meritarseli. A fare da cardini portanti dell’insieme ci sono le ossessioni malate per soldi e stupefacenti, unite al senso di appartenenza alla crew e ad una particolare e molto poco progressista visione del genere femminile. La misoginia imperante è tipica del genere, ma qui si carica di sfumature ancora più taglienti, per uno dei tanti esempi del disagio che queste canzoni possono trasmettere. 

Gli ultimi anni

Gli ultimi anni sono stati parecchio influenzati da ondate di cantanti americani in bilico fra luci e ombre, con uno stile visivo prominente e fortemente contemporaneo. Da Lil Peep a Travis Scott, da Lil Uzi Vert a Juice WRLD. Gli FSK hanno importato con furbizia il modello, pensando al prodotto con una decisa internazionalità di fondo. Per questo il tutto è creativamente veicolato da un’estetica studiatissima e curata, ribadita nel repackaging del disco pubblicato a dicembre: FSK Trapshit Revenge.

Qui l’iconico scatto di copertina di Young Goats si arricchisce della grafica di Luca “Blssnd” Devinu, per un artwork a cui non si può rimanere indifferenti. Sottolineando lo sempre più stretto legame fra trap e moda, evidente anche nelle immagini promozionali e nei video dei singoli. Nuova edizione i cui inediti proseguono sulla scia dei temi già trattati, esasperandoli fra euforia e collassi nervosi, come nei casi di Ansia No e Fragola Eroina.

Ci troviamo, così, di fronte ad una trap distopica. Una trap che, seppur perfettamente all’interno dei canoni, riesce a muoversi in nuovi territori sonori, senza la paura di stupire i fan. Uno degli episodi più memorabili rimane senza dubbionCapi della Trap in collaborazione con Guè Pequeno. Featuring che può essere visto come un simbolico passaggio di consegne generazionale. 

L’espressione solista

Nel tempo è emersa anche la necessità da parte dei singoli di membri di proporsi da solisti, per conferire forza ai loro stili individuali. Sempre però con Greg Willen a fare da supervisore e partner produttivo. L’esperimento è pienamente riuscito. In particolare nel caso di Chiello che con Acqua Salata e Crema di Buccia è riuscito a far risaltare il suo lato più malinconico e intimista, spesso un po’ offuscato dal resto del collettivo.

Non a caso, dei tre sembra essere quello maggiormente destinato ad una carriera pop e autoriale, ben lontana dall’universo da cui è partito. Il gruppo è tornato sulle scene da pochi giorni con il singolo Settimana al caldo. Un pezzo che rende ancora più evidente una netta scissione. Quella fra un’interessantissima evoluzione musicale e un’incapacità di proporre temi differenti dalla solita glorificazione di armi e droghe. 

In conclusione

Insomma, gli FSK SATELLITE sanno come far parlare di sé. Hanno catalizzato in brevissimo tempo un’attenzione di elevate proporzioni che li ha posti sotto la lente di ingrandimento del pubblico e degli addetti ai lavori. Così come esistono scrittori e registi in grado di dividere inevitabilmente i gusti, questo avviene anche nella musica. Soprattutto se essa va di pari passo con un’attitudine macchiettistica, funzionale per qualche lavoro ma poi destinata a sgonfiarsi presto.

Questo è un po’ il tratto che accomuna la trap al punk dei Sex Pistols: nichilismo e distruzione come parole chiave. Ma, per proseguire il lungo cammino nella notte dell’animo umano, è necessario cercare slanci virtuosi. Questi magari non aggiusteranno le cose, ma possono far osservare il mondo con occhi diversi e un approccio più maturo. Ci auguriamo che accada altrettanto per il collettivo lucano, dal grandissimo potenziale ma a rischio di rapida implosione.

Non resta che attendere con curiosità le loro prossime mosse, mettendo da parte la facile indignazione e cercando di comprendere da che substrato provengono i loro pezzi.

a cura di
Filippo Duò

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