La canzoni in 8D sono l’esatta misura di ciò che ci manca (e non è il sesso)

La canzoni in 8D sono l’esatta misura di ciò che ci manca (e non è il sesso)
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Ho cercato una citazione che potesse esprimere il concetto di musica 8D, ma non l’ho trovata. Mentre provavo a non inciampare tra i fili del Web mi sono imbattuto in una cosa stupenda, e non parlo del mio abbonamento gratuito a Pornhub, ma dei Verdena Live @ Independent Day, 1999.

Un concerto che di qualità visiva e sonora aveva ben poco, ma che mi ha ricordato quanto fosse bella la musica fatta da musicisti reali, da persone che avevano l’esigenza di cantare qualcosa e da un pubblico pronto a dare tutto, pur di farsi sentire.
Questa era la musica, erano gli anni ’90.

In questa rincorsa in discesa verso l’impeccabile strada dell’estetica, ci stiamo perdendo tutto quello che a volte viene definito errore. Stiamo lasciando a terra tutte le sfumature della personalità, quelle che ci contraddistinguono, per gusti e vita vissuta. La bellezza spesso siede agli angoli delle strade, vive sui marciapiedi e ha bisogno di qualcuno che gli faccia compagnia. Forse è arrivata l’ora di abbandonare il pianeta dei suoni impeccabili e le perfezioni da Click.

La musica in 8D è già vecchia.

In breve (e lo dico per quei pochissimi fortunati che non hanno ancora provato la musica in 8D) questo sistema ci permette di ascoltare i suoni come fossimo in un teatro (solo tramite cuffie). La musica sembra essere intorno a noi, il cervello viene continuamente stimolato e disorientato, da suoni che volano. Niente di più e niente di meno, anche se molti l’hanno venduta come la trovata del secolo, di quello che accadeva con i casalinghi Sistemi Surround per la Tv.

La verità è ci mancano i concerti dal vivo, gli amici ubriachi e le birre sui prati. La gente sudata che ci spinge ad un concerto, oggi, sembrerebbe un guanto di velluto per l’anima. Di colpo ci siamo trovati tutti, ahimè, in una situazione senza precedenti, è vero, ma questo non vuol dire che possiamo sentirci liberi e autorizzati nel divulgare “musica di merda”. Non si fa.

In questo momento storico ognuno di noi porta sulle spalle la grande responsabilità di dover sopportare e supportare gli altri, okay.
Io riesco ancora a sopportare tutto, a distanza, ma non è detto che debba sopportare i vostri messaggi su Whatsapp, degni del peggior copia e incolla fatto da mia madre nella storia. Va bene tutto, ma questo non lo accetterò mai, punto e basta.

Siamo gli eroi che ci meritiamo, ma non quelli di cui abbiamo bisogno.

Oggi l’attenzione delle persone sui social è massima, quindi bisogna essere sempre attenti nel condividere contenuti interessanti.
Dobbiamo abbandonare la via che ci condurrà all’inferno condividendo catene di Sant’Antonio e meme vecchi su Morgan.
Dovremmo dedicare il tempo a nostra disposizione per ricordare a tutti che solo nell’arte risiede la salvezza della nostra anima.

Lo so, è vero che senza un conto corrente che ride risulta difficile apprezzare la vita e i suoi marciapiedi, avete ragione!
Però parte tutto da li, credetemi. Prendiamo questo tempo, che ci è stato prestato, per combattere la paura, per alienare i messaggi inoltrati su Whatsapp e, parlo per me, per evitare che le nostre mamme si iscrivano su Facebook.

La noia è brutta, è vero, ma i Buongiornissimo!1!1 Kaffè?! sono molto peggio.

a cura di
Alessandro Di Domizio

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