Non è un paese per maschi: Madame nuova stella del rap game

Non è un paese per maschi: Madame nuova stella del rap game
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Una ragazza che sta letteralmente sbaragliando la concorrenza: Madame

Quasi un anno fa ho scritto, in un articolo, che succede di rado di trovarsi di fronte a qualcuno che, sin dal primo ascolto, si intuisce essere destinato ad incidere il proprio nome sulla roccia, ad entrare nell’Olimpo di una scena e a diventarne maestro. All’epoca parlavo di Massimo Pericolo, e sono felice di non essermi sbagliata.

Non è un caso che mi trovi a nominare qui l’autore di Scialla Semper, dato che pochi mesi dopo quell’articolo, il suo nome si accompagnava sempre ad un altro, quello di una ragazza che stava, letteralmente, sbaragliando la concorrenza, Madame.

Se si chiedeva ai re della scena chi, secondo loro, meritasse il trono, la risposta era sempre la stessa: “Massimo Pericolo e Francesca (Madame)”. E dato che credo fortemente nel “real recognize real”, all’inizio della scorsa estate ho premuto play su Sciccherie, quello che, all’epoca, era il suo ultimo singolo. Io ricordo perfettamente il fatto che, finita la canzone, ho sentito il bisogno di condividere quella canzone con chiunque conoscessi. Lei era incredibile e io ne ero ammaliata. Sciccherie non è mai più uscita dalle mie playlists. 

Promessa dell’anno e…

È stato quello, quindi, il mio primo, inconsapevole, incontro con quella che ad oggi, a mio parere, non è solo la promessa dell’anno, ma la certezza di una scena, quella rap, in perpetua evoluzione, in constante ricerca e rinnovamento. Il mio primo incontro con Madame è stato a tratti epifanico, e lei mi ha conquistata con la naturalezza che è propria della sua scrittura, lineare e pulita, ma adulta nel suo essere scritto da una sedicenne.

In quelle tre prime canzoni (che l’estate scorsa erano Anna, 17 e Sciccherie, appunto) io ho trovato tutta quella urgenza espressiva che non vedevo più in tre quarti del rap game, ma che soprattutto non avevo mai visto svilupparsi in modo così elegante, così slegato dalle convenzioni. Perché certo, Madame è una rapper, ma Madame non è una semplice rapper. Questa ragazza, che trascorreva le sue giornate tra i banchi di scuola, aveva facilmente scardinato tutti i clichè che i rapper, ma soprattutto LE rapper, avevano costruito in anni. 

Addio al binomio maschio-rap

E così, senza la phisique du role da Cardi B, senza quella volgarità di strada che poco si confà a chi la strada non l’ha mai conosciuta, Francesca, mentre stava vivendo l’estate più straordinaria della sua vita (i primi palchi, le prime soddisfazioni), creava dentro di me la speranza di poter finalmente dichiarare finito il binomio maschio-rap, che nel nostro paese non è mai scomparso del tutto.

Ho, quindi, seguito Madame con l’attenzione con cui si segue un enfant prodige e, con un orgoglio quasi inspiegabile, ho gioito per il fatto che lei non abbia mai sbagliato, mai sgarrato. Perché Francesca, pezzo dopo pezzo, si è superata. E io la conosco bene, la lotta contro se stessi di chi non dà mai niente per scontato. 

Francesca ha, piano piano, convinto chiunque. Ha risposto a chi la definiva “La promessa dell’anno”, mettendole quel cartellino che si mette addosso a chi fa un buon pezzo e poi scompare. Lei ha mantenuto quella promessa per sé, prima di mantenere quella promessa per noi.

Il feat. con Marracash

E a chi urlava che andava giudicata solo dopo un album intero, lei ha risposto con una collaborazione nell’ultimo fortunatissimo album di Marracash (e ricordiamolo, il tutto a 17 anni), portando a casa, con L’Anima, uno dei brani più belli del rap dell’anno scorso, provando, ancora una volta, una maturità che molti suoi colleghi adulti non hanno.  

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Madame non cerca la strada più semplice e, con me che cerco di definirla, gioca nell’eclettismo che rende impossibile metterle un’etichetta. Francesca fa un rumore fortissimo, parlando della fragilità di essere giovani, di amare e di essere donne, in un ambiente in cui solo da poco è permesso essere e fare queste tre cose e lo fa con la naturalezza di chi sa di avere ragione.

Con il suo ultimo brano, Baby, prodotto da chi forgia divinità, Crookers e Nic Sarno (trovatemi qualcosa di più incisivo della produzione di 7 Miliardi di Massimo Pericolo), si riconferma capace di confrontarsi con mostri sacri e uscirne vincitrice. 

Il rap come comfort zone

Segnatevi questo nome, ascoltatevi le sue canzoni e assistete anche voi, c’è ancora tempo, a chi farà la storia. E se non vi fidate di me, che sono diventata chiaramente una sua fan, fidatevi di lei, della schiettezza di chi sta provando le emozioni forti per la prima volta e ha la straordinaria capacità di saperle raccontare così.

È stata lei a far diventare il rap la mia comfort zone, perché era evidente fosse la sua, perché trattava gli argomenti con forza e delicatezza, perché la sua incisività si trova raramente nelle nuove leve e perché quando nasce una stella tutti, in un modo o nell’altro se ne accorgono.

Francesca, a 16 anni, mentre raccontava i 16 anni, ha spalancato una porta sigillata da tempo: il rap non è più un paese per maschi.

E a me basta questo, per credere in lei.

a cura di
Mariarita Colicchio

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