La prestigiosa mostra “MY NAME IS ORSON WELLES” arriva a Torino nella magica location del Museo Nazionale del Cinema.

Il 31 marzo è stata inaugurata al Museo Nazionale del Cinema di Torino la mostra My Name Is Orson Welles, dedicata al poliedrico regista Orson Welles.
Concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, l’esposizione conta più di 400 pezzi (alcuni mai esposti prima d’ora), provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema. L’esposizione sarà visitabile fino al 5 ottobre 2026.

Il ritratto di Orson Welles

Allestita lungo la rampa elicoidale dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana, la mostra ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni.

Si parte dalla nascita dell’artista, con foto da bambino e aneddoti… e, salendo la rampa, si viaggia attraverso quello che Orson è stato come bambino-adolescente-uomo, ma anche come attore, regista e… fotografo, disegnatore, scultore!

Welles ha fatto della trasformazione una vera e propria cifra poetica.
Maschere, travestimenti e identità multiple attraversano la sua opera: il suo stesso volto diventa lo spazio per un’invenzione continua.

Questa mostra propone, quindi, un ritratto completo e articolato di Orson Welles, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire un protagonista assoluto di metà Novecento e di entrare nel cuore del suo universo artistico.

Una vita fortunata ma anche faticosa che lo ha visto a metà tra America ed Europa, tra successo e diffidenza, sia da parte delle case di produzione che del pubblico. Grande esempio di tutto ciò il film Quarto Potere, capolavoro della storia del cinema, ai tempi forse troppo d’avanguardia e non spesso capito.

Con questa pellicola il regista ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico, mentre ne La signora di Shanghai ha creato la sequenza più ipnotica della storia del cinema e con F come falso ha anticipato il mockumentary (nonostante il suo Falstaff resti il miglior adattamento di Shakespeare di sempre).

La mostra

La mostra si sviluppa lungo la rampa elicoidale ma, prima ancora, già partendo dall’ingresso ci immergiamo nel mondo di Welles nell‘Aula del Tempio, dove a 18 metri di altezza, attorno all’ascensore panoramico, troviamo 3 schermi che esaltano la dimensione ipnotica della sequenza più citata nella storia del cinema: la scena degli specchi in La signora di Shanghai.

Vi è poi un’installazione dedicata a Rosabella (Rosebud) che immerge il visitatore nell’atmosfera di Quarto Potere, mentre la chapelle dedicata al Caffè Torino si trasforma nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles nel 1938 aveva spaventato gli ascoltatori con la sua La guerra dei mondi.


Visitato il “piano terra”, si sale poi verso la rampa in cui la mostra è divisa in 5 aree tematiche (1915 – 1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L’inizio dei guai; 1947-1968 Una star in Europa; 1969 -1985 Un re senza regno), che offrono uno sguardo approfondito su una delle figure più innovative e controverse della storia del cinema, restituendo al pubblico la complessità di un artista difficile da inquadrare.

Tante le foto che ritraggono Welles e tante quelle da lui fatte. Non solo: disegni, storyboard, filmati, “attrezzi del mestiere” e sale riprodotte. Un viaggio molto interessante per conoscere e approfondire uno dei registi più grandi di tutti i tempi.

La parte che ho preferito è stata sicuramente quella delle foto di scena scattate sui set dei film, per deformazione professionale immagino… ma tutta la mostra è molto interessante ed anche ben curata.

La consiglio vivamente!

Durante la mattinata si è tenuta anche la conferenza stampa introduttiva, tenuta da Enzo Ghigo (Presidente del Museo Nazionale del Cinema) e Frédéric Bonnaud (Direttore della Cinémathèque française) alla presenza di un ospite speciale: il fedele montatore di Welles, Roberto Perpignani, che ci hanno raccontato storie e aneddoti sui lavori del grande regista.

Un po’ di dati… e di date

La mostra è allestita secondo i criteri del Design for All e presenta un percorso con testi facilitati, pannelli ad alta leggibilità, audio descrizioni e video in LIS attivabili tramite QR code, oltre a modelli e pannelli visivo-tattili per un’esperienza multisensoriale.
Piccola anticipazione: alcuni di essi entreranno a far parte del percorso di visita dedicato all’esposizione permanente.

Per tutta la durata della mostra verranno organizzate delle iniziative per il pubblico, visite guidate dedicate, attività per le scuole e proiezioni al Cinema Massimo.
E proprio presso quest’ultimo, dal 2 al 15 aprile, si terrà una retrospettiva con film realizzati da Orson o che lo vedono come protagonista.

In contemporanea alla mostra, La nave di Teseo dà alle stampe il romanzo inedito del regista, Un pezzo grosso, con la traduzione di Alberto Pezzotta e con i testi di Gianfranco Giagni e Sergio Toffetti. Pubblicata soltanto in Francia nel lontano 1953 – ma in un’edizione rimaneggiata e diversa dalla presente – e mai negli Stati Uniti o in altri paesi anglofoni, di quest’opera è stata recentemente rinvenuta una copia originale in inglese presso il Fondo Welles del Museo Nazionale del Cinema di Torino, che aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione del suo immaginario e della sua libertà creativa.

Qui un po’ di foto della mostra

a cura di
Emanuela Giurano

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