Anticipati dal noise punk dei loro seguaci e colleghi Enola Gay, gli Idles tornano per l’Italia esclusivamente antifascista al Parco delle Caserme Rosse
Quando si parla degli Idles è veramente complicato non cadere nella riverenza o, anche semplicemente, in un elenco sconfinato di elogi. Se in pochi hanno avuto il coraggio di spingersi a definirli il miglior progetto musicale contemporaneo a livello globale, nessuno è riuscito veramente ad avere l’audacia di smentire tale sentenza. Con circa diciassette di carriera e centinaia di live alle spalle, la band di Bristol non dà il minimo segno di cedimento soprattutto in termini di entusiasmo e motivazione. Ogni nota, parola, ogni pattern di Jon Beavis, ogni pugno sul petto di Joe Talbot, ogni stage diving di Mark Bowen, lascia un segno indelebile nella mente di chi assiste ad un loro concerto.
La parola d’ordine di ieri è stata sicuramente “antifascismo”. Gli Idles hanno dimostrato di conoscere e di avere il massimo rispetto nei confronti della storia del Paese e della città che li ha ospitati. Innumerevoli cori del pubblico a favore della liberazione della Palestina e contro i nazionalismi hanno piacevolmente occupato gran parte dell’esibizione. Molti brani sono stati addirittura modificati per adattarsi al “concept” della serata. “Never fight a man with a Pern”, ad esempio, è stata intervallata con “Bella ciao” o il “tory” di “Mother” è stato cambiato in “fascist”, anche lui spaventato dalla lettura e dalla ricchezza. Nel caso fosse necessario, la band ha introdotto molte canzoni specificando la loro matrice antifascista. Repetita iuvant.

La serata si è aperta con il nuovo “Levitator”, il singolo che anticipa la pubblicazione del sesto album in studio. Rispetto al solito, nella performance di ieri, nei limiti del post punk, un maggiore spazio è stato dato alla parte elettronica lasciando completamente da parte il sax il cui suono era a malapena percettibile. Per il resto non vi è stata alcuna pecca: il sound degli Idles dal vivo rimane qualcosa di unico e coinvolgente. Il disco d’esordio, “Brutalism”, e il secondo “Joy as an act of resistance”, oltre ad essere i più apprezzati dai fan, sono i più irriverenti e violenti del loro percorso. Tuttavia, l’intervento in scaletta del resto della loro discografia non ha causato alcun calo d’entusiasmo.
L’energia sopra e sotto il palco è rimasta la stessa dall’inizio alla fine. I ritornelli di “Divide and conquer”, “POP POP POP”, “1049 Gotho”, “I’m Scum” o “Danny Nedelko”, come facilmente prevedibile, sono stati i momenti più scatenati (e fisicamente dolorosi) dell’evento. Non sono mancati nemmeno i siparietti comici con l’intonazione di “All I want for Chritmas is you”, “My heart will go on” o qualche stereotipo sul Belpaese. In chiusura, per la coda strumentale di “Rottweiler”, tutti i membri si sono radunati al centro del palco, Joe ha affiancato Jon alla batteria regalando un’ultima immagine d’impatto.
Non faremo parte dei pochi temerari che si spingono a considerare gli Idles la miglior band del mondo, ma tutti gli elementi elencati evidenziano come la nostra opinione sul loro percorso e sul concerto di ieri non si discosti eccessivamente da questo parere.
La scaletta
- Levitator
- Never Fight a Man With a Perm
- Mother
- Gift Horse
- When the Lights Come On
- Mr. Motivator
- The Wheel
- Divide and Conquer
- POP POP POP
- Car Crash
- War
- 1049 Gotho
- Gratitude
- I’m Scum
- The Beachland Ballroom
- Danny Nedelko
- Dancer
- Rottweiler
a cura di
Lucia Tamburello

