×hellsanti× ha da poco pubblicato il suo singolo “Milano Chiama” che sarà seguito dall’EP “DIsagio Sociale”, in uscita il 20 marzo. Per l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’artista ed ecco cosa ci ha raccontato.

“Milano Chiama” usa la città come metafora del mondo della musica: come è nata l’idea di raccontare questa ambivalenza?
L’idea è nata guardando il mondo intorno a me.
Negli anni e mesi precedenti durante le uscite dei miei ultimi singoli sono stato contattato da molte agenzie ed etichette indipendenti in cui una volta fissate delle consulenze, mi si chiedeva di pagare per entrare nel loro roster di artisti e per avere determinati servizi.
Ovviamente non ho accettato nessuna delle proposte perché trovo tutto questo sbagliato ed insensato, il ruolo ed il lavoro del talent scout sta morendo per colpa di queste realtà che si approffitano degli artisti emergenti giovani e un po’ meno giovani come il sottoscritto, così ho deciso di scrivere questo brano che funge sia da riflessione sulla legittima “fame di fama” di un artista ma anche da critica nei confronti de il lato marcio del mondo della musica e Milano a tutt’oggi rimane il centro dell’industria musicale.
Nel brano si percepiscono rabbia e disillusione: è una storia personale o un sentimento più generale che hai osservato nella scena musicale?
È sia una storia personale che un sentimento generale.
Nel brano parlo della mia rabbia verso il mio paesino
toscano ed il quartiere in cui vivo che non mi ha mai veramente riconosciuto e capito musicalmente e della voglia che ho di evadere e di essere riconosciuto dagli addetti ai lavori come qualsiasi artista e band che si rispetti e che si sbatte nello scrivere canzoni.
Nella scena musicale underground vedo questo da tempo, impegno e attitudine da parte di moltissimi artisti e band ma anche tanta voglia di essere riconosciuti che purtroppo molto spesso non si realizza.
Se dovessi riassumere “Milano Chiama” in una sola immagine o scena, quale sarebbe?
Se dovessi riassumere “Milano Chiama” in una sola scena, immaginerei due musicisti che suonano nella stessa band e che si vogliono bene, ma che non riescono davvero a salvarsi a vicenda.
Nel ritornello cito Nobu e Nana del manga e anime Nana di Ai Yazawa proprio per questo.
Sono amici, compagni di band e condividono la musica, ma nel corso della storia si trovano spesso a essere vicini e allo stesso tempo impotenti di fronte alle scelte e alle fragilità dell’altro.
Mi sembrava un’immagine molto forte per raccontare quel tipo di rapporto in cui l’affetto c’è, ma non basta sempre a evitare che le persone si perdano.
Non è una citazione casuale: è un modo per evocare
quella sensazione di connessione e distanza che attraversa tutta la canzone.
L’unica differenza è che mentre loro sono chiamati da Tokyo, in “Milano Chiama” la città che chiama è Milano.
Il brano richiama il pop punk anni 2000 ma suona comunque molto attuale. Quali artisti o band hanno influenzato maggiormente il tuo sound?
Allora, premetto che il pop-punk anni 2000 l’ho vissuto in piena adolescenza quando i Green Day erano sulla cresta dell’onda con American Idiot ed i Simple Plan erano al secondo album con una hit senza tempo come “Welcome To My Life” e li annovero sempre tra le mie influenze.
Il mio sound suona comunque molto attuale perché si ispira al Machine Gun Kelly di Tickets To My Downfall che insieme a Travis Barker dei blink-182 ha prodotto uno dei primi album pop-punk a suonare moderno e attuale senza rinnegare le sonorità ed alcune tematiche degli anni 2000.
A livello italiano invece ho apprezzato molto ciò che ha fatto La Sad e artisti del calibro di Naska e xDiemondx, facendo diventare l’autotune più uno strumento di espressione vocale che “l’aiutino” che molti pensano.
Gli artisti e le band che mi hanno influenzato maggiormente a livello di sound sono i blink-182, i Sum
41, Machine Gun Kelly e xDiemondx.
Hai iniziato il tuo progetto nel 2023: guardando indietro a brani come “Non Cambierai”, cosa senti di aver cambiato o maturato nel tuo modo di scrivere?
Non so darti una risposta precisa, penso che certe esperienze e situazioni personali abbiano cambiato nel tempo il mio modo di scrivere.
Non ho la certezza assoluta che ciò che sto facendo adesso si possa considerare maturo, sento solo che sto facendo quello che mi piace fare.
Come si sviluppa di solito una tua canzone: parti dal testo, dalla chitarra o dall’energia del ritornello?
Dipende, solitamente parto da un riff di chitarra ma a volte anche dal testo o direttamente da un ritornello che ho in mente e poi mi concentro nello scrivere il messaggio che voglio far passare nella canzone.
“Milano Chiama” anticipa il tuo primo EP: che tipo di viaggio musicale dobbiamo aspettarci dal disco?
“Milano Chiama” anticipa il clima emotivo dell’EP.
È un viaggio che attraversa disillusione, tristezza e rabbia, sentimenti che spesso nascono quando ci si
sente fuori posto o non compresi.
Le canzoni raccontano proprio questo: la sensazione di essere ai margini, di cercare un posto nel mondo e nelle relazioni personali senza trovarlo davvero o trovarlo in pochissime persone.
Non è un disco completamente buio.
In mezzo a tutto questo rimane sempre una piccola luce di speranza.
È un disco dedicato soprattutto a chi si è sentito almeno una volta incompleto, frainteso o emarginato, ma continua comunque ad andare avanti e a non mollare.
A cura di
Redazione

