Interruttori spenti: la crisi energetica in Europa

Interruttori spenti: la crisi energetica in Europa
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L’Europa si appresta ad affrontare uno degli inverni più freddi di sempre, complice la pesante crisi energetica che sta colpendo fortemente il continente.

La dura recessione economica ha colpito pesantemente il settore dell’energia europeo. Chiusi quasi definitivamente i rubinetti dalla Russia, un’Europa sprovveduta si trova a dover affrontare l’inverno all’insegna dell’austerità, dati i prezzi stratosferici di luce e gas. Il mese di ottobre è l’ultimo appello per trovare una soluzione comune per stoccare materia prima e accordarsi sui prezzi, per non lasciare le famiglie e le imprese al gelo. Sebbene contradditori, dei cambiamenti importanti sono stati realizzati.

Chi fa da sé, fa per tre

La Germania sta vivendo una situazione molto complicata. L’inflazione ha toccato un tasso record di quasi 11% nel mese di settembre, annullando ogni qualsiasi prospettiva di crescita. Inoltre, la chiusura del gasdotto Nord Stream, che approvvigionava il paese con il gas russo, ha aumentato i timori di un aumento insostenibile dei prezzi. A rischio sono soprattutto le imprese, settore fondamentale per l’economia tedesca. Per questo motivo, il governo ha deciso di stanziare un maxi-scudo da 200 miliardi di euro, pari al 5% del PIL tedesco. Lo strumento, il Fondo per la stabilizzazione dell’economia, era stato creato nel 2020 per contrastare la pandemia di Covid-19 e servirà per attenuare l’impatto del caro bollette sulle aziende.

La fuga in avanti della Germania è la dimostrazione di come avere i conti in regola sia fondamentale nei momenti di crisi. Questa decisione però ha suscitato forti critiche da parte degli altri paesi europei, che hanno percepito la misura tedesca come una netta rottura con la linea comune europea.

Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali

Mario Draghi, ex Premier italiano

Le parole dell’allora premier italiano Mario Draghi dettano la linea che bisognerebbe seguire. Non sono state risparmiate critiche alla Germania per questo strappo compiuto ai danni di ogni qualsiasi possibile negoziazione di politiche comuni europee per contrastare la crisi energetica.

Verso la Comunità politica europea

Gli umori non erano dei migliori il 6 ottobre, quando 44 leader dei paesi europei si sono riuniti a Praga per dare vita alla nuova Comunità politica europea. Si tratta di una grande platea dove tutti i paesi europei, Russia esclusa, si riuniscono per discutere sulle questioni che toccano il continente con il fine ultimo di dettare una linea comune. I dossier sui banchi dei vari leader variavano dalla fragile situazione sul campo in Ucraina alla gestione della crisi energetica. Su quest’ultimo punto, è emersa la sostanziale divisione dei 27 dell’Unione Europea.

I leader della Comunità politica europea riuniti a Praga

La Germania, sostenuta per ora dai soli Paesi Bassi, non si è espressa in merito alla sua decisione unilaterale altamente destabilizzante. Gli altri paesi, invece, hanno chiaramente dettato un’altra strategia: cercare di trovare una linea comune, in particolar modo per lo stoccaggio della materia prima e il price cap dinamico, ovvero elaborare una fascia di prezzo del gas comune a tutti i paesi dell’UE. La Commissione incita fortemente verso questa soluzione, anche se il cancelliere tedesco Scholz sembra irremovibile sulle sue decisioni.

Europa: una soluzione comune?

L’Unione Europea è però l’emblema di come il dialogo istituzionale porti a risultati che prima sembravano impossibili da raggiungere. Nelle settimane che hanno preceduto il Consiglio Europeo del 20 ottobre, le posizioni dei paesi europei si sono allentate e qualche spiraglio di convergenza sembrava possibile. Certo, la discussione tra i capi di stato e di governo per delineare nuove linee guida europee sull’energia non è stata facile. Non è detto, infatti, che direttive o regolamenti saranno adottati in materia. Quantomeno l’orgoglio nazionale è stato, ancora una volta, surclassato dall’unica soluzione possibile: una volontà di azione comune.

Le soluzioni adottate nel Consiglio Europeo sono volte a cercare di inquadrare maggiormente il mercato del gas, per cercare di limitare il più possibile la fluttuazione dei prezzi della materia prima che creerebbero disparità tra i paesi europei. Tra queste misure, vi è il tanto agognato price cap dinamico, nonché un quadro per fissare temporaneamente un tetto al prezzo del gas impiegato nella produzione di energia elettrica, così da sgonfiare le bollette degli ultimi mesi. Si è anche aperto ad un futuro debito comune europeo. Misura altrettanto rilevante nel lungo periodo, l’accelerazione della semplificazione delle procedure per velocizzare l’introduzione delle energie rinnovabili, perché il gas deve essere una fonte di transizione verso le emissioni zero.

Ripercorrendo il mese di ottobre, notiamo un’importante evoluzione in materia energetica di tutto il continente. La crisi, che sta colpendo senza eccezioni tutta l’Europa, richiede misure comuni per evitare di discriminare famiglie e aziende dell’una o dell’altra nazionalità. Se inizialmente sembrava che ognuno dovesse percorrere la sua strada, perdendo ancora una volta l’occasione per un’ulteriore integrazione, ad ora sembra che i paesi vogliano lottare insieme per evitare di passare un inverno al freddo.

a cura di
Luca Chieti

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