As I Lay Dying – Dissonance Festival Padova – 17 Agosto 2022

As I Lay Dying – Dissonance Festival Padova – 17 Agosto 2022
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Dopo l’inferno lasciato dai Fontaines DC, ci pensano As I Lay Dying e compagni a rinfrescare la situazione con un fiume di pioggia e metallo impetuoso che ha travolto il Parco della Musica di Padova

A due anni di distanza dall’ultima edizione, convertita in versione streaming nel 2020 per l’emergenza Covid, sbarca per la prima volta a Padova il Dissonance Festival, evento d’eccezione per gli appassionati di musica metal nelle sue derivazioni più articolate. Un perfetto coronamento per la rassegna musicale Parco della Musica, che è riuscita a portare tanti generi differenti, nuove scoperte e ritorni di qualità.

Si aprono i cancelli, e nonostante il cielo grigio minaccioso, palcoscenico perfetto per un evento metal di questa portata, ci pensano subito gli Elyne a scaldare gli animi e far roteare le teste capellute. La band post-hardcore italiana è stata seguita a ruota dai friulani Despite Exile, pionieri del post-deathcore, costretti però a interrompere lo show a causa dell’imperversare delle condizioni meteo.

Lorna Shore
Il frontman dei Lorna Shore
Arriva la tempesta

La situazione si fa brutta, pioggia e vento sembrano flagellare il parco senza sosta, tanto che gli addetti ai lavori sono costretti ad abbassare la copertura del palco, e dopo l’interruzione dei Despite Exile, i francesi Ten56 si vedono cancellare interamente la propria esibizione per l’impossibilità tecnica di proseguire.

Quando tutto sembrava perduto, la situazione inizia a migliorare, e con una situazione un po’ rimaneggiata alle ventidue fanno il loro accesso sul palco i Lorna Shore. Il gruppo deathcore statunitense, guidato dal frontman Will Ramos dai lunghi capelli biondi, non si fa spaventare e mostra a tutti quello che è capace di fare.

Il cantante ha dato prova delle sue abilità di scream e growl, svettando a centro palco, imperioso come un cavaliere del metallo, creando anche un simpatico siparietto alla fine della prima canzone in cui ha imitato il verso del maiale, perfettamente in linea con il sound dei propri pezzi.

As I Lay Dying
Phil Sgrosso degli As I Lay Dying
As I Lay Dying

Dopo una breve pausa, si accendono le luci, finalmente si rivela la scenografia che fino ad ora era rimasta coperta e fanno capolino sul palco gli artisti più attesi della serata: gli As I Lay Dying. Una piramide a gradoni ricoperta di luci strobo troneggiava al centro del palco, e il batterista Nick Pierce sedeva alla sua sommita.

Ai due lati della piramide si ergevano due giganteschi cerchi esoterici in metallo, tratti dalle scenografie dell’ultimo album Shaped by Fire del 2019, mentre faceva da sfondo a tutto quanto una gigantesca tela illuminata raffigurante la macabra copertina dell’album, con l’iconico teschio incoronato.

Gli As I Lay dying hanno avuto una storia travagliata, con il cantante finito in carcere nel 2013 per il tentato omicidio della ex moglie. La band, allontanata dallo stesso Tim Lambesis, nel frattempo ha continuato a suonare come Wovenwar, con Shane Blay degli Oh, Sleeper alla voce.

As I Lay Dying
TIm Lambesis degli As I Lay Dying
Il ritorno in scena

Grazie a uno sconto di pena Lambesis torna in attività nel 2016, e dopo un breve periodo con la vecchia line up, viene lasciato dai membri storici, che stando alle dichiarazioni rilasciate non volevano avere più niente a che fare con la band.

Il frontman, nel frattempo diventato un gigante del metallo tale da ricordare Thor, prosegue così insieme al chitarrista Phil Sgrosso la sua carriera, utilizzando musicisti turnisti per i live show, che hanno composto la line-up attuale della serata.

Un concerto caratterizzato dal dualismo tra la voce in growl forte e graffiante di Lambesis, e quella pulita per le parti melodiche del bassista Ryan Neff. Interessanti anche gli scambi di assoli tra i chitarristi che si sono alternati in cima alla cassa centrale del palco, seguiti dallo stesso Neff che ha dato prova di saperci fare anche con lo scream.

As I Lay Dying
Ryan Neff e Ken Susi degli As I Lay Dying
Un finale sentito

Durante la serata, svariate sono state le iniziative proposte dal cantante, tra cui un pogo in stile Circle Death in mezzo al fango che ha fatto girare i fans come una turbina, e il momento romantico con gli accendini a volteggiare in aria. Tim Lambert, felice ed emozionato ringrazia tutti per aver resistito alla pioggia, e dopo aver più volte dichiarato che avrebbe suonato un altra ora, si lancia con carica nel brano finale.

A fine esibizione, dopo aver generosamente regalato plettri e scalette ai fortunati delle prime file, la band si è anche concessa un selfie iconico col pubblico alle spalle, invitando tutti ad alzare le braccia a corna alzate. Una giornata in pieno stile metal, che ha ricordato i tanto amati festival nordici quasi sempre caratterizzati da condizioni atmosferiche avverse, ma che per fortuna hanno lasciato spazio alle band per finire l’opera.

Un ritorno sentito, atteso e bramato dal pubblico degli As I Lay Dying, che è uscito festante, sudato e ricoperto di fango ma col sorriso sulle labbra, catapultato poi fuori dai camerini per strappare un autografo o una stretta di mano.

Ora l’unico problema è che ne vogliamo ancora.

WE ARE REBORN THROUGH PAIN!

As I lay Dying
Tim Lambesis degli As I Lay Dying
Elyne
Despite Exile
Lorna Shore
As I Lay Dying

a cura di
Mattia Mancini
foto di
Anna Bechis

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