Day 6 – Sziget Festival 2022 – 15 agosto 2022

Day 6 – Sziget Festival 2022 – 15 agosto 2022
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Si conclude lo Sziget Festival 2022. È stato un bellissimo viaggio e una bellissima esperienza. In questa ultima giornata abbiamo assistito agli Inhaler, a Holly Humberstone, ai Fontaines DC ma soprattutto agli Arctic Monkeys. Insieme alla brutta notizia che sia l’ultima giornata si unisce anche la cancellazione dello show di Sam Fender per una laringite; al suo posto la giovane artista Holly Humberstone.

Inhaler – FreeDome presented by Mastercard

Anche artisti teoricamente poco noti, allo Sziget posso diventare delle superstar. Vedendo infatti i numeri degli Inhaler non ci si aspetterebbe una folla come quella presente alla FreeDome per la loro performance. La band irlandese ha all’attivo solo un album capace però già di riscuotere dei buoni risultati. Ah, il cantante è uno dei figli di Bono degli U2, non sappiamo se raggiungerà il successo del padre ma glielo auguriamo.

Il pubblico dello Sziget, dopo tutte queste giornate, possiamo dirlo è sempre stato carico per tutti gli artisti di cui abbiamo assistito e non hanno fatto eccezioni per i ragazzi irlandesi. I ragazzi sono sicuramente sulla buona strada per poter fare grandi cose, il loro concerto è un mix di carica ed emozioni positive.

Manca forse un po’ di esperienza ma lo Sziget è certamente già un ottimo traguardo ma anche un punto di partenza da cui iniziare a seminare i propri “frutti musicali” futuri.

Holly Humberstone – Main Stage dedicated to Dan

Al posto di Sam Fender, fuori causa per una laringite, è stata inserita nella line-up Holly Humberstone. Humberstone ha già aperto in vari show a diversi artisti di fama internazionale tra cui Olivia Rodrigo, George Ezra e Girl in Red. Nel 2022 ha vinto anche un “Brit Award” i “Grammy” britannici, come “Rising Star“. Un rimpiazzo di un certo livello a essere sinceri a fronte di una comunicazione effettuata il giorno stesso rispetto a questo cambio. Non importa.

Ciò che conta è il fatto di come questa ragazzetta sia stata lanciata su un palco, il più grande su cui abbia suonato finora, e sia riuscita a cavarsela egregiamente. L’artista si potrebbe identificare in quello che viene denominato popbedroom e insieme alla sua batterista ha saputo guadagnarsi il rispetto del pubblico.

Non è stato semplice di certo rimpiazzare Sam Fender ma è stata sicuramente una piacevole scoperta da seguire nella sua carriera musicale ed è stato realizzato un sogno per l’artista britannica. “Scarlett” e “Deep End” sono i due brani che ci sentiamo di consigliare vivamente di ascoltare.

Arctic Monkeys – Main Stage dedicated to Dan

È forse più probabile assistere all’apparizione della Madonna piuttosto che vedere gli Arctic Monkeys dal vivo, ma ce l’abbiamo fatta. Negli ultimi anni questa band è stata più un’apparizione mistica che altro ma quando finalmente si riesce a vederli dal vivo, gli sforzi sono ripagati.

Questa band vive di “rendita” con un album ogni morte di Papa, ma avendo assistito al live si capisce come siano capaci di farlo. Il live è una sorta di viaggio nel tempo con una band vestita tra denim, giacche di pelle, camicie e pantaloni vintage. La band non pensa a creare troppo hype, sembra rimasta nel passato. È una sorta di rock band ma più soft.

Alex Turner, cantante e frontman, sicuramente è l’ariete della band tra frasi farfugliate tra una canzone e l’altra, lo stile inimitabile (ndr, quei maledetti occhiali da sole) e la capacità di cambiare registro vocale in uno schiocco di dita, o meglio di corde vocali. La passione è presente e lo dimostra anche lo scoppio in lacrime durante un brano, dove ha chiesto di stoppare il brano alla band non riuscendo più ad andare avanti nella performance, ritornando però a cantare ancora più carico nel brano successivo come se nulla fosse successo: professionalità.

Il mood purtroppo è stato spezzato diverse volte tra una canzone e l’altra con i tecnici che entravano a sistemare gli strumenti senza troppo intrattenimento regalato dalla band creando diversi momenti morti.

Gli Arctic Monkeys vi sapranno però regalare un vero e proprio show dove gli strumenti musicali saranno protagonisti a fronte di un periodo storico dove sono pesantemente trascurati. Dalla scaletta potete vedere come ripercorrano la loro intera discografia. “505” è sicuramente la più esplosiva insieme a “R U Mine?“. “Knee Socks” vi farà sentire il falsetto di Alex Turner e “Do Me a Favour” vi farà piangere.

Una performance che saprà penetrarvi, in grado di toccarvi ogni parte di corpo e farvi vibrare insieme alla band del Regno Unito. Una volta finito il concerto lo vorrete rivivere altre 10 volte per poter assaporare di musica vera.

La scaletta
  • Taken (Francis Monkman song)
  • The View From the Afternoon
  • Brianstorm
  • Snap Out of It
  • Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair
  • Crying Lightning
  • Teddy Picker
  • Pretty Visitors
  • Why’d You Only Call Me When You’re High?
  • Tranquility Base Hotel + Casino
  • Arabella
  • Potion Approaching (with “Cool Cat” snippet)
  • One for the Road
  • Cornerstone
  • Do I Wanna Know?
  • Do Me a Favour
  • One Point Perspective
  • Knee Socks
  • 505
  • No. 1 Party Anthem
  • I Bet You Look Good on the Dancefloor
  • R U Mine?
Fontaines DC FreeDome presented by Mastercard

La stanchezza a questo punto della giornata e del festival faceva da padrona e la posizione sbagliata in questa venue, dove era già stata segnalata un’acustica non delle migliori, non ha aiutato. La voce del cantante era pressoché impercettibile anche se lui era decisamente carico ed estremamente predisposto a fomentare il pubblico. La presenza di molti spettatori britannici ha sicuramente favorito la riuscita dello spettacolo.

Rispetto allo spettacolo (ndr, forse sbaglio io) il cantante è sembrato molto un “Tedua” irlandese, non andando assolutamente a tempo. La voce insieme agli strumenti non è riuscita a creare quell’armonia che dovrebbe nascere da questa unione. Anche il tentativo di suonare il tamburello con tutto il trambusto degli altri strumenti è sembrato parecchio “ridicolo”, una goccia nell’oceano.

Tanti piccoli dettagli che hanno compromesso l’esperienza del live. Tutto l’hype dietro questa band non è stato rispecchiato da altrettanto godimento di un degno spettacolo dal vivo. Peccato.

I ringraziamenti

Piccolo off topic: mi prendo questo spazio per ringraziare l’organizzazione dello Sziget per aver concesso l’occasione a un giornale nato da così poco di assistere a un evento come questo. Ringrazio personalmente chi mi ha permesso di svolgere questa esperienza magnifica. È stato un onore fare le veci del giornale in questo evento incredibile.
Grazie per la vostra attenzione e alla prossima!

a cura di
Luca Montanari

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