Il bikini e la sua storia

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Il costume a due pezzi e le dive che lo hanno reso famoso

Capo immancabile delle nostri estati è il bikini: il perfetto costume per chi vuole abbronzarsi al meglio e con comodità. Quello che ai nostri occhi risulta però un semplice due pezzi, non troppo tempo fa era visto come un capo d’abbigliamento troppo audace. Ci vollero anni e grandi spinte da parte delle dive per normalizzarne l’uso nelle spiagge e nella società.

La multa su una spiaggia italiana nel 1957 per aver indossato un bikini (Fonte: Pinterest)
La nascita del bikini

La prima sfilata in bikini viene presentata dal designer Louis Reard il 5 luglio 1946, quando viene scelta la piscina dell’hotel Molitor, a Parigi, come passerella. Il nome “bikini” deriva dall’idea di Reard di presentare un indumento dirompente agli occhi della società, talmente innovativo da esplodere come una bomba tra la gente dell’epoca. Ecco da qui che nasce il paragone con i test nucleari effettuati in quegli anni dagli USA nelle isole Marshall, in particolare, nell’atollo di Bikini.

Il bikini, la prima bomba anatomica.

Louis Reard
Louis Reard (Fonte: Pinterest)

La grande rivoluzione di questo indumento deriva dalla sua comodità, legando la libertà di movimento alla valorizzazione della sensualità e della bellezza femminile. Il costume diverrà allora strumento dell’immaginario erotico. Questa scioltezza nei confronti del due pezzi, però, come abbiamo già anticipato, è arrivata solo dopo molto tempo dalla sua introduzione. Era definito infatti un capo talmente audace, che Reard stesso per la prima sfilata in bikini fece fatica a trovare una modella che lo indossasse, concludendo la sua ricerca con Micheline Bernardini: una tra le più note spogliarelliste dell’epoca. Bernardini indossò allora uno sgambatissimo due pezzi che riproduceva le pagine di giornale, scelta ben pensata da Reard: sapeva già che il bikini sarebbe stato fonte di discussioni e notizie.

Micheline Bernardini, prima sfilata in bikini (Fonte: Pinterest)
Le dive in bikini

Lo sdoganamento del bikini deriva soprattutto dalle famose dive che per prime lo indossarono.

Per le sue dimensioni striminzite e per il suo modo di mostrare le forme generose dell’epoca, il costume a due pezzi non godette di buona fama durante i suoi primi anni di vita. Addirittura, dopo la finale di Miss Mondo 1951, cui vincitrice è la rappresentante della Svezia Kerstin Håkansson, nota anche come Kiki, il bikini venne bandito in molti paesi e considerato peccato dal Vaticano. Nei vent’anni successivi le partecipanti al concorso sfileranno solo in costume intero.

Miss Mondo 1951, Kerstin Håkansson al centro (Fonte: rodriguezmatute.home.blog)

È solo quando le pin-up anni ’50 iniziano ad indossare il capo senza paura, che inizia a normalizzarsi l’utilizzo del bikini. Si mostrano allora la bella Jayne Mansfield e le mitiche curve di Marilyn Monroe. Vediamo poi Ursula Andress che nel ’62 ammalierà il mondo con il suo Dr.No Bikini e nello stesso periodo possiamo trovare un ulteriore interesse per una Brigitte Bardot in costume a Saint Tropez e sarà Raquel Welch a divenire un simbolo di sensualità con il film “One Million Years”.

Marilyn Monroe (Fonte: Pinterest)
Conclusione

Nonostante la sua nascita difficoltosa, il due pezzi è ad oggi il costume più utilizzato dalle donne di tutto il mondo. Sempre più spesso gli stilisti ci propongono costumi da bagno interi e allo stesso tempo audaci, ma le spiagge parlano chiaro: toglieteci tutto, ma non il bikini.

A cura di
Noemi Manzotti

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