Loris AL Raimondi: una vita per la musica

Loris AL Raimondi: una vita per la musica
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Loris AL Raimondi, produttore e compositore italo-svizzero, ha dedicato tutta la vita alla sua passione più grande, la musica. Alla redazione di The Soundcheck ha raccontato parte del suo mondo, della sua attività di musicista e dei diversi sentimenti che guidano ogni artista

Loris AL Raimondi presenta il suo nuovo entusiasmante progetto dal titolo “Passing Through Emotions”. Nel 2020, dopo alcune importanti vicissitudini personali, ha iniziato a lavorare al suo album con artisti del calibro di Fabrizio Sotti, Alfredo Paixao, Gary Willis, Nir Felder, Tom Kennedy, Kevin Field, Tony Grey, Ettore Carucci, Massimo Biolcati, Michel Cusson, Giuseppe Milici.

La natura del progetto è estremamente personale. È un racconto intimo che abbraccia ogni aspetto della sua esistenza. Nell’album confluiscono molteplici influenze musicali, quelle che hanno caratterizzato il suo percorso di artista. È per questo che “Passing Through Emotions” si presenta come una sorta di viaggio strumentale tra le gioie e i dolori di una vita vissuta al massimo.

Loris AL Raimondi è un musicista italo-svizzero che ha iniziato la sua carriera musicale nel 2000 producendo per rapper prima svizzeri poi internazionali. La sua attività di produttore prosegue sotto lo pseudonimo di AL R e attualmente sta lavorando per il mercato americano insieme al famoso chitarrista e compositore Fabrizio Sotti. Loris ha, però, sentito l’urgenza di esprimersi tramite la propria musica per poter mettere in evidenza una personale riflessione sulla vita.

L’ultimo album è un progetto che mescola più generi dal jazz, all’hip-hop passando per il blues e ha visto la collaborazione anche del leggendario Mike Stern. Il risultato è un prodotto emozionante, autobiografico ma capace di raggiungere il cuore e l’animo di un’intera comunità.

L’Intervista

Loris AL Raimondi ha concesso alla redazione di The Soundcheck una bellissima intervista che spiega le motivazioni e le emozioni che lo hanno spinto a comporre nuova musica. Ed è proprio quest’ultima la protagonista indiscussa dell’album la cui essenza, spesso, si confonde con quella della vita stessa.

Ciao Loris, benvenuto su The Soundcheck! Intanto, iniziamo a parlare del nuovo progetto “Passing Through Emotions”, il tuo ultimo album. Quali emozioni hanno caratterizzato la composizione di questo lavoro?

Grazie, è un piacere essere qui su The Soundcheck! Tutto è nato da una considerazione, cioè che la nostra vita è un passaggio. Il primo passaggio inizia con la nascita: arriviamo sulla terra non so da dove e attraversiamo già una prima forte emozione, “The First Emotion 273”. Durante il nostro percorso sulla terra, viviamo tante emozioni che ci possono cambiare la vita: gioie, sorprese, tristezze, delusioni, rabbie e anche amori che ci regalano la gioia di vivere.

L’ultimo passaggio, “No One Dies Forever”, avviene con la morte, con l’abbandono della terra del nostro corpo. Un abbandono solo fisico perché sono convinto che ognuno di noi lasci comunque qualcosa di sé ai suoi cari: nessuno muore per sempre. Potremmo parlarne per ore, ma spero di essermi spiegato. In questo album ho voluto trasformare la mia anima e tutte le emozioni che ho vissuto finora in musica. Il mio passare attraverso le emozioni.

Da cosa nasce l’esigenza di mescolare nella tua musica più generi musicali come il jazz, il blues e perfino l’hip hop?

Nasce tutto spontaneamente, non c’è mai stata un’esigenza di utilizzare dei generi musicali specifici. La mia musica rispecchia quello che ho dentro di me. Se inizio a creare musica senza pensare a cosa sto facendo, il risultato è quello che si sente su “Passing Through Emotions”.

Sin da ragazzino amavo il jazz, la musica soul, l’r&b, ma dentro di me era presente anche la melodia italiana che è poi andata ad esplodere con i miei beat hip-hop. L’album è nato senza esigenze di marketing o pressioni esterne. Durante la fase creativa ero libero e quindi posso dire che il risultato è al 100% real.

Ti senti più influenzato nella tua produzione da un genere in particolare? Qual è, insomma, il tuo primo amore musicale?

ll primo amore musicale direi che è la musica degli anni ’80: i Talk Talk, Sade, Level 42 ecc. Ascoltavo ed ero un grande fan anche di Eros. Poi m’innamorai della musica jazz, fusion e quindi anche di uno dei musicisti a mio parere più importanti della storia musicale italiana, Pino Daniele. Sono influenzato da molti artisti e generi musicali, penso però che l’hip-hop alla fine sia il genere che m’influenza e rappresenta di più.

“Passing Through Emotions” vede la partecipazione del chitarrista jazz Mike Stern oltre che quella di artisti come Fabrizio Sotti, Alfredo Paixao, Gary Willis, Nir Felder, Tom Kennedy per dirne alcuni. C’è una particolare ragione per la quale hai voluto che altri artisti collaborassero al tuo progetto?

Si, ci sono tante ragioni. Senza di loro quest’album non avrebbe mai raggiunto un livello emozionante così forte. Ogni titolo ha un suo significato ben preciso e ha un collegamento ad una forte emozione da me vissuta. Tutti i musicisti hanno suonato sapendo quale doveva essere l’emozione che andava trasmessa in ogni singolo brano ed è proprio questo a rendere l’album così speciale. Questi artisti sono immensi, si può fare qualcosa di grande solo con l’aiuto di grandi musicisti.

L’album è una raccolta emotiva della tua esistenza. Ritieni che per essere comunicativa la musica debba essere necessariamente autobiografica?

Dipende cosa si vuole comunicare. Io volevo comunicare quello che avevo dentro di me, senza avere paura di rivelare le mie debolezze o la mia vulnerabilità. Volevo condividere le mie emozioni, la mia vita ed essere di sostegno alle persone che stavano vivendo situazioni simili alle mie.

Per comunicare emozioni e sentimenti del genere è necessario essere in qualche modo autobiografici, perché bisogna svuotare l’anima, essere sinceri e veri. Se invece, ad esempio, devo comunicare un’atmosfera da club, non ho bisogno di guardare dentro di me e in quel caso si può anche non essere autobiografici.

Si dice che per essere artista c’è bisogno di tormento. Quale sentimento e sfondo emotivo ti spinge a creare brani migliori? E nello specifico, componi più facilmente quando sei felice o quando sei triste?

Io penso che l’artista e l’ascoltatore si trovino sullo stesso livello. Alfredo Paixao mi disse anni fa: “Loris se hai capito la mia musica, vuol dire che siamo allo stesso livello”. Se l’artista è tormentato e crea la sua musica volendo comunicare quel sentimento o quella emozione, l’ascoltatore capisce solo se anche lui ha vissuto quel sentimento o emozione. Io sono sicuro, per esempio, di aver provato delle emozioni e dei sentimenti simili a Nir Felder, perché durante l’ascolto della sua “The Longest Star” mi sono sentito legato a quelle melodie, rappresentato. Un artista tormentato può trasmettere il suo tormento se è sincero e trasparente.

L’amore, è scontato dirlo, funziona sempre come sentimento o sfondo emotivo. Però, se la musica tratta dell’amore che si prova per una figlia, del desiderio per la sua felicità, la sua libertà, per il suo futuro senza violenze, guerre, semplicemente per un mondo che non vada a rotoli, bene… allora la spinta è sicuramente forte per creare un brano migliore! Quando sono triste penso di esprimermi meglio, forse esce fuori la mia anima malinconica.

Cosa differenzia nelle sonorità brani agli antipodi e che raccontano momenti di vita diversi come “No One Dies Forever” e “It’s A Daughter”?

Hanno molto in comune anche se spaventa l’idea del pensiero. Per me sono sicuramente le emozioni più forti e drammatiche che viviamo. “It’s A Daughter” parte con un riff di chitarra a corde in nylon e trasmette la gioia della vita. Si capisce subito che è un pezzo solare, ma successivamente entrano le drums che rappresentano un cuore che batte forte, una corsa, l’ansia, il timore che possa accadere qualcosa durante il cammino.

Ci sono amore e tensione, c’è la paura del genitore. La parte finale del pezzo è come una risoluzione, il momento che ogni genitore vuole per la propria figlia, la sua felicità. La chitarra solista è interpretata magistralmente da Fabrizio Sotti ed c’è un finale da favola alle tastiere di Ettore Carucci. In “No One Dies Forever” la chitarra è la stessa con corde in nylon, ma il riff è molto mistico e ti lascia una sensazione malinconica.

Mike Stern entra subito con il suo suono inconfondibile e lamenta un dolore blues ma già dopo 40 secondi c’è una progressione di accordi che celebra il ricordo della persona che fisicamente non c’è più. Il brano poi prosegue con tante emozioni, alternando questi due momenti…quello triste e malinconico a quello del ricordo gioioso. Sono molto orgoglioso di questo brano, mio fratello meritava questo capolavoro. Da sottolineare naturalmente anche qua la presenza de i musicisti straordinari Mike Stern, Alfredo Paixao e Kevin Field.

Alla tua attività di compositore affianchi quella di produttore. In quale delle due espressioni musicali ti trovi più a tuo agio?

Come compositore soffro di più, perché devo scavare più a fondo per esprimere meglio quello che voglio trasmettere. Come produttore sono molto pignolo e severo e non lascio nulla al caso. Sono due ruoli diversi che ho imparato a far convivere dentro di me. In “Passing Through Emotions” ho ricoperto tanti altri ruoli, basta pensare che a parte i musicisti ospiti, l’ingegnere di mastering e il grafico, non ci sono state altre persone coinvolte.

Una parola semplice per descrivere cosa significa la musica per te.

Vita.
Però se posso dire più di una parola… la musica per me è un grandissimo dono! L’emozionarsi ascoltando musica, sentire i brividi, avere la pelle d’oca, capire e rendersi conto che mentre ascolti musica in te accade qualcosa di magico, è puro amore! È stata sempre una cura per me, una migliore amica, l’aiuto per superare i tanti momenti difficili.

Dopo l’uscita di questo album hai in programma progetti futuri ed esibizioni dal vivo?

In programma c’è un nuovo progetto che voglio portare avanti. Ci sto provando gusto a far suonare su basi hip-hop artisti jazz come ho fatto in “Passing Through Emotions”. Sta diventando una “challenge” sfidare questi artisti jazz, stanarli e provocarli con l’hip-hop. Attualmente sto lavorando come produttore sul mercato americano assieme al noto chitarrista jazz, e produttore internazionale Fabrizio Sotti.

Lui ha prodotto e collaborato con diversi artisti del calibro di Whitney Houston, Jennifer Lopez, Tupac, Zucchero, Clementino, Mondo Marcio e Mina per citarne alcuni. Qualche sogno nel cassetto non manca mai, quindi non mi fermo qui! Esibizioni dal vivo per ora non ho nessuna proposta seria, se arriverà sarò pronto in Italia ad esibirmi con Alfredo Paixao, Ettore Carucci e la mia drum machine!

a cura di
Noemi Didonna

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