Disjointed: una sit-com da sballo

Disjointed: una sit-com da sballo
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Disjointed varca le porte di Netflix e ci immerge in un fantomatico quanto esilarante scenario hippie popolato da personaggi un pò bizzarri (o forse semplicemente troppo fatti).

A seguito il trailer di Disjointed:

La storia:

La boss di questo microcosmo è Ruth, ferma attivista dagli anni 70 per la legalizzazione della marijuana e proprietaria del Ruth’s Alternative Caring, un negozio in cui è possibile acquistare svariate tipologie di erba o di lozioni per il corpo a base di canapa.

Accompagnata dal figlio Travis che rappresenta una sorta di stacco generazionale fra i due per divergenza di ideali e di prospettive di vita, la serie porta avanti una serie di gag mostrando forse i clichè più comuni della vita di un “fattone”.

“Fattone” che può suddividersi in più categorie: dall’eclettico Pete che ogni giorno cura le sue piantine come fossero figlie e che arriva ad immaginare una sorta di Dea Verde a Carter, ex soldato in missione in Iraq che adesso fa da guardia al negozio di Ruth.

Carter è di poche parole: all’inizio restio all’idea di provare l’erba come soluzione al suo velato post-traumatic stress disorder, subirà un’ evoluzione personale che lo porterà ad aprirsi maggiormente con gli altri e a percepire i suoi ricordi di guerra attraverso trip mentali piuttosto “alternativi”.

Dank e Dabby

Elemento di riso assicurato della serie sono però Dank e Dabby, clienti fissi del locale e stereotipo forse un pò troppo antiquato del fattone come demente ed emarginato sociale.

I due gestiscono un canale Youtube molto seguito in cui sprigionano tutta la loro scemenza tra fumate di bong e battute squallide. Canale che verrà poi usato per promuovere il Ruth’s Alternative Caring e che porterà ad un ritrovo di fumatori secolari e stravaganti pronti a lottare contro l’arroganza di Tae Kwon Doug, maestro di arti marziali, forte oppositore dell’uso terapeutico della marijuana e fervido conservatore.

Punto bonus per la sigla…

Quelle immagini in bianco e nero che vediamo sono infatti tratte da un film del 1936, Reefer Madness; film che sicuramente riflette l’oltranzismo di un’America reazionaria pronta ad affossare i giovani che vediamo nella sigla fumare e sorridere in armonia.

…e per le capacità attoriali di Kathy Bates

Si perchè la bravura della Bates, più conosciuta per Misery non deve morire o per la comparsa nelle ultime stagioni di American Horror Story, spicca e riempie il suo personaggio di verve tipica di uno spirito bollente e combattivo come quello di Ruth.

Bersaglio mancato

Peccato solo che il diverbio tra proibizionismo da una parte e liberalismo dall’altra non abbia avuto il suo più che dovuto spazio all’ interno della serie.

Tutto sembra limitarsi ad una leggerezza che rasenta la superficialità: in un mondo in cui la marijuana viene ancora percepita come un danno sacrilego da molti, sarebbe stato bello mostrare (e dimostrare) che oltre la comicità sta una riflessione sicuramente più radicata.

Fa però veramente strano sapere che il creatore di Disjointed (che poi è anche lo stesso del colossale ” The Big Bang Theory”) Chuck Lorre non abbia nemmeno tenuto in conto di analizzare meglio l’ipocrisia di base di uno stato che consente il possesso d’armi o di una macchina alla tenera età di 16 anni ma non quello di una piantina che sicuramente gioverebbe a molti in termini di relax personale in un mondo che ci pone sempre più sotto la spinta a pressione della morsa capitalista.

Se però desiderate una serata di leggerezza allora Disjointed farà proprio al caso vostro e potrete trovare le due stagioni su Netflix. Gli episodi sono da venti minuti circa ciascuno e tutti girati in ambienti chiusi con quelle tipiche risatine da sit-com aggiunte in post-produzione.

A cura di
Sara Cilia

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