Non aprite quella porta: Letaherface ritorna su Netflix

Non aprite quella porta: Letaherface ritorna su Netflix
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Il nuovo, e nono, capitolo della saga di “Non aprite quella porta” (2022) approda direttamente in streaming su Netflix saltando la sala.

Questo nuovo capitolo è sequel diretto dell’originale capolavoro dell’horror diretto da Tobe Hooper nel 1974, cancellando tutti i film seguenti dando il là ad una nuova serie cinematografica.

Non Aprite Quella porta (2022) ha incontrato una produzione molto travagliata.

Un cambio di regista in corsa e una sostanziale diminuzione del budget, oltre alle difficoltà imposte a causa della pandemia di Covid-19.

Nemmeno la fase di distribuzione si può dire propriamente riuscita. Il film salta la distribuzione in sala dopo dei test screening che danno pessimi risultati approdando direttamente in streaming.

Sarà infatti Netflix a comprarne i diritti per la distribuzione in streaming.

Il nuovo capitolo della saga ha trovato un’accoglienza tiepida, se non fredda, da parte die fan della saga. Bollato come un prodotto Netflix che non ha niente a che fare con lo spirito dei film diretti da Hooper, ma è veramente così?

Non Aprite Quella Porta (2022): Letaherface vs. teenager

Quattro giovani influencer si recano, in sella ad una tesla, nella disabitata e decadente cittadina texana fantasma di Harlow, lontana da ogni forma di civiltà.

Il gruppo intende vendere all’asta i vecchi immobili e ripopolare la città trasformandola in una comunità alla moda formata da giovani hipster arrivati da tutto il paese su un grosso autobus per acquistare una casa o un negozio.

La città però è ancora abitata da tre individui: Ritcher, meccanico locale fortemente legato ai valori del Texas conservatore e appaltatore dei ragazzi, l’anziana e malata proprietaria dell’ex orfanotrofio di Harlow e un misterioso energumeno affetto da mutismo che vive con lei.

La morte dell’anziana, in seguito ad un diverbio con i giovani, scatenerà la furia omicida dell’uomo che si rivelerà essere il temuto, e apparentemente scomparso, serial killer Leatherface che imbraccerà di nuovo la motosega per vendicarsi e riprendersi la città.

Una pellicola in costante dialogo con l’originale

Fede Alvarez, produttore e sceneggiatore, aveva già lavorato, nei panni di regista, al rilancio di un’altra grande saga dell’horror firmando un riuscitissimo remake del primo capitolo di Evil Dead (2013). Saga horror-comedy creata tra gli anni ’80 e ’90 da un giovanissimo Sam Raimi.

Il film di Alvarez funzionò, riscuotendo grande plauso anche dai fan più integralisti della saga.

Questo grazie alla sua abilità di rielaborare in chiave più moderna le tematiche e le vicende che hanno reso immortali i film di Raimi, senza interrompere il dialogo con gli originali.

Una formula di successo che qui viene ripristinata in fase di sceneggiatura mettendo al centro della pellicola uno dei tempi più cari al film di Hooper: lo scontro generazionale.

Se nel film originale di Hooper abbiamo lo scontro tra il movimento hippie e la grottesca parodia di una famiglia conservatrice e repubblicana. Nel 2022 abbiamo un foltissimo gruppo di hipster armato di dirette Instagram intenta a cancellare il passati culturale di Harlow.

Una cultura che ritengono, spesso a buon ragione, superata e distante dalla loro sensibilità e dalla loro ideologia utopica che con zelo e non curanza ritengono superiore anche alle ragioni umane di coloro che la pensano in modo differente. La loro parte è quella della ragione, la parte per cui è giusto combattere senza prendere in esame le conseguenze delle loro azioni.

A fare da ago della bilancia della giustizia sommaria sarà proprio Faccia di Cuoio che, avendo visto morire davanti ai propri occhi l’unico suo barlume di umanità, deciderà di vendicarsi opponendo agli smartphone delle nuove generazioni la buona e vecchia motosega, compagna di innumerevoli omicidi.

Fiumi di sangue per gli amanti dello splatter

La violenza verbale e il veleno sputato sulle ideologie altrui sui social trova nella motosega si Leatherface le sue conseguenze, spesso ignorate da chi utilizza i social network, nella vita reale dando vita ad un escalation di violenza che trova il culmine nella mattanza sull’autobus.

Una scena che troverà spazio nell’immaginario comune e che renderà felici gli amanti dello splatter. Una claustrofobica sequenza in cui Leatherface affetta e infilza i giovani utopisti in un tripudio di arti mozzati e stomaci recisi. Il sangue scorre letteralmente sotto le porte!

Il film non lesina in fatto di violenza, mostrata in tutta la sua crudeltà allo spettatore con ottimi effetti speciali artigianali. Un fattore che lo rende senza dubbio il capitolo più sanguinolento, splatter e gore dell’intera saga.

Una sceneggiatura che lascia più di una perplessità

Nonostante le tematiche legate all’originale, una buona tecnica registica accompagnata da eccellenti effetti speciali e credibili prove attoriali, il film non è privo di difetti.

I difetti emergono infatti in fase di sceneggiatura, soprattutto, nella costruzione dei personaggi. Quest’ultimi non hanno fascino o carisma, impedendo ogni tentativo d’empatia con lo spettatore che non vede l’ora di vederli fatti a brandelli da Leatherface.

La presenza di un’invecchiatissima Selly, protagonista della prima pellicola finalmente pronta a vendicarsi, poteva essere un ottimo elemento per approfondire la psicologia del serial killer se non fosse usata come mero pretesto per portare la trama verso la sua conclusione. Una soluzione adottata sull’onda del successo del remake di Halloween (2018) di David Gordon Green, che però non trova alcuno sviluppo interessante. Se non quello di strizzare l’occhio ai fan di vecchia data della saga,

Anche Leatherface appare molto sbiadita, priva di quella carica horrorifica e dell’approfondimento psicologico, che lo aveva contraddistinto in gran parte dei capitoli precedenti.

A queste vanno anche aggiunte reazioni e azioni del tutto insensate da parte dei protagonisti e della stessa Selly.

Escludendo la tematica dello scontro generazionale, il resto che viene messo in sceneggiatura, come la questione dello stragismo scolastico, non viene mai approfondito.

La pellicola non prende mai una delle due parti, ma tenta di porsi nel mezzo lasciando libera interpretazione alla moralità e all’idea che lo spettatore si è fatto della pellicola.

Tutt’altra cosa rispetto alla netta e graffiante critica sociale che Hooper imbastì all’inizio degli anni’70.

Conclusioni

Il nuovo Non aprite quella porta, diretto da David Blue Garcia, nonostante presenti una sceneggiatura debole con varie problematiche e personaggi deboli, risulta un buon prodotto d’intrattenimento.

Con una regia semplice, ma che riesce a stupire nei momenti più concitati e nelle scene più violente, con alcune scelte che fuoriescono dai canoni dello slasher classico.

Un film che riesce a intrattenere e divertire grazie ad un buon ritmo, buone scene d’azione ed una durata che sfiora a mala pena l’ora e mezza.

Una pellicola che mi sento di consigliare a tutti i fan della saga e anche agli amanti più casual dell’orrore.

a cura di
Alessio Balbi

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