Carmen Consoli arriva al Teatro Duse con il suo Volevo fare la rockstar, il tour che la vede tornare ad esibirsi, dopo questi due anni di stop.
Il suo concerto è uno spettacolo teatrale, ed è proprio il teatro l’ambiente dove la Consoli predilige esibirsi, per la magia ed il contatto diretto col pubblico.
Lo spettacolo è pensato in forma teatrale, con l’introduzione parlata dell’artista Catenese, si suddivide in tre atti.

Il Sogno
Il primo atto è destinato a “Volvevo fare la rockstar”, l’album di brani inediti appena uscito, che narra le paure, i desideri e le speranze di un trascorso sia a livello personale, sia collettivo.
Raccontato sul palco in modo molto intimo, solo voce e chitarra acustica, insieme a Massimo Roccaforte alle chitarre, mentre sullo sfondo immagini della Sicilia, vista in modo inedito a cura di Donatella Finocchiaro.
Ascoltiamo “Una domenica al mare”, “Armonie numeriche”, “L’Aquilone” e via via, fino ad arrivare a “Volevo fare la rockstar”.

Gli anni mediamente isterici
Con il secondo atto, “Gli anni mediamente isterici”, sul palco assieme a lei, troviamo Marina Rei alla batteria.
Adesso si cambia marcia, più graffiante, più rock, più elettrico e ci riporta nel passato, all’album “Mediamente Isterica” pubblicato nel 1998, e che lei stessa definisce “l’album della vita”.
Con la carica esplosiva delle due musiciste, il pubblico – sold out al Duse – è in delirio e si fatica veramente a stare fermi sulle poltroncine, su grandi successi come “Confusa e felice”, “Per niente stanca”, “Fino all’ultimo”, “Besame Giuda”

L’amicizia
Con l’amicizia si arriva al terzo atto dello spettacolo, una dichiarazione d’amore verso il pubblico, ed inizia con “Stranizza d’amuri” omaggio a Franco Battiato, scomparso di recente.
Si ritorna all’intimità, con brani come “Blunotte”, “A finestra”, “Fiori d’Arancio”, “Parole di burro”, “In bianco e nero” per accompagnare il pubblico al finale, con il bis “Amore di plastica”.
Carmen Consoli con il suo “Volevo fare la rockstar” ha scaldato una fredda serata bolognese!
La nostra gallery
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a cura di
Enrico Ballestrazzi

