I Hate My Village – Acieloaperto – 26 agosto 2021

I Hate My Village – Acieloaperto – 26 agosto 2021
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Prima data del tour degli I Hate My Village a Villa Torlonia (San Mauro Pascoli) per acieloaperto: l’intervista prima del concerto e il live report della serata

Quando ho incontrato gli I Hate My Village, per far loro qualche domanda prima del concerto, l’idea di suonare di fronte a un pubblico seduto – userò un eufemismo – non li entusiasmava affatto.

Che schifo” ha esclamato, ridendo, Marco Fasolo (Jennifer Gentle) quando gli ho chiesto cosa ne pensassero. “Sappiamo che sarà diverso con il pubblico seduto, ma non abbiamo cambiato repertorio” ha continuato Fabio Rondanini, “speriamo di farvi ballare“.

Mancavano ancora due ore al concerto sul palco di Villa Torlonia, non potevano immaginare la piega che avrebbe preso la serata.

Gibbone in tour

Gibbone“, mi spiega Adriano Viterbiniè uno scherzo, un modo di dire, partito da Fabio (Rondanini, nda). Il gibbone è quella sensazione di costrizione e insofferenza che avvertiamo quando stiamo per molte ore chiusi nel furgone, durante i tour, e vogliamo uscire, per fare il nostro concerto“. E poi naturalmente, il “gibbone” fa riferimento all’Africa, ai ritmi e alle sonorità tribali di cui avevamo parlato qualche settimana in occasione dell’intervista per l’uscita dell’ep.

Gibbone, così come il primo disco omonimo I Hate My Village, si caratterizza per sonorità internazionali. Naturale quindi chiedere quale sia il loro riscontro all’estero. “Positivo, siamo appena stati inseriti in una playlist che ci dicono essere molto importante. In tanti ci chiedono informazioni. Insomma: la curiosità c’è“, mi risponde Viterbini. E chissà che non sia proprio quello, il loro futuro prossimo.

Quindi, insomma, cosa dobbiamo aspettarci stasera? “Una reunion tra amici e il nostro repertorio migliore“.

Foto di Roberta Paolucci
Gli I Hate My Village

Gli I Hate My Village sono formati da Adriano Viterbini, Fabio Rondanini, Marco Fasolo e Alberto Ferrari. Dalla loro nascita, nel 2018, vengono definiti “supergruppo“, un’espressione che fa tanto pensare a quei gruppi nati dalla voglia di musicisti, già noti per la partecipazione in altre band oppure per la propria attività artistica di solista, di mettersi insieme per fare un disco, di solito senza ottenere grande successo, ad eccezione di un numero impossibile di articoli e interviste, per poi ritornare alle loro vite o ai loro progetti originari.

Gli I Hate My Village però sono qualcosa di diverso. Certo, tutti hanno alle spalle esperienze importanti: Viterbini con i Bud Spencer Blues Explosion, Fabio Rondanini con i Calibro 35 e gli Afterhours, Marco Fasolo con i Jennifer Gentle e infine Alberto Ferrari, mai dimenticata voce dei Verdena, ma non è questo che li unisce. Sono prima di tutto amici, come mi ha detto Rondanini prima del concerto, ma soprattutto sono fan l’uno dell’altro.

La chimica, quando salgono sul palco, è palpabile. Si divertono e fanno divertire. Con il pubblico c’è uno scambio continuo di energia. La danno e la prendono, come in un circuito autoalimentato. La preoccupazione per il pubblico seduto, imbrigliato, è quindi più che comprensibile.

Foto di Roberta Paolucci
Il concerto

Quando salgono sul palco di Villa Torlonia, piena per l’occasione, inizia anche la consueta intro di versi animaleschi, che ricordano uccelli esotici, ma anche – come qualcuno fa notare – un pollaio.

Il live inizia con Gibbone, seguita da Yellowblack, il singolo cantato per l’occasione da Viterbini e uscito a giugno di quest’anno. Immediatamente il pubblico si scalda e qualcuno si alza in piedi per ballare.

Ritmi tribali e chitarra ossessiva sono alcune delle caratteristiche distintive della band. La loro sonorità è stata definita in vari modi: funky, Tuareg blues, psichedelica, afrobeat, ma nessuno di questi la racconta veramente. Gli I Hate My Village propongono la musica più sexy del panorama italiano e sentirli suonare farebbe cambiare idea a chiunque pensi che la parte più bella di un concerto sia cantare insieme.

Durante l’esibizione, come mi avevano anticipato, propongono quasi interamente il loro repertorio: Acquaragia, Tony Hawk of Ghana, Fare un fuoco, Fame e le altre.

Ferrari è particolarmente a suo agio e, oltre agli inserti vocali sui vari pezzi, si diverte ad agitare il pubblico. “Tutti su le mani dai, non facciamo storie dai” registrato in loop station diventa una sorta di traccia, che durante il live viene riproposta più volte.

Sono io il sindaco stasera” dice al pubblico, “quindi se qualcuno vuole salire sul palco, qui c’è un po’ di spazio” fa segno, indicando uno spazio vuoto tra di loro.

Foto di Roberta Paolucci

Un ragazzo, che fino a quel momento aveva ballato in piedi ai lati della platea, non se lo fa dire due volte e sale. Dopo di lui altri due, tre, quattro persone. All’improvviso sul palco insieme agli I Hate My Village sono una decina a ballare. Una festa nella festa. Finito il pezzo, i ragazzi salutano il gruppo e si fanno qualche foto. Poi, ordinatamente, ritornano al loro posto.

La band scende dal palco e torna per i bis: Ami e Yellowblack, quest’ultima suonata per la seconda volta durante la serata. Il gruppo esce, stavolta definitivamente, e riparte ancora in loop “Tutti su le mani dai, non facciamo storie dai” con la voce e la risata di Alberto Ferrari. Non poteva esserci conclusione migliore.

a cura di
Daniela Fabbri

foto di
Roberta Paolucci

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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