Iosonouncane – Parco della Musica – 31 luglio 2021

Iosonouncane – Parco della Musica – 31 luglio 2021
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Nonostante il cielo su Padova non prometta nulla di buono, i lampi in lontananza non hanno scoraggiato il pubblico di Iosonouncane e l’affluenza è alta. Considerata la musica della band, il cielo lampeggiante è molto scenografico, pare quasi fatto apposta.

Chi scrive queste righe aveva solo sentito nominare il progetto di Jacopo Incani ma, spinta dalle lodi di alcune amiche che tendenzialmente ascoltano musica vicina ai miei gusti, giorni fa ho iniziato l’ascolto e: colpo di fulmine!

Visto il nome scelto ero partita, lo ammetto, prevenuta, molto prevenuta. Stupidamente prevenuta. Pensavo infatti che fosse l’ennesimo cantautore indie malinconico che non aggiunge nulla di interessante al panorama musicale del momento. SBAGLIATO. Iosonouncane, con la sua elettronica è per me una vera rivelazione.

Non so come fossero i suoi concerti prima della pandemia e quindi prima delle sedie, so solamente che in questo caso goderselo da seduti non toglie nulla, anzi, per quanto mi riguarda, è un punto in più. La musica è avvolgente, come quando la si ascolta in cuffia rimanendo a casa magari al buio mentre fuori piove. Un po’ emo come immagine, lo so, ma rende l’idea.

Il concerto

La musica di Iosonouncane non è solamente elettronica, è drammatica, ipnotica, ansiogena, atmosferica, avvolgente. Impossibile riuscire a descriverla in modo semplice, va davvero ascoltata.

L’uso stesso delle luci a led lasciando i musicisti “praticamente” in ombra dà modo di concentrarsi solamente sui suoni cupi e allo stesso tempo rilassanti.

Il Parco della Musica, per chi non ci fosse mai stato quest’anno, è diviso in due settori comunicanti: la zona pubblico (con una marea di sedie) e, da dopo il mixer, la zona relax coi tavolini e i chioschi per mangiare e bere, zona quest’ultima dedicata ad un chiacchiericcio che lascia la musica come sottofondo ma non questa volta. Il silenzio tra la gente è pressoché totale e siamo tutti rapiti da questo trio che vede Jacopo al centro.

I brani dei due album “Ira” e “Die” si mescolano insieme per un’ora e quaranta che non lascia scampo. Nessuna pausa, nessuna parola tra un pezzo e l’altro quasi a non spezzare la magia in corso.

L’apertura della serata è affidata al fiorentino Vieri Cervelli Montel con il suo progetto solista sospeso tra la canzone tradizionale e la sperimentazione contemporanea.

a cura di
Anna Bechis
foto di
Enrico Dal Boni

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Enrico Dal Boni

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