Sanremo 2021, le pagelle dei testi dei big in gara

Sanremo 2021, le pagelle dei testi dei big in gara
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Il Festival di Sanremo 2021 è alle porte. Quest’anno, i big in gara saranno ben ventisei. È tempo, quindi, di pagelle. Di elogi, ammonizioni e qualche bocciatura. In attesa che inizi la gara, ecco le parole che ascolteremo.

Aiello – Ora

Aiello racconta (ancora una volta) un amore finito, lo fa con la passionalità che contraddistingue la sua scrittura. Il testo di Ora parla di una donna con cui ha vissuto una passione intensa («Sesso ibuprofene, tredici ore in un letto»), ma da cui è scappato per paura.

Com’è andata a finire? Se n’è pentito, ma adesso è troppo tardi: lei ha un altro uomo (con cui ha fatto una figlia). Aiello è «un drago nel letto», ma ad appena due anni dal suo esordio discografico è già prevedibile. Noioso.

Voto: 5

Annalisa – Dieci

Annalisa si propone a Sanremo con un brano d’amore che porta avanti un concetto già ampiamente espresso in Nuda, l’ultimo album della cantante (che presto tornerà nei negozi in una versione deluxe): è il racconto di una donna indipendente, che affronta la fine di una storia con carattere, coraggio e determinazione.

Annalisa firma il brano insieme a Davide Simonetta, Paolo Antonacci (figlio di Biagio) e Dargen D’Amico. Il risultato? Un pezzo fatto di immagini suggestive, romantiche («L’ultimo bacio in strada») ma spesso connesse a fatica.

Voto: 5-

Arisa – Potevi fare di più

Arisa presta la sua voce a un brano di Gigi D’Alessio, che racconta la fine di un amore. Malinconia, amarezza, rassegnazione, persino rabbia: Potevi fare di più è la fotografia lucida e dolorosa di una storia al capolinea.

Tuttavia, sebbene sia il racconto di una donna che descrive le macerie di un rapporto consumato, è evidente che la penna sia di un uomo: l’immagine che ne viene fuori è quella di un’Arisa asservita agli umori del suo compagno («A che serve truccarmi se nemmeno mi guardi»).

Se la donna di Annalisa è forte e volitiva, quella di Arisa è vittima, senza possibilità di riscatto. Piacerà a molte, ma sarà criticata aspramente da (tante) altre.

VOTO: 5-

Bugo – E invece sì

Bugo torna a Sanremo dopo l’esperienza irripetibile, imprevedibile e fortunata dello scorso anno. Lo fa con E invece sì, un pezzo malinconico in cui Cristian (Bugatti, vero nome del cantautore) fa i conti con il passare del tempo, con il mondo esterno che gli impone di perdere leggerezza e incoscienza, mentre lui si difende («Anche se mi dici “Cristian sveglia, stai su dritto”, io voglio immaginarmi che non ho sbagliato»).

Leggero, ma non superficiale; concreto, senza essere mai pratico, Bugo ha le carte in regola per riscattarsi e far dimenticare (o quantomeno far passare in secondo piano) la fuga dal palcoscenico dello scorso anno.

Voto: 6

Colapesce e Dimartino – Musica leggerissima

Colapesce e Dimartino sono due cantautori di razza, che hanno scelto il palco dell’Ariston di Sanremo per festeggiare i loro primi dieci anni di carriera. E sul palco celebreranno la musica, quella leggerissima, che ha bisogno di «parole senza mistero».

La scrittura di Colapesce e Dimartino sa essere intelligente, arguta, mai prevedibile e Musica leggerissima ne è la prova: esaltano la leggerezza senza banalità, raccontano il «buco nero» che il mondo è chiamato a vivere senza leziosità o pedanteria. Insomma, i due cantautori siciliani possono concedersi il lusso di essere leggerissimi senza dover dimostrare a tutti i costi di essere profondi.

Voto: 7

Coma_Cose – Fiamme negli occhi

I Coma_Cose, al secolo Fausto Zanardelli e Francesca Mesiano, firmano e cantano un brano che rivela le fragilità di una donna e, di riflesso, quelle del suo uomo. Un rapporto, quello descritto in Fiamme negli occhi, totale e impetuoso, che brucia e dà ossigeno, annienta e rigenera.

«Se mi guardi, mi bruci», canta la Mesiano, per poi concludere «Se mi guardi, senti». Un rapporto di dipendenza, fatto di immagini inconsuete, tipiche della scrittura dei Coma_Cose, e nel contempo affascinanti («Galleggio in una vasca piena di risentimento e tu sei il tostapane che ci cade dentro»).

Voto: 7

Ermal Meta – Un milione di cose da dirti

Il tema dell’amore, da che esiste l’arte in genere, è senza dubbio quello più utilizzato, spesso inflazionato, persino banalizzato, perché è già stato detto tutto, eppure tutto è ancora da dire. Ermal Meta ha deciso di presentarsi a Sanremo con un brano d’amore lineare, diretto, senza nodi: lui ama lei, lei ama lui, lui ha il «cuore a sonagli», lei gli «occhi a fanale».

Eppure manca un guizzo, qualcosa che faccia spalancare gli occhi, palpitare il cuore: Un milione di cose da dirti suona quasi stucchevole e adolescenziale. Piacerà alle giovani coppie, che imbratteranno le panchine e i social con le frasi del brano, ma siamo ben lontani dalle migliori produzioni di Ermal.

Voto: 4.5

Extraliscio feat. Davide Toffolo – Bianca luce nera

Gli Extraliscio, ovvero Mirco Mariani, Moreno il Biondo e Mauro Ferrara, incontrano Davide Toffolo, leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti, e realizzano Bianca luce nera, una canzone da balera, come l’hanno definita loro.

Il leit motiv del brano è il rapporto di coppia: racconta di una lei che è malattia e cura, guida e distrazione («Mi curi medicamentosa, mi pungi come ragno ortica»). Il testo non offre particolari slanci, l’esibizione sul palcoscenico di Sanremo gli darà certamente spessore e originalità.

Voto: 4

Fasma – Parlami

Quando hai poco più di vent’anni e sei innamorato, persino la rabbia diventa romantica. E Fasma, al secolo Tiberio Fazioli, è arrabbiato perché la ragazza che ama non sa che «anche un granello di sabbia (…) può tornare roccia».

Fasma si rivolge alla sua lei, la sprona, la incita a parlare, parlare, parlare (il titolo del brano è ripetuto più e più volte): vuole che lei si accorga del suo valore e non si arrenda. Romantico, persino tenero, con qualche passaggio ingenuo e forzatamente sensazionalisticoDai baci fantastici che mi annullano anche i battiti, ti prego tu salvami»).

Voto: 5

Francesca Michielin e Fedez – Chiamami per nome

Da una parte una cantautrice di valore, che – nonostante la giovane età – è riuscita a costruirsi una credibilità tale da poter far convivere – nel suo ultimo disco – pop, indie e itpop (recentemente ha duettato con Vasco Brondi, ma in Feat sono presenti tra gli altri anche Elisa, Carl Brave e Giorgio Poi), dall’altra un rapper dal nome e dalla popolarità ingombranti.

Insieme, Francesca Michielin e Fedez cantano Chiamami per nome, una canzone che parla di due persone che vivono un destino simile e parallelo: soffrono, rischiano di perdersi, ma alla fine ritrovano se stesse.

Voto: 5

Francesco Renga – Quando trovo te

A trent’anni dal suo esordio con i Timoria, torna a Sanremo Francesco Renga. Il brano che presenta in gara si chiama Quanto trovo te e porta la firma dello stesso Renga, insieme a due penne illustri del pop italiano, quella di Roberto Casalino e Dario Faini (qui non nelle vesti del suo alter ego Dardust).

Il brano parla d’amore, ma punta l’attenzione su un aspetto: l’essenziale, specie in un momento di grande confusione, in cui è facile distrarsi e perdere la bussola, sta nei sentimenti autentici. Renga, quando trova lei, ritrova se stesso, perché la donna che ama è «la verità in un mondo immaginario». Renga fa Renga, piacerà ai suoi fedelissimi.

Voto: 5

Fulminacci – Santa Marinella

È giovanissimo, eppure Fulminacci, nome d’arte di Filippo Uttinacci, è già una promessa del nuovo cantautorato italiano. Sensibile, scanzonato, romantico ma senza vaneggiamenti, in Santa Marinella parla di un rapporto importante, in cui l’altra persona rappresenta la zona franca, la soluzione a certi malumori («Ti prego di raccogliermi la testa, come se fosse l’ultima che resta»).

Romantico ma non banale, trascinante senza bisogno di impressionare, Fulminacci è al suo esordio eppure è già strutturato. Piacerà ai giovani e anche ai meno giovani.

Voto: 6+

Gaia – Cuore amaro

Gaia, dopo la vittoria ad Amici, partecipa per la prima volta a Sanremo con un brano scritto di suo pugno insieme a Jacopo Ettorre, Daniele Dezi e Giorgio Spedicato. Cuore amaro è la fotografia di una giovane donna che fa un bilancio: ci sono le sue zone d’ombra («Quella che ho dentro è una notte lontana, quella di chi non sa tornare a casa») e le sue nuove consapevolezze («Ora ci vedo chiaro»).

È un brano in divenire, il fermo immagine di un presente che osserva il passato, ma va a passo spedito verso il futuro.

Voto: 5

Ghemon – Momento perfetto

A due anni da Rose viola, Ghemon, alias Gianluca Picariello, torna a Sanremo per cantare la sua rivincita sul dolore. Ghemon, in questo brano, è lucido, diretto, tagliente, non fa sconti a se stesso e ai sentimenti che ha provato: si racconta con determinazione e trasparenza, rivela i momenti di smarrimento («Se non avveri i tuoi desideri, finisci a vivere di ricordi») e l’istante esatto in cui ha capito di dover prendere in mano la propria vita.

Coraggioso, onesto, dirompente, l’artista campano ha tutte le carte in regola per conquistare definitivamente il pubblico nazionalpopolare del Festival. Promosso a pieni voti.

Voto: 7.5

Gio Evan – Arnica

Gio Evan, a Sanremo, farà se stesso, senza snaturarsi: Arnica è un brano caratterizzato dai giochi di parole a cui Giovanni Giancaspro, vero nome dell’artista tuttofare, ha abituato il suo pubblico («Non voglio dimenticare niente, però fa male ricordare tutto quanto»).

Il pezzo, che non presenta guizzi particolari, è una metafora: il fiore che dà il titolo alla canzone è luminoso e fragile, si spezza e ricresce, perciò rappresenta il ciclo della vita, i dolori, le rinunce e le soddisfazioni che caratterizzano la nostra esistenza. Piacerà ai suoi fedeli e a chi tifa per i buoni sentimenti a tutti i costi. Annoierà, invece, tutti gli altri.

Voto: 5

Irama – La genesi del tuo colore

Ha partecipato a Sanremo Giovani nel 2016, poi ha vinto Amici, dopo è tornato al Festival con La ragazza con il cuore di latta e a seguire, come se non bastasse, ha vinto di nuovo Amici, stavolta nella versione speciale con tutti gli ex volti più amati del talent. A Sanremo, quest’anno, Irama canta un inno alla vita, un brano al futuro («Ci vestiremo di vertigini, mentre un grido esploderà come la vita quando viene») che promette di far ballare.

Buoni sentimenti, speranza e determinazione: Filippo Fanti, vero nome di Irama, ha imparato la ricetta del successo e ha intenzione di ripeterla finché il pubblico abboccherà. Poco coraggio, ma grande risolutezza: conquisterà le radio e il brano si incollerà addosso. Per vette più intense c’è ancora da aspettare (e sperare).

Voto: 4.5

La rappresentante di lista – Amare

La rappresentante di lista, duo formato da Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi, partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo e propone Amare, un brano che si preannuncia evocativo e intenso.

Scritto dal duo e da Dario Faini, stavolta nel suo alter ego di Dardust, Amare non è la storia di un amore, ma è il racconto dell’amore stesso: travolgente, prepotente, totalizzante. La voce della Lucchesi saprà rendere giustizia a un testo poco carnale, ma che evoca sensazioni e stati d’animo.

Voto: 5.5

Lo Stato Sociale – Combat pop

Lo Stato Sociale ci ha preso gusto: dopo il terzo posto con Una vita in vacanza nel 2018, la band capitanata da Lodo Guenzi ha deciso di tornare al Festival con un brano ironico, diretto e incalzante, che svela le contraddizioni di una società in cui quello che mostriamo corrisponde sempre meno a quello che siamo realmente («Ma che senso ha vestirsi da rockstar, fare canzoni pop per vendere pubblicità?»).

Riusciranno a bissare il successo di tre anni fa? Le premesse sono buone, ma le aspettative alte.

Voto: 6.5

Madame – Voce

Francesca Calearo, alias Madame, ha solo diciannove anni, ma ha già conquistato milioni di ascoltatori sulle piattaforme streaming. Giovanissima, sì, ma già strutturata e riconoscibile, Madame propone un’originale dedica d’amore alla sua voce: non la considera uno strumento, ma una compagna di vita, un’alleata, un porto sicuro in cui tornare.

C’è amore, riconoscenza e la consapevolezza di non poter tradire la propria voce, perché significherebbe tradire una parte di sé.

Voto: 5+

Malika Ayane – Ti piaci così

Siamo ben lontani dall’intensità di Adesso e qui (Nostalgico presente), Niente o Ricomincio da qui, la Malika Ayane di Ti piaci così racconta il risveglio dal torpore, una ripartenza, la voglia di rivalsa.

Alzarsi una mattina, guardarsi allo specchio e capire di poter prendere in mano la propria vita, scegliendo il meglio per sé: questo è il tema del brano proposto a Sanremo 2021. Un testo essenziale, lineare, senza grovigli di parole: Malika Ayane, quest’anno, rinuncia alla malinconia e guarda al presente e al futuro.

Voto: 4.5

Maneskin – Zitti e buoni

I Maneskin hanno vent’anni e il pregio di saper raccontare la loro età: Zitti e buoni trasuda istinto, rabbia, sfacciataggine. Damiano, Ethan, Thomas e Victoria, autori del brano, si guardano intorno e raccontano quello che vedono.

Si guardano intorno e raccontano chi sono, le loro ambizioni, il coraggio di inseguire un obiettivo e la presa di distanza da «loro», ovvero quelli che giudicano senza conoscere e parlano senza cognizione di causa («Noi siamo fuori di testa ma diversi da loro»). Giovani, arrabbiati e saggi.

Voto: 5.5

Max Gazzè – Il farmacista

Quando la genialità, l’intelligenza e l’ironia dei fratelli Gazzè si incontrano, viene fuori sempre qualcosa di imprevedibile. Quest’anno, poi, Max torna a Sanremo con un gruppo misterioso, che si chiama Trifluoperazina Monstery Band, e propone un brano che si intitola Il farmacista, che combina sarcasmo e leggerezza.

Difficile dare un giudizio al testo del brano, che appare come una filastrocca serrata, stravagante e travolgente.

Voto: Non classificato

Noemi – Glicine

Noemi torna a Sanremo per la sesta volta e sceglie di vestirsi di malinconia: Glicine è un brano fatto di immagini che mettono a fuoco un passato «lontano come Marte».

Ricordi, sensazioni che rimandano a una storia che si è conclusa, rimpianti: la Metamorfosi di Noemi (così si intitola il suo nuovo disco di inediti) passa necessariamente attraverso il bisogno di fare i conti con ciò che è stato, anche se costa fatica («E mi ripeto che scema a non saper fingere»).

Noemi alle prese con le sue «nuove consapevolezze», come cantava qualche anno fa in Vuoto a perdere, è una storia tutta da scoprire. Il primo tassello è fatto di nostalgia.

Voto: 5.5

Orietta Berti – Quando ti sei innamorato

Orietta Berti fa quello che ci si può facilmente immaginare: canta la storia di un amore adulto, consapevole, ma non per questo stanco o sciupato. È la storia di un uomo e di una donna che hanno fatto una scelta e sanno di potersi cercare (e trovare) in quella scelta («Quando ti sei innamorato, perduto, da allora niente è cambiato»).

Orietta, senza l’uomo che ama, è «un’onda senza il mare, un cielo senza stelle», ma rincara la dose: «Solo il mio pianto mi resta senza te». Un testo di musica leggera che già negli anni Sessanta avrebbe fatto storcere il naso, mentre oggi fa sorridere: la Berti fa la Berti e, in fondo, nessuno si aspettava altro.

Voto: 4

Random – Torno a te

Random, nome d’arte di Emanuele Caso, nonostante la giovanissima età (ha appena diciannove anni), il successo sulle piattaforme streaming e un pubblico di fedelissimi tra gli adolescenti, esordisce a Sanremo con un brano vecchio, senza guizzi né colpi di scena.

Parla d’amore in modo prevedibile e retoricoCercami e mi troverai dentro le note che mai scriverai»). Diciannove anni, percepiti settantasei.

Voto: 4

Willie Peyote – Mai dire mai (la locura)

Tagliente, dissacrante, trascinante: Willie Peyote, al secolo Guglielmo Bruno, esordisce a Sanremo con un brano che denuncia lo stato di salute di un mondo che vive di apparenze, di un’epoca caratterizzata da superficialità, negligenza e disordine.

Musica, sport, politica, persino la vita quotidiana finisce sotto la lente d’ingrandimento di Willie Peyote: ne deriva un racconto amaro, potente e irresistibile. Senz’altro un buon esordio per l’artista torinese.

Voto: 7

a cura di
Basilio Petruzza

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