La determinazione artistica di Cance

La determinazione artistica di Cance
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Ti faccio suonare e in base a chi porti, avrai il tuo cachet. Se poi non c’è gente ti offro da bere e mangi al buffet”

Così giovane ma già con le idee chiare Giulia Cancedda in arte Cance. In Italia abbiamo tanti talenti che cercano di comunicare la loro musica ma è sempre più arduo il percorso da affrontare, questa la ragazza ha dimostrato subito coraggio e determinazione.

Dopo aver conseguito il diploma in Canto Jazz, Cance lascia il paese alla volta di Londra. Vi sarà capitato sicuramente di vedere tanti ragazzi busker per le vie della capitale o nei vari pub. Cance sbaraglia subito tutti conquistando un posto tra i finalisti di “GIGS”, la più grande competizione di artisti di strada che si tiene ogni anno in Inghilterra oltre ad un Master in Popolar Music Performance. Ma siamo solo al’inizio…

Cance torna in Italia, pubblica il suo primo singolo Conosci. Una sfida importante: unire la professionalità raggiunta ad un testo importante, chiaro e diretto. Si iscrive al Premio Musica contro le Mafie, partecipa alla finale tenutasi a Crotone e conquista il primo posto fra gli UNDER 35 oltre ad assicurarsi l’esibizione a Casa Sanremo.

Il 29 aprile è uscito il video documentario La musica può, realizzato in collaborazione con SIAE e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, un resoconto onesto e naturale sull’artista, i suoi sogni e i suoi obiettivi. Abbiamo voluto farci raccontare direttamente da lei la sua bella avventura.

Il video documentario “La Musica può “ riassume il tuo incredibile percorso musicale: 1a classificata UNDER 35 al Premio “Musica contro le Mafie 2019” ed esibizione nientemeno che a Casa Sanremo. Quanto c’è di fortuna e quanto di testarda determinazione in tutto questo?

Sicuramente nella prima fase del concorso anche la fortuna ha giocato un ruolo importante. Erano più di 500 i brani candidati e pensavo fra me e me: “Siamo tanti, speriamo ascoltino tutta la canzone!”. Essendo infatti la musica leggera, non ascoltando bene il testo il rischio era quello che il mio venisse preso per uno dei tanti brani commerciali un po’ poveri di contenuto.

Quando mi è stato comunicato di essere tra i 10 finalisti che si sarebbero esibiti dal vivo a Cosenza invece è scattato più che mai l’elemento determinazione. Per me la finale era già un bellissimo traguardo, ma proprio perché questa opportunità era stata data a così pochi nel mio cuore in fondo speravo nel riconoscimento di almeno un premio; ho dato il massimo perchè ciò accadesse, per portare con me un ricordo ancora più bello di questa esperienza.

Hai vissuto sulla tua pelle la necessità di spostarsi in Inghilterra per trovare nuovi sbocchi professionali come artista. Ma suonare all’estero è tutto rosa e fiori? Che difficoltà hai vissuto?

Si, ho deciso di partire per Londra innanzitutto per vivere un’esperienza e mettermi alla prova, per conoscere una realtà completamente diversa da quella del nostro paese e capire se potesse fare al caso mio. La vita a Londra se non hai una buona base economica è tutt’altro che rose e fiori, come a Milano d’altronde. Devo dire però che lì vedi veramente ripagati i tuoi sacrifici se riesci a superare il primo periodo, quello più difficile, perché il sistema è molto meritocratico. Le difficoltà le ho trovate principalmente nel dovermi adattare a ritmi lavorativi completamente diversi, nell’instaurare rapporti umani veri, ognuno sembra pensare solo a se stesso e alla propria carriera.

Il lavoretto è solo un mezzo per fare soldi e poi raggiungere i propri obiettivi. Quando invece sono entrata nel giro musicale l’unica vera difficoltà è stata a volte la paura nello spostarmi per andare a fare le serate. Ero spesso sola in metropolitana e tornavo tardi, magari dalla parte opposta di Londra e cambiando due o tre bus notturni. Avevo una valigia con dentro il mio piccolo ampli Roland e l’asta per il Microfono che spuntava insomma, mi sono dovuta arrangiare in qualche modo!

Colpisce la tua determinazione e la tua chiarezza di idee nel costruire il tuo progetto professionale. Come sei riuscita a conciliare, come dice tuo papà nel video, contenuti interessanti in un contesto musicale più orintato verso suoni più attuali?

Devo dire che musica e parole sono nate assieme, in modo molto istintivo. Si sono conciliate da sole. Il brano è nato sulla chitarra e già in origine avevo l’idea di mantenere un ritornello con uno strumming quasi swing e le strofe invece con una base più simile al reggaeton. Questo contrasto mi piaceva molto e nonostante mi sia stato suggerito di farla tutta in un modo o nell’altro è stato da me fortemente voluto e mantenuto nell’arrangiamento.

Forse è stata questa la parte più difficile da conciliare, a livello musicale. Quello però di cui avevo bisogno (ed è per questo che poi mi sono affidata a Lorenzo Avanzi) erano delle sonorità moderne, affinché il messaggio potesse raggiungere anche un pubblico più giovane, che era ciò che più mi interessava.

Come sei riuscita ad entrare a far parte del concorso Musica contro le Mafie e cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Sono entrata a far parte del concorso candidando online il mio brano sul sito del Premio. Dopo una prima scrematura in cui l’organizzazione si è premurata tra circa 500 brani di ammettere quelli che avessero realmente un contenuto adeguato al tipo di Premio, siamo rimasti in circa 350 e sono stata selezionata tra i 10 finalisti grazie ai voti di tre giurie: quella Reponsabile, quella studentesca e quella social. In finale invece ha votato un’altra giuria responsabile composta da Roy Paci, Serena Brancale e Picciotto, più quella demoscopica presa a campione in teatro e in minima parte anche quella social.

Questa esperienza innanzitutto mi ha fatto conoscere tantissime belle persone, con cui sono nate amicizie e collaborazioni. Non mi sono mai piaciuti i concorsi, le “gare” musicali in generale..non a caso questo non si chiama concorso ma “premio”, e già la presentazione mi è piaciuta molto. Ho trovato un ambiente bello, puro, che mi ha fatto ricredere su molte cose. Musica contro le mafie mi ha confermato quanto sia importante avere veramente qualcosa da dire, dei contenuti forti, quando si scrive. Ma, soprattutto, che il mezzo più potente che abbiamo noi artisti per arrivare alle persone è semplicemente essere noi stessi, essere sinceri. Questo non ci farà essere apprezzati da tutti ma penso che sia un primo e importante passo per imparare a lottare con coraggio per la diffusione dei propri valori e delle buone idee, per costruire un futuro migliore.

La pandemia per Coronavirus che ha coinvolto tutto il mondo ha mandato in profonda crisi, oltre a tutte le professioni, anche e sopratutto la musica e l’arte in generale, considerati come realtà secondarie. Come credi che questo settore possa rialzarsi e ricominciare? Sei ottimista o pessimista?

Io credo onestamente che non sarà per niente facile rialzarsi, ci vorrà molto tempo. D’altro canto dentro di me c’è tanta speranza, vedo questo momento come una grande opportunità di svolta per il nostro settore. Ci stiamo muovendo in tanti e lo Stato adesso si sta rendendo conto che sono molte le persone che vivono di arte. Ora più che mai non potrà fare finta di nulla se resistiamo e restiamo uniti. Quello che mi auguro chiaramente è che anche in Italia finalmente il musicista inizi ad essere riconosciuto come un mestiere a tutti gli effetti.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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