Post Malone Plays Nirvana è un’indimenticabile esperienza dei live da quarantena

Post Malone Plays Nirvana è un’indimenticabile esperienza dei live da quarantena
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All’apparenza il progetto live di Post Malone di un live in streaming, durante questo periodo di quarantena, poteva tranquillamente essere preso sottogamba. Perché, non nascondiamolo, molti concerti casalinghi hanno invaso le nostre case in queste settimane (siamo stati protagonisti anche noi, con #acasalive). Tantissime esibizioni arrivate su tutte le piattaforme social: YouTube, Facebook, Instagram hanno allietato il nostro lockdown con svariate performance live. Alcune riuscite, altre meno, ma molto poche che hanno garantito una qualità più che buona. Con un’eccezione, quel One World Together At Home che verrà ricordato come un Live Aid della nostra epoca.

Questo fino a stanotte, quando Post Malone ha fatto saltare il banco, sfornando quello che è tra i momenti più indimenticabili di questi due mesi. Non l’ho volutamente definito rapper o trapper, errore che molti ascoltatori superficiali potrebbero fare; che l’artista statunitense avesse approfittato della bolla trap per inserirsi in poco tempo nei piani alti dello showbiz è cosa nota, non solo da chi mastica un pelo di musica internazionale, come non è un segreto la sua passione per generi come il rock e il metal, spesso denigrati da chi ascolta l’hip hop in tutte le sue sfumature. Una visione artistica a 360 gradi esplosa nell’ultimo lavoro Hollywood’s Bleeding, uscito lo scorso anno e che lo ha visto collaborare con una leggenda del calibro di Ozzy Osbourne.

Tagliamo subito la testa al toro: questo live è l’omaggio più potente e sincero ai Nirvana che si sia sentito dalla morte di Kurt Cobain. Con la collaborazione degli aiutanti storici Nick Mack alla chitarra e Brian Lee al basso, ai quali si aggiunge Travis Barker dei Blink-182 alla batteria, il live registrato nella sua villa nello Utah è servito per raccogliere fondi per l’OMS. ONU e un colosso come Google sono tra i promotori di un obiettivo sulla carta ambizioso, la raccolta di donazioni per 7 milioni di dollari.

Post Malone presenta in quest’occasione una conoscenza quasi didascalica e una fedeltà religiosa nei confronti della band di Seattle; non è casuale la scelta di esibirsi indossando dei vestiti da donna, cosa che lo stesso Cobain fece nelle sue esibizioni live. “I Nirvana sono la mia band preferita”, afferma il musicista, qui in veste di chitarrista e cantante, e lo si intuisce anche dal fatto che lo streaming inizia con Frances Farmer Will Have Her Revenge on Seattle, non il pezzo più in vista del loro repertorio. All’appello non è presente Smells Like Teen Spirit, ma le altre hit ci sono praticamente tutte: School, About A Girl, Come As You Are, Heart-Shaped Box e Lithium sono solo alcune delle canzoni che vengono proposte negli 80 minuti di live. 

Un live solido e con rare sbavature dove non sono mancati momenti di scherzo, come quando viene proposto a sorpresa un brano inedito (spoiler: è uno scherzo), e le birrette tra un pezzo e l’altro, in un clima che ha fatto sembrare il concerto più come una giornata in sala prove a telecamere accese. Un’esibizione di grande spessore artistico, nella quale è impossibile non fare accostamenti a quella, invece scandalosa, dei Puddle Of Mudd di pochi giorni fa; scontato il plauso pubblico degli ex Nirvana Krist Novoselic e Dave Grohl (con un retweet di una foto sorridente dell’ex bassista) e di Courney Love. La raccolta fondi, tuttora aperta, terminerà tra circa due mesi.

A cura di
Nicola Lucchetta

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