Lauriola: “Leggete Gianni Rodari a chi amate”

Lauriola: “Leggete Gianni Rodari a chi amate”
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Scudo e riparo è il titolo del nuovo singolo di Lauriola, che anticipa l’uscita dell’album a maggio.

Frantumi, rottami, immagini di felicità passate e di matrimoni di altri tempi che si alternano , per accompagnare una canzone dolorosa e intensa, ma del tutto aperta alla speranza. Dai rottami al sorriso di una bimba la strada è più breve di ciò che si possa pensare.

Gli abbiamo chiesto come sta, una cosa non banale, di questi tempi. Ed ecco cosa ci ha raccontato.

Iniziamo l’intervista con una domanda semplice ma non banale di questi tempi: come stai?

Sto bene. Passo del tempo prezioso con la mia famiglia e ogni giorno osservo con stupore la crescita di mio figlio. Forse questa contingenza ci spinge a riconsiderare il concetto di necessità. Quello che stiamo vivendo è uno stravolgimento in tutti i sensi, non solo sotto il profilo sociale ed economico, oltre che sanitario, ma anche sotto l’aspetto psicologico e antropologico.

“Scudo e Riparo” è il titolo del tuo nuovo singolo, una storia che parla di precariato ma anche di favole. Chi è il protagonista?

La protagonista del video è una bimba a cui la vita prova a togliere tutto a causa della perdita del lavoro del papà. La prima parte si concentra sul matrimonio dei genitori, mentre la seconda parte affronta la tematica della perdita del lavoro e sul finale c’è un dolce epilogo, come succede nelle favole.

E il finale?

Il finale lascia intendere che, anche di fronte alle difficoltà, se ne esce con gli affetti e le relazioni, lezione che tutti dovremmo imparare in questa difficile situazione che stiamo vivendo in questi giorni diventando scudo e riparo gli uni degli altri.

Si tratta di una storia che hai vissuto in prima persona o racconti l’esperienza di altri?

Racconto l’esperienza di altri. Si tratta di una storia le cui gesta le ho lette su un giornale tanti anni fa quando vivevo in Puglia. Nel 1991, ventimila albanesi, dopo una traversata che era cominciata dall’altra parte del Mare Adriatico, sbarcarono a Bari con una nave che è diventata un simbolo anche di accoglienza. Tra di loro c’era una famiglia che ha ispirato questa canzone.

A maggio uscirà il tuo nuovo album “Canzoni scritte sui muri”. Puoi darci qualche anticipazione?

Sarà un album diverso dai precedenti. Questo è un disco personale che gode della coralità di molteplici artisti che l’hanno supportato. Ci saranno le chitarre acustiche, le chitarre elettriche, il sax, il piano, i sintetizzatori, l’elettronica e i computer.

In studio di registrazione abbiamo sperimentato tanto insieme al produttore Francesco Coletti e al musicista Antonio Riccardo. Questo disco sarà l’ultimo di una trilogia iniziata con l’album Polvere. (scritto con il punto finale) e poi continuata con L’ego, che ho dedicato ai grandi temi della vita.

Come nasce una canzone di Pierpaolo Lauriola?

Scrivere canzoni per me è una lezione di vita. Apprendo da quello che osservo e traduco il tutto in musica. Faccio pre-produzione per molto tempo prima di cominciare a registrare un disco. Prendo dei piccoli appunti.

Che cosa ti aiuta?

Leggo libri adatti ai temi che penso di affrontare, ascolto tanta musica e quando è il momento di registrare faccio anche moltissimi schemi, sebbene poi non li rispetti. La loro funzione è quella di farmi pensare, di farmi vagliare delle ipotesi alternative. Tutto questo però tende a incasellare più le premesse che le promesse.

E il risultato qual è?

Alla fine il risultato è un miscuglio di spontaneità e urgenza creativa. La musica può essere un motore molto forte capace di demolire quei muri che ci isolano. La musica fa leva sul nostro modo di poter essere nella società individui e cittadini costruttori di valori positivi. Valori che ho provato a cercare, in questi anni di vita personale e professionale, anche attraverso la musica e la solidarietà.

Lasciamoci con un messaggio positivo!

Vi invito a leggere una fiaba di Gianni Rodari a qualcuno che volete bene, perché lui diceva che la fiaba è pronta per darci una mano a immaginare il futuro che altri vorrebbero semplicemente farci subire.

a cura di
Redazione

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