Storia di un matrimonio, o meglio storia di un divorzio e di cosa vuol dire davvero amare

Storia di un matrimonio, o meglio storia di un divorzio e di cosa vuol dire davvero amare
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Storia di un matrimonio (Marriage Story), del regista Noah Baumbach, è una pellicola del 2019 distribuita da Netflix e uscita in Italia a novembre.

Presentato in anteprima alla Mostra internazionale del cinema di Venezia e candidato a numerosi premi tra cui sei Golden Globe (tra cui spiccano quello per miglior attrice in un film drammatico a Scarlett Johansson, miglior attore ad Adam Driver, e miglior sceneggiatura a Noah Baumbach) e un Leone d’Oro come miglior film, la storia narra dei coniugi Barber, Nicole (Scarlett Johansson) e Charlie (Adam Driver), lui regista teatrale e lei attrice.

Entrambi vivono a New York assieme al figlio piccolo, Henry, ma lei è di Los Angeles, dove ha debuttato come attrice in una commedia per teen ager.

Il fulcro della vicenda, anche se il film si intitola Storia di un matrimonio, è che i due stanno per divorziare.

Pur avendo la parvenza di una famiglia perfetta, borghese, intellettuale e amante dell’ arte, le cose non vanno bene già da tempo: Nicole infatti, essendosi sposata e avendo avuto un figlio da giovane, sente di aver rinunciato alle sue aspirazioni artistiche per la famiglia e, quando la chiamano per girare un pilot a Los Angeles, è contentissima di accettare, mentre Charlie si dimostra fin da subito invidioso e scettico.

Il classico quadretto famigliare che vuole la donna dedita alle cure domestiche e l’uomo a lavoro per sostenere la moglie e i figli, qui, viene stravolto: Nicole è ambiziosa quanto Charlie, e quando racconterà al suo avvocato i motivi della separazione, spiegherà che questa nuova offerta di lavoro poteva essere l’occasione che desiderava da una vita intera, “un pezzetto di terra tutto suo”, nel quale il marito Charlie non c’entrasse nulla.

Stessa cosa che aveva pensato alla nascita di Henry: quella di aver ottenuto finalmente una cosa che fosse tutta sua, ovviamente sbagliando. Questo perché, a detta di Nicole, anche i mobili della casa sono tutti a gusto di Charlie.

Il film mette in scena la parabola della coppia moderna che, piuttosto che rinunciare ai propri sogni, preferisce separarsi mentre un tempo uno dei due (generalmente la donna) si sarebbe dovuto sacrificare per il benessere della famiglia.

Nicole, infatti, quando racconta del matrimonio con Charlie sostiene di essersi sempre sentita una figura secondaria rispetto al marito, come se i suoi desideri e le sue aspettative non contassero agli occhi di lui.

Noi non possiamo dire cosa sia meglio fare in un coppia: se si debba arrivare per forza a dei compromessi con la conseguenza che uno dei due debba rinunciare a qualcosa a cui tiene, o se ci si debba separare
di modo che ognuno possa perseguire i propri scopi.

Ma una cosa è certa: un matrimonio, così come una coppia, funziona solo se entrambi i partner sono sereni e appagati.

La coppia Charlie-Nicole è formata da due artisti, ma non fa differenza rispetto ad una qualsiasi altra coppia che si sta separando.
Il vero dramma qui, è che la colpa del divorzio non si può attribuire a nessuno dei due in maniera definitiva: Charlie e Nicole hanno ragione e torto in egual misura. Ed è anche questo ciò che fa più male ai due personaggi, e a noi spettatori che gli osserviamo.

Sebbene i due si fossero ripromessi una separazione senza litigi, noi li vediamo accanirsi l’uno con l’altro in modo sempre più aggressivo, anche se non c’è un reale motivo per cui i due dovrebbero odiarsi così tanto.

Una delle scene più incisive del film mostra uno scontro accesissimo a casa di lui al punto che Charlie arriverà ad un esaurimento nervoso; poi durante il processo, si inventeranno entrambi delle bugie solo per mettersi in cattiva luce davanti al Giudice.

A farsi la lotta sono più che altro gli avvocati di entrambi (quello di Nicole interpretato da un’indimenticabile Laura Dern, e quello di lui prima è il megalomane Ray Liotta, e poi il sobrio Alan Alda) che volendo vincere la causa architettano ingegnose tattiche su come far apparire il proprio cliente un padre o una madre integerrimi (“Anche se” a detta di Nora Fanshaw, avvocato di Nicole: “La madre deve sempre apparire più perfetta rispetto al padre”).

Gli attori si muovono sulla scena come sul palco di un teatro: i dialoghi sono infiniti e gli ambienti ben delimitati; una camera, una cucina, la stanza di un ristorante.

Le espressioni e le reazioni fisiologiche del corpo (sudorazione, vene accentuate per la tensione, occhi arrossati per il pianto), rappresentano bene tutta la rabbia e il dolore accumulati dai protagonisti nel corso della vicenda.

La pellicola si presenta estremamente realistica, tant’è che sembra di assistere ad uno spettacolo teatrale più che ad un film.

La riflessione che ci suggerisce Storia di un matrimonio riguarda il significato dell’amore: cosa vuol dire davvero amarsi?
Andare nella stessa direzione dell’altro senza pretendere qualcosa in cambio, limitandosi a gioire per i suoi successi e a sostenerlo nei momenti difficili.

Non è certo rinfacciando le cose che si sono fatte o quelle che non si sono fatte (come Charlie rinfaccia a Nicole di averla lanciata come attrice, mentre lei di non essere più potuta tornare a Los Angeles, sua città d’origine), che ci si dimostra amore.

Forse il film ci suggerisce che per divorziare bisogna per forza passare per una fase critica. Solo in questo modo si possono buttare fuori tutte le incomprensioni e i sentimenti negativi fino a quel momento rimasti assopiti.

E solo così si può ricordare il motivo per cui ci si è messi assieme: come nella scena iniziale nella quale le parole di entrambi i protagonisti, scritte in una lettera per la terapia di coppia, descrivono i pregi l’uno dell’altra.

Parole che ritornano, come in un cerchio che si chiude, alla fine del film, quando il piccolo Henry ritrova la lettere scritta da Nicole per Charlie, e assieme al padre si mette a leggerla ad alta voce: in quelle righe ritroviamo l’origine dell’amore di Nicole per Charlie, definito come “indomito”,
amante del ruolo di padre, in particolare di tutte quelle cose che bisognerebbe odiare, come i capricci”, “è autosufficiente”, “non permette agli altri di influenzarlo”, “è molto competitivo”, “non si da mai per vinto”, “riesce a creare una famiglia con tutte le persone che lo circondano”e “si è
fatto da solo, senza agganci”.

Così come quelle scritte da Charlie per lei ( presentate solo all’inizio del film): “Nicole sa ascoltare, a volte anche troppo” “sa sempre come risolvere le questioni familiari, quando insistere oppure lasciar perdere” “è un’ottima ballerina, contagiosa” “è coraggiosa” “quando ha delle idee folli, non vede l’ora di metterle in pratica, è la mia attrice preferita”.

Fino ad arrivare alla frase che rimane più impressa, quella che conclude la lettera di Nicole: “Mi sono innamora di Charlie dopo due secondi che l’ho visto, e lo amerò per sempre”.

Emblematico che alla fine del film che parla di una separazione, la frase più d’impatto sia proprio questa dichiarazione d’amore: forse perché alla fine di tutto, possiamo decidere di scegliere noi stessi a scapito dell’altro, pur continuando ad amarlo con ogni fibra del nostro corpo.

A cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

2 pensieri su “Storia di un matrimonio, o meglio storia di un divorzio e di cosa vuol dire davvero amare

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