Tenet: recensione dello spettacolare film di Christopher Nolan

Tenet: recensione dello spettacolare film di Christopher Nolan
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Armato di una sola parola – Tenet – e in lotta per la sopravvivenza di tutto il mondo, il protagonista viaggia attraverso un crepuscolare mondo di spionaggio internazionale per una missione che si svolgerà in qualcosa al di là del tempo reale. Non viaggio nel tempo. Inversione.

La stessa parola di cui, anche noi spettatori, siamo armati andando verso il cinema: Tenet. Con tutto quello che questa oscura parola palindroma porta con sé. Il nuovo film di Christopher Nolan, la prima grande produzione hollywoodiana dopo l’emergenza sanitaria, l’agognato ritorno al’esperienza cinema.

A ciò si aggiunge il fatto che si tratta della pellicola col budget più alto dell’intera filmografia del regista londinese e che Nolan è uno dei cineasti più divisivi di tutto il panorama. Estremizzando e semplificando, o lo si ama o lo si odia ma, di certo, non lascia indifferenti. Un carico di aspettative e hype notevoli che – lo diciamo subito – Tenet non delude.

Sator Arepo Tenet Opera Rotas

Va precisato sin da subito che lo scopo di chi scrive non è, in alcun modo, quello di lanciarsi in uno spiegone; proseguite quindi la lettura senza timore di incappare – se non avete ancora visto il film – in qualche spoiler. O in qualche epifania rivelatrice.

La struttura della pellicola – semplice, ma solo in apparenza – è quella di un thriller, una spy story; il Protagonista (J.D. Washington) è in missione per salvare il mondo per conto di un’organizzazione chiamata Tenet e sventare i piani dell’oligarca russo Andrei Sator (Kenneth Branagh). Questi vorrebbe appropriarsi di dispositivi che – usati per scopi criminali – porterebbero a qualcosa di peggio di un olocausto nucleare.

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Il Protagonista lavora fianco a fianco con l’informatore Neil (Robert Pattinson) e con la moglie di Sator, Kat (Elizabeth Debicki), pedina fondamentale della scacchiera. Un canovaccio semplice, se non fosse che la storia si innesta in un contesto in cui una tecnologia ha reso possibile l’inversione temporale.

Tenet è una delle cinque parole contenute nel quadrato del Sator, un’iscrizione latina dal significato enigmatico in forma di quadrato magico. Sator Arepo Tenet Opera Rotas: la giustapposizione di queste parole, in quest’ordine preciso, genera una frase palindroma. Una frase che rimane identica letta in qualsiasi direzione (da destra a sinistra, dal basso verso l’alto e così via).

Christopher Nolan “gioca” col quadrato del Sator per tutta la durata del film. Dal titolo, al nome del villain, passando per diversi altri riferimenti (nomi, luoghi) che scoverete durante la narrazione. Non solo, il cineasta britannico mutua dal quadrato anche la struttura stessa del film; stratificata, enigmatica, palindroma.

Un gioco ambizioso e complesso, quello di Nolan, inserito nell’ambito di quella che è la maggior “ossessione” che permea tutto il suo cinema: il tempo. Un tempo che qui è scomposto, manipolato, distorto e invertito. Ed è nelle scene d’azione che questo gioco diventa sublime.

Adrenalina

Le scene d’azione in Tenet sono una vera e propria gioia per gli occhi, così come per tutti gli altri sensi dello spettatore. Le quattro macro-sequenze principali valgono, da sole, il prezzo del biglietto. Si tratta della sequenza d’apertura nel teatro dell’opera di Kiev, della rapina all’aeroporto di Oslo, dell’inseguimento in inversione e quella dello scontro finale.

Le sequenze d’azione sono il miglior inveramento della dichiarazione di intenti principale di Nolan in Tenet: intrattenere lo spettatore con uno spettacolo a 360°. Pompare adrenalina per due ore e mezza; spingerlo a godere di ciò che accade.

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D’altra parte, in una delle primissime scene del film, è proprio uno dei personaggi a rendere esplicito l’invito di Nolan quando dice al Protagonista: “Non cercare di capire, sentilo”. Se ci si focalizza troppo sul comprendere ogni singolo passaggio, si rischia di perdersi il meglio dell’esperienza.

Va detto che effettivamente in qualche punto i classici spiegoni – tipici dei personaggi di Nolan – risultano un po’ confusi e oscuri. Concentrarsi sul quadro generale e non sui dettagli permette invece di lasciarsi trascinare dallo spettacolo – di sentirlo, appunto. E così facendo sarà anche molto più semplice non perdere il filo della narrazione.

Un elemento imprescindibile per godere dell’esperienza Tenet è la magnifica colonna sonora firmata da Ludwig Goransson. Nolan interrompe il lungo sodalizio col suo storico compositore Hans Zimmer, già impegnato con Dune di Denis Villeneuve; il risultato di questa collaborazione è un connubio di piacere, emozione e intensità dall’inizio alla fine.

Nuova collaborazione anche sul fronte del montaggio: non più Lee Smith (fedele montatore di Nolan da Batman Begins) ma Jennifer Lame, nota soprattutto per il suo lavoro con Noah Baumbach. E il montaggio è un’altra delle chicche del film. Alle prese con quello che senza dubbio è uno dei montaggi più complessi della storia, Lame non sbaglia un colpo.

Gli attori

Se John David Washington se la cava alla grande nei panni del Protagonista, Robert Pattinson è letteralmente perfetto. Nell’immaginario di molti, Pattinson è ancora l’Edward Cullen di Twilight e ne paga lo scotto. Niente di più sbagliato: il futuro interprete di Batman è uno degli attori più talentuosi sulla scena. E in Tenet ne dà l’ennesima conferma; spalla carismatica e magnetica, forte anche della scrittura del suo personaggio.

Un po’ più sottotono e meno incisiva la performance di Elizabeth Debicki. Il suo è un personaggio certamente affascinante, ma l’attrice non riesce a rendere giustizia ai tormenti della sua Kat con una prova di grande eleganza e misura, ma troppo sfuggente. Kenneth Branagh, dal canto suo, è una vera e propria garanzia e anche in Tenet le sue doti interpretative vengono fuori al meglio.

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Ne vale la pena?

La risposta è senza ombra di dubbio sì. Non solo, per apprezzarlo al meglio e per entrare nel complesso meccanismo del film vale la pena andare al cinema più volte. Tenet è uno di quei film che si imprimono nella mente dello spettatore lasciando un segno, saziandolo.

Sicuramente il film più spettacolare di sempre di Christopher Nolan, il consiglio è quello di lasciarsi trascinare raccogliendo l’invito a non cercare a tutti i costi di capire, ma a sentire. E a discuterne. Perché il bello del Cinema (e dei registi come Nolan) è anche questo.

a cura di
Anna Culotta

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