Marlene Kuntz – Vidia di Cesena – 5 Ottobre 2019

Marlene Kuntz – Vidia di Cesena – 5 Ottobre 2019
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“Lascia che ti vomiti un’onda di parole: MA-MA-MARLENE è la migliore! Piegati a novanta, io monto la tendenza, fammi entrare nell’intellighentia”.
Qualcuno dal pubblico urla le strofe di M.K. per chiamare i Marlene Kuntz sul palco. Dopo il sofferto annuncio della cancellazione del tour estivo a causa di una tendinite che ha colpito Luca Bergia, questa data al Vidia di Cesena ha radunato moltissimi dei fan della prima ora, quelli che, vent’anni fa sotto il palco, intonavano tutti i pezzi di Ho ucciso Paranoia.
Quando l’album uscì io avevo 15 anni e ancora non conoscevo i Marlene, ma qualche anno più tardi, Ho ucciso paranoia girò spesso e volentieri nel mio lettore cd. Loro, così come altri gruppi di quella scena musicale italiana, mi hanno accompagnata durante tutta la mia adolescenza, senza mollarmi mai fino ad oggi. È quindi scontato dire che questa sera volevo fortemente essere qui a godermi lo spettacolo.

Il tour prevede un doppio concerto, un live acustico e uno elettrico, con una vera e propria scorpacciata delle più belle canzoni del gruppo, da Catartica ad oggi. Soprattutto però si tratta di una doppia celebrazione: dei trent’anni di carriera del gruppo e dei vent’anni di Ho Ucciso Paranoia.

Poco prima dell’inizio del concerto il pubblico è abarbicato in ogni angolo del locale. Quando Cristiano Godano, Riccardo Tesio, Luca Bergia, Luca “Lagash” Saporiti e Davide Arneodo salgono sul palco senza tanti preamboli prendono gli strumenti in mano e si mettono in posizione. Il live acustico parte con Lieve. Dopo i primi pezzi, Godano tranquillizza quelli che temono non ci saranno bordate: “arriveranno” ci dice, “queste sono bordate di altra natura”. E ha ragione: la parte acustica del concerto è una carezza, un bicchiere di vino rosso in una fredda serata d’Inverno. Scalda il cuore. Ma è anche un’occasione per ascoltare brani come La lira di Narciso o Osja, amore mio, in una veste diversa. Quest’ultima canzone, ispirata alla figura del poeta russo Osip Ėmil’evič Mandel’štam, ovvero Osja, è scritta dal punto di vista della moglie Nadežda che, ci spiega Godano, durante gli anni di lontananza dal marito vittima delle grandi purghe staliniane, decise di imparare a memoria tutte le sue opere, per conservarle nel tempo.

Quando arriva il momento di Bella Ciao il pubblico si lancia in un’ovazione ed è piacevole sentire l’intero locale cantare insieme questa canzone popolare diventata simbolo di liberazione in tutto il mondo. La sensazione che ho è che tutti siamo esattamente dove vogliamo essere, loro sul palco e noi qui sotto. Il rock italiano, ma soprattutto la libertà, non sono ancora morti.

Il live acustico termina con due brani da Uno: Fantasmi e Musa. I miei preferiti di quell’album, non sempre apprezzato come si deve dai fan più “duri e puri”. Durante questi pezzi, così come nell’intera serata, l’intesa all’interno del gruppo è evidente. Godano e Tesio si guardano spesso, così come gli altri. L’età non li ha scalfiti e, se sono ancora qui dopo tutti questi anni, è anche grazie a questa intesa che da sempre li accompagna sul palco.

I Marlene salutano il pubblico, annunciando che da lì a pochi minuti sarebbero tornati per la seconda parte del concerto, quella elettrica.

Ho giusto il tempo per metabolizzare l’acustico che arrivano le chitarre, Dio le benedica. Si parte con L’odio migliore, e poi via, con una furiosa cavalcata che ripercorre tutti i pezzi di Ho ucciso Paranoia. L’album viene risuonato per intero, tranne un pezzo: Il Naufragio.

Fin da subito il discorso è chiaro: dalle casse si alza un muro di suono che spettina noi delle prime file. Ma d’altronde quando il noise chiama, i Marlene rispondono. Godano non solo suona, ma possiede la chitarra, ne distorce il suono, ci si rovina sopra le dita e letteralmente ci fa l’amore.
In questi anni, dove le chitarre sembrano essere in via d’estinzione, i Marlene sono una sicurezza, una delle poche.
Già dopo le prime canzoni Godano è zuppo di sudore, mentre canta con rabbia d’altri tempi. Lui è indubbiamente uno di quegli animali da palcoscenico che quando parla, suona o urla conserva sempre la sua classe innata.

Se sul palco è un delirio di noise e luci, sotto l’atmosfera si scalda, esattamente come accadeva nei concerti dei Marlene di dieci, quindici anni fa.
Parte Questo e altro, e tutto il pubblico canta “Certe cose son da fare, una è detta eliminare, certe cose son da fare, la seconda è cancellare”, mentre le chitarre non hanno nessuna pietà di noi.

Come ci fa notare anche Godano, i Marlene questa sera stanno suonando particolarmente bene, sono entusiasti di essere sul palco ed è palese. Il gruppo sembra essere davvero in stato di grazia. Di concerti così, di band di questa caratura, non se ne vedono tanti da queste parti.

Un sollievo è l’ultimo pezzo di Ho ucciso Paranoia. Quello successivo è la seconda cover della serata, Impressioni di Settembre, seguita da Il Genio e La canzone che scrivo per te. Qui al Vidia i Marlene mostrano tutte le loro anime: quella matura, quella coraggiosa, quella raffinata, quella sensuale, quella oscura, quella incazzata, quella rumorosa. Non c’è che da scegliere.

Gli encore sono due, immancabili: Nuotando nell’Aria e Sonica. Quest’ultima è una delle performance più belle di un concerto che lascia polverizzati e contenti.

Al termine, il gruppo si abbraccia e ringrazia il pubblico. La ragazza di fianco a me scavalca la transenna, sale sul palco e dopo aver bussato sulla spalla di Godano gli salta addosso, lui la solleva e l’abbraccia. Il sorriso di riconoscenza che ci mostra è quello di qualcuno che ha capito, in questi anni, che non bisogna mai dare nulla per scontato, ma anche quello di chi è riuscito a catturare l’amore del suo pubblico, senza lasciarlo più andare.

A cura di:
Daniela Fabbri

Foto di:
Mattia Celli

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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