Il Re del Pop, Michael Jackson arriva al cinema! Noi di The Soundcheck abbiamo visto il film in anteprima e ve ne parliamo qui, in questo articolo
Michael, il biopic su Michael Jackson, arriva al cinema a partire da oggi 22 aprile, distribuito da Universal Pictures.
Rappresentazione cinematografica della vita e dell’eredità di uno degli artisti più
influenti che il mondo abbia mai conosciuto, la pellicola racconta la storia di Michael Jackson al di là della musica, ripercorrendo il suo percorso dalla scoperta del suo straordinario talento come leader dei Jackson Five, fino alla sua ascesa come artista visionario, la cui ambizione creativa ha alimentato una ricerca incessante avente come obiettivo quello di diventare il più grande performer del mondo.
Sono gli anni ‘60 quando in una casa di Gary, in Indiana, i piccoli fratelli Jackson iniziano a cantare nel salotto di casa guidati dal padre, Joe Jackson. L’uomo, fin da subito, riconosce le potenzialità del gruppo e, soprattutto, del suo più piccolo componente, Michael, che ha un’energia e una voce incredibile.
Michael, però, è l’unico dei cinque a ribellarsi, cercando la sua libertà e volendo vivere la sua infanzia come un bambino normale. Questo crea da subito conflitti con il padre-padrone, che lo punisce a suon di cinghiate.
Per la sue determinazione e smania di successo, l’uomo organizza ben presto concerti per i Jackson 5, in piccoli pub prima e palchi molto più grandi dopo. Assistiamo così all’ascesa vertiginosa di questi giovani ragazzi con il ritmo nel sangue.

Si vola veloce e si arriva negli anni ‘80, quando Michael si è già separato artisticamente dai fratelli, combattendo sempre contro il padre, ma affidandosi a persone stimate come il suo bodyguard di sempre e il suo avvocato John Branca.
La fama dell’artista in tutto il mondo è pazzesca, con scene di ilarità fuori casa, nelle strade e, ovviamente, ai concerti.
Il comparto tecnico
Dal punto di vista tecnico, la fotografia è studiata nei minimi dettagli: tutte le scene degli show e delle esibizioni sono ricostruite con leggiadria, tra pailettes, luccichii e colori sgargianti, mentre quelle della vita privata agli inizi del film presentano un’ambientazione più anni ‘60, seppur non eccessivamente.
Risulta evidente in molte – troppe – scene la presenza massiccia della CGI, che stona un po’ con il periodo.
Avrei preferito una resa visiva più “vintage”, con immagini meno perfette e patinate, ma magari anche più “sporche” e granulose, come sono effettivamente le immagini dell’epoca nei ricordi di chi li ha vissuti o li ha conosciuti attraverso foto e video.
L’uso massiccio della CGI rende alcuni frame davvero troppo finti, dando allo spettatore l’impressione di trovarsi proiettato all’interno in un videogame e non di star assistendo alla visione di un film con attori reali (anche se ovviamente tanti dei pets presenti non sono in carne ed ossa, come la scimmietta, non resa sicuramente al meglio).
I costumi indossati dagli attori, invece, sono splendidi e gli abiti di scena di Michael sono ricostruiti alla perfezione, così come il trucco e le cicatrici. Quindi, un super sì di approvazione per il reparto di trucco-parrucco e di styling!
Fantastica anche la ricostruzione del making of del videoclip di Thriller, con tanti incredibili zombie e un’atmosfera… da paura!

La prova attoriale
Approvata anche la performance degli attori.
Ad interpretare Michael è proprio suo nipote, Jaafar Jackson, al suo primo ruolo in uno degli esordi cinematografici probabilmente più complicati e rischiosi di sempre.
La sua performance è incredibile e, grazie alla genetica (e anche a un po’ di make up), la somiglianza con lo zio è innegabile, giovando sicuramente alla resa della messa in scena.
Sorprendente anche la prova attoriale di Juliano Krue Vald, che non è da meno nei panni del giovanissimo Michael all’epoca dei Jackson 5.
Ottima anche l’interpretazione di Colmar Domingo, il padre dell’artista, che per tutto il film ricopre la figura dell’antagonista e del “cattivo”.
Nel complesso tutti gli attori, anche quelli secondari, risultano estremamente convincenti.
L’assenza di Janet
Non passa però inosservata un’assenza molto importante: quella di Janet Jackson, la minore dei fratelli e anche la più vicina a Michael, che non ha voluto essere presente nel film e che, oltre a non essere mai citata, non compare mai nemmeno di sfuggita.
Considerando quanto Michael e Janet fossero legati, la sua assenza nel biopic sul fratello rende il film incompleto e quasi inaccurato.
Come anche altri elementi.
Nel film Michael legge e ammira spesso il suo libro preferito, Peter Pan, e anche in età adulta guarda cartoni animati in tv. Ha un animo molto sensibile e fa spesso visita a bambini meno fortunati, regalando loro giocattoli ma donando anche grosse cifre economiche ad ospedali.
Durante la pellicola, però, non viene affrontata la questione del suo Neverland, la residenza-parco giochi da cui poi sono scaturite tante accuse e polemiche.
Il lungometraggio termina prima ( “tagliato” volutamente dalla famiglia Jackson) e arriva all’apice del primo concerto da solista del Bad World Tour di Michael, nel 1988.
Le luminose luci della ribalta, prive delle sue ombre
Nel complesso il film è piacevole. Per due ore lo spettatore ascolterà la musica del Re del Pop, assaporando un po’ della sua vita privata e i retroscena del successo.
Conosciamo il Michael fragile, l’icona, l’artista talentuoso e creativo, tuttavia mai ci si addentra veramente nell’anima del protagonista.

Michael è un film che non osa: va sul sicuro, punta al mito senza analizzare davvero la figura di quell’uomo complesso e problematico, per quanto indubbiamente geniale e capace di riscrivere la storia dell’intrattenimento come nessuno prima di lui.
Insomma, si intravedono le ombre, ma si cavalcano le luci abbaglianti del successo.
a cura di
Emanuela Giurano

